sabato 17 novembre 2012

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Questa domenica ci ritroviamo a riflettere sugli ultimi eventi. Ci apprestiamo a terminare il ciclo liturgico e ritorna il riflettere su questi momenti importanti della vita cristiana.
In sintesi il vangelo ci proietta oltre. Proiettarsi oltre non è annunzio di una fine, ma un celebrare il mistero di comunione con Dio, già offerto da Gesù (cfr. II Lettura). 
Attenzione, non si parla della fine del mondo ma sul senso del mondo. I problemi atmosferici (già la scienza ci dice i vari cambiamenti), le persecuzioni, le guerre ci saranno sempre e in questi giorni lo stiamo constatando insieme alle conseguenze. 
Tutto questo, forse, ci fa' entrare in crisi, ci fa allontanare dalla vita e da Dio, ma questa crisi può essere positiva se è piena di speranza.
I destinatari del tempo di questa pagina evangelica di linguaggio apocalittico, comprendevano bene quanto l'evangelista Marco stava dicendo loro. Noi oggi chissà cosa pensiamo, forse fatichiamo a comprendere, cerchiamo dei dizionari o gironzoliamo sul web per capirci e se non ce la facciamo a capire, ci piazziamo davanti al televisore, per ascoltare un programma televisivo come Mistero per renderci conto di qualcosa e scopriamo che i Maya hanno previsto per il 21 dicembre 2012 la fine del mondo. 
Ma è proprio questo il nostro appoggio cristiano?
Eppure Gesù all'inizio dice: "badate bene, che nessuno vi inganni!" (Mc 13,5). Mentre alla fine conclude con "vegliate" (Mc 13,37).
La Parola di Dio è presente nella nostra vita per rincuorarci e indirizzare la via della vita e non per risolvere enigmi. La stessa liturgia della Parola viene sintetizzata dall'antifona d'ingresso alla Messa che è piena di speranza per tutti: "io ho progetti di pace e non di sventura...".
Sappiamo già che un giorno la vita terrena cesserà, ma la fede in Dio ci porta a credere la continuità della comunione con Dio: la vita eterna. Quindi un fine e non la fine!
In questo mondo siamo un po' tutti fragili. Il vangelo cita il sole, la luna, le stelle. Ma in questo mondo fragile dobbiamo inserire anche le istituzioni, la stessa società, l'economia, la famiglia e la stessa vita del singolo.
Cosa dice in merito Gesù: "il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" (Mc 13,31). La Parola di vita è ciò che rimane. Il punto di appoggio per la nostra fragilità sarà sempre l'amore di Dio per noi e non l'idolatria, quella stessa idolatria di cui il Vangelo dice che cadrà, cesserà, avrà fine.
In questa fragilità, dobbiamo farci trovare pronti, saldi nella fede. Le prime comunità cristiane capirono subito, nella loro fragilità, lo stare saldi nella fede per questo pregavano con queste parole: "Vieni Signore Gesù!".
Era il loro incipit per continuare il cammino terreno e nel frattempo contemplare il volto del Signore in ogni avvenimento della vita, pensando fin da adesso "a quel giorno e a quell'ora" carico di attesa vigile ed operosa, riposta fiduciosamente nelle mani del Signore.
Prendiamolo anche come il nostro incipit. Ogni giorno c'è bisogno di conversione, di fede e di profezia (non come annunzio di sventura). C'è bisogno di non perdere mai di vista le ultime realtà della nostra esistenza.
L'anno della fede è un motivo per riprendere in mano il senso del nostro essere cristiani e di confrontarsi con la Parola di Dio. La stessa Parola di Dio ci dice di non scoraggiarci davanti a questo, ma di andare avanti costruendo ogni giorno il Regno di Dio.
Non ci resta che dare ascolto con una fruttuosa veglia!

Buona Domenica nel Signore a tutti voi! 



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