sabato 3 novembre 2012

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


La liturgia di questa Domenica ci conduce alla fede del popolo di Israele: "Shemà!", "Ascolta!". La preghiera del pio Israelita.
Nel Vangelo lo scriba, il custode della Legge, chiede cosa ci sta al di sopra della Legge, quale è il primo di tutti i comandamenti. Dice di tutti i comandamenti e non dei dieci, quelli consegnati a Mosè. Cosa è successo? Lo scriba non era solo il custode della Legge, ma diventava in qualche maniera il legislatore. Tanto è vero che mise sulle spalle del singolo 613 precetti che gli regolavano la vita. 
Un po' la società di oggi, con le sua fase di allarmante decadimento culturale, politico, sociale ed economico.
Il retroscena di allora è uguale a quello di oggi. La vita si presenta come un scalare la montagna. Ma per scalare la montagna ho bisogno dell'attrezzatura adatta e non confidare nelle proprie forze, nelle proprie capacità.
Scalando la montagna, si vede ancora oggi un arroccarsi su se stessi. La vita che dobbiamo affrontare ogni giorno, una vita piena di crisi di ogni genere, ci fa vedere ancora una volta un egoismo snaturato pieno di "molteplici precetti". 
L'essenziale di cui abbiamo accennato nelle precedenti festività, è assente. Manca il primato di Dio!
Se osserviamo il testo evangelico, Gesù richiama a due passi dell'Antico Testamento: Dt 6,4-9 e Lev 19,18. Attenzione, anzitutto Gesù dice che prima del comandamento c'è "Ascolta, Israele!". L'ascolto di cui si parla non è un semplice tendere l'orecchio per udire, ma è un andare, è una relazione, un mettere al centro dell'esistenza Dio amore. 
Ora quest'amore è fattibile solo nella misura in cui sono capace di mettermi in ascolto, nella misura in cui riconosco questo amore di Dio. Fin quando continuerò a fare la scalata attraverso me stesso, non arriverò mai ad amare. Qualcosa mancherà alla mia esistenza. Non potrò mai mettere al centro dell'esistenza Dio amore.
La nostra vita che parte dall'ascolto, perché la fede nasce dall'ascolto, è amare Dio e unirci a Lui, diventando per grazia ciò che lui è per natura. Diversamente saremo ciò che amiamo o ciò a cui ci siamo più arroccati.
Viviamo l'Anno della fede come un momento di grazia e non come un momento transitorio. E' un anno in cui, con tutte le proprie problematiche nate dai molteplici precetti, possiamo nuovamente riconoscere e credere nell'amore che Dio ha per ciascuno di noi in Gesù. E' un anno per abbandonare la paura e scoprirsi nuovamente figli di Dio.
In conclusione, la Parola di questa domenica ci dice di non aver paura di "amare con Dio". Senza il suo aiuto tutto è vano. Anzi attraverso la croce giornaliera arriveremo a quella Croce che conduce alla Risurrezione.
E' l'amore che conduce e porta gioia. Un mio confratello e santo per me e per tutta la Chiesa dice: "Alla sera della vita, saremo giudicati sull'amore" (San Giovanni della Croce).
Riflettiamo allora quale tipo di amore usiamo mentre scaliamo la montagna della vita!

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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