martedì 9 novembre 2010

10 novembre: SAN LEONE MAGNO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Celebriamo oggi la festa di
San Leone Magno, divenuto papa nel V secolo. Nel vangelo odierno, Luca racconta la guarigione dei dieci lebbrosi, di cui uno solo ringrazia Gesù (vedi Lc 17,11-19). È la seconda volta che Luca narra la guarigione dalla lebbra (la prima è in Lc 5, 12-14). Questa volta, a differenza della precedente, i lebbrosi si fermano a distanza e gridano il loro bisogno di guarigione. È il grido che sale da tante terre, anche lontane, per invocare aiuto e sostegno. Gesù li ascolta e li manda a presentarsi ai sacerdoti.
I lebbrosi vengono guariti tutti ma uno solo torna indietro a ringraziare il Signore, ed è un samaritano, uno straniero. Tutti sono stati guariti nel corpo, ma uno solo nel corpo e nello spirito: il samaritano, il quale tornando da Gesù e mostrando la sua riconoscenza non vuole allontanarsi dalla fonte della salvezza. E diviene esempio anche per i discepoli perché ogni giorno tornino ai piedi del Signore per ringraziarlo dei suoi doni.
L'evangelista sottolinea per noi l'ingratitudine: ciò che più ferisce e amareggia l'uomo e quindi è l'atteggiamento che più addolora Gesù. Il Cristo non rimane indifferente davanti ai comportamenti degli uomini nei suoi riguardi. Egli è sensibile all'amicizia, all'affetto, all'amore delle persone così come è dispiaciuto della dimenticanza, dell'ingratitudine, delle offese e ancor più dell'odio. La riconoscenza è la risposta dell'uomo che ha ricevuto il dono di Dio. Il vangelo, la fede, la salvezza sono doni da accogliere con gioiosa gratitudine.
Ma nel vangelo troviamo ancora un'altra sottolineatura: la missione corresponsabile. Gesù disse all'uomo guarito: "non sono stati mondati tutti e dieci? E i nove dove sono?" All'unico credente si chiede conto degli altri nove. Ancora oggi a noi viene chiesto: dove è tuo fratello? dove è tua sorella? cioè i non credenti, coloro che non siedono ancora alla mensa.
Nel cuore di Dio non c'è pace finché il figlio, la figlia non fa ritorno a casa. Non possiamo rispondere come Caino che respinge di essere custode di suo fratello o come il figlio maggiore della parabola del figliol prodigo, che non ravvisa nel cuore del padre la tenerezza per il fratello ritrovato, e si esclude dal banchetto di nozze.
Rileggiamo con calma questa Parola di vita e chiediamoci da che parte stiamo e preghiamo così: Signore Gesù, rendici uomini e donne di lode e di ringraziamento; che il nostro cuore trabocchi sempre di gratitudine e si effonda in rivoli di gioia verso i nostri fratelli e sorelle.

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