sabato 10 novembre 2012

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Quanti discorsi, quanti capovolgimenti nella vita. Chissà quanti altre cose ci chiediamo, ma senza prendere la giusta direzione.
Il Vangelo di questa domenica vuole aiutarci a prendere la direzione giusta, partendo da un lungo cammino di Gesù pieno di contrasti: con i commercianti nel Tempio (Mc 11,15-19); con i sommi sacerdoti e scribi (Mc 11,27 a 12,12); con i farisei, erodiani e sadducei (Mc 12,13-27); con i dottori della legge (Mc 12,28-37).
Diremmo noi oggi: questo litiga con tutti! Eppure in questo "litigio" si cela il volere divino, una volontà di Dio non facile da percepire. Eppure Gesù dice di fare attenzione, se no l'essenziale ci sfugge.
I nostri occhi purtroppo sono incapaci, l'attenzione va verso colui che è generoso. Ma la nostra incapacità è negativa; in questo momento il nostro cuore è pieno di invidia e non di Dio. Non è un cuore capace di amare. 
Il cuore è invidioso perché vorremmo anche noi fare lo stesso, magari essere ricchi, per poter donare.
La ricchezza non è la soluzione al dono. Donare è una parola facile, ma è un verbo che ci fa pensare ai soldi, tanto necessari per vivere dignitosamente o portare avanti un'opera. Ma in questo momento, Gesù non parla di soldi. 
Se osserviamo, nel vangelo Gesù condanna duramente i maestri d'Israele per il loro orgoglio e la loro prepotenza. La loro è solo ricchezza esteriore e non donazione, non ricchezza interiore. 
Tanto è vero che più si ha più si è incapaci di donare. Mentre la vera povertà è libertà ed è capace di donare.
I Discepoli questo ancora non l'hanno afferrato e sono ammoniti per non cadere in queste falsità e lusinghe della vita, ma a vivere in semplicità di donazione.
Simbolo di questa semplicità e donazione è una vedova e il suo obolo: ella viene presentata come il vero discepolo per antonomasia.
Nella Bibbia le vedove insieme agli orfani erano ritenute i poveri che avevano più bisogno di tutti e la loro speranza era riposta in Dio.
Questa vedova ci dice che non conta quanto ma il modo, il cuore con cui si dona. Il primo posto da vivere non è il prestigio ma il cuore.
La santità che viene tanto decantata è quel piccolo gesto pieno di cuore. La vera nostra povertà è quel gesto di bontà, quella capacità di dare, anche quando pensiamo di non possedere nulla, perché possediamo Dio e solo Lui basta! 
Preghiamo allora perché impariamo a donare, sull'esempio, sì della vedova, ma sopratutto sull'esempio di Colui che donò se stesso.
In Lui tutto ciò che riusciamo a fare con tutto il cuore ci avvicina all'assoluto di Dio.

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!

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