sabato 30 marzo 2013

DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

"Sono risorto, e sono sempre con te; tu hai posto su di me la tua mano, è stupenda per me la tua saggezza. Alleluia". Così si apre "il mattino di Pasqua" con le parole suggerite dalla Liturgia: "sono risorto"!
Anche se il Vangelo odierno presenta la risurrezione inquadrandola alla celebrazione eucaristica della primitiva comunità presso la tomba del Signore, proprio "il primo giorno della settimana", osserviamo che il mattino di pasqua è un giorno in movimento: è la fede che cammina, corre, vuole schiarirsi. Infatti, "era ancora buio", ma "la pietra era stata tolta dal sepolcro".
Buio, pietra, sepolcro. Tre parole che racchiudono la nostra vita, una vita da schiarire. In queste tre parole c'è un chiaro richiamo al nostro modo di vivere, alla nostra cecità, alla nostra incapacità di vedere, di capire, a quel "stolti e lenti di cuore" (Lc 24,25). 
Dietro a questa cecità, chiusura sepolcrale ci sta il desiderio di capire. La corsa è la corsa della fede. Una fede da condividere, da confermare. Ma non è salda, è un po' convulsa. Il segno di una pietra sepolcrale ribaltata, tolta sconvolge di buon mattino tutto il nostro essere, compreso la fede.
La morte di Gesù appare un furto e non un "togliere il peccato" nel simbolo della pietra tolta. Il Battista fin dal primo momento, indicò Gesù come Colui che toglie il peccato.
E' la fatica del credere: siamo ancora col cuore dentro il sepolcro del proprio io. Insieme a questa fatica due discepoli. Due in particolare: Pietro e "l'altro discepolo, quello che Gesù amava", anche loro corrono al sepolcro di Gesù, escono dal loro sepolcro.
Anche per questi due discepoli c'è un movimento particolare, bello e prezioso. Il movimento di una chiesa in cammino: un cammino veloce per chi ha il cuore nel petto di Gesù e un cammino lento perché si attarda ad assimilare il tutto. Questa sarà la chiesa di sempre ed è la chiesa della Pasqua, in quanto è il cammino dei conrisorti.
I segni del credere cominciano ad evidenziarsi, occorre saperli vedere con una intuizione profonda. Non basta il segno di una pietra tolta, di un sepolcro vuoto, di bende e sudario lasciati lì. Occorre comprendere la Scrittura.
Il mattino di pasqua è il giorno per comprendere la Scrittura. Il discepolo che Gesù amava, l'abbiamo visto sempre in Giovanni. Qui può essere chiunque risorge con Cristo, chiunque comprende la Scrittura. La Scrittura ha bisogno della fede per essere compresa, e la fede ha bisogno dei piccoli segni della quotidianità, dei semplici eventi che attraversano la vita che devono essere osservati con attenzione.
In questi nove versetti, viene descritta l'incertezza della nostra fede. Una fede che va alimentata. Per farlo bisogna correre, cercare, scavare nel giardino della Scrittura. Certamente troveremo un limite, come il limite di Simon Pietro ma la stessa Scrittura ci aiuta ad entrare in un mistero più grande e di riportare la grandezza di quel mistero nella quotidianità dei nostri giorni.

Buona e Santa Pasqua a tutti voi!

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