sabato 2 marzo 2013

III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Siamo alla terza domenica di quaresima e l'invito alla conversione si fa più pressante.
La Liturgia di questa domenica ci pone una serie di domande cui non possiamo esimerci (o reprimere) dal rispondere: desideriamo dal profondo del cuore la conversione? 
L'interrogativo di sempre che assilla il pensare umano e alla base di tutto: perché il male? oppure, come riscontriamo nel vangelo: che colpa avevano quei diciotto uccisi dalla caduta della torre di Si­loe? Spesso e volentieri a questa e altra domanda ne associamo ancora un'altra, quasi come uno scarica barile: dove Dio?
Sul problema del male ogni persona, di qualsiasi tempo, cerca di dare senso o risposta, cerca di rappacificare il cuore. Uomini di ogni tempo hanno cercato risposte, qualcuno ha trovato un itinerario vedendo la sofferenza non solo fisica ma che coinvolge simbolicamente corporeità e spiritualità, la "carcassa" (come descriveva il corpo Gabriele D'annunzio) e l'anima.
In sintesi, il problema non sta in dove è Dio?  Il problema sta in dove è l'uomo? 
L´uomo per natura sua è amore e chi non ama non è un uomo, è uno schiavo dei suoi istinti. C'è da chiedersi: siamo coscienti che abbiamo bisogno di un risveglio e di assumere delle responsabilità?
La parabola del fico infruttuoso vuole essere ulteriore risposta al nostro modo di pensare, vuole essere una chance per un nuovo cambiamento. La domanda questa volta può essere formulata così: sono tre anni che tengo a disposizione questo terreno e tutto ciò che è necessario per farmi produrre dei frutti, e così permettermi di realizzare la mia vita, di non essere sterile, e io in questi tre anni che ho combinato?
Quale è l'intento dell'Evangelista Luca?
Nel vangelo, l'evangelista Luca non è anzitutto interessato al contenuto della conversione (quali cose cambiare); preferisce renderci consapevoli che il giudizio di Dio è incombente e generale. I piccoli aggiustamenti non valgono più: occorre un ripensamento globale, un cambiamento che vada alla radice. Questo è il significato del termine “conversione”.
Di fronte alla parola di Gesù la risposta che si richiede è sempre quella: la conversione. I fatti più tragici (esecuzioni politiche da parte di Pilato o morti bianche in città) non debbono indurre ad un giudizio sugli altri, ma sempre e solo alla conversione: “Se non vi convertite (a Gesù) rimarrete nella morte” (3.5).
È questo il tempo della conversione! Dio ha lasciato passare ”tre anni (una vita!)” nella speranza di avere la conversione dell’uomo (fico infruttuoso). Ora siamo entrati nell’anno inaugurato da Gesù: anno di misericordia (4,17-21). 
In questo “anno di misericordia” viene data una nuova possibilità di salvezza per l’uomo. La predicazione del vangelo è la nuova e ultima via offerta all’uomo per convertirsi a Gesù e portare frutto, non tanto per sé ma per gli altri. “Se no, lo taglierai” (v. 9).
La conversione presentata dal Luca in questa parabola è una chiamata a crescere nella linea del progetto di Dio, secondo il pensiero di San Paolo: “So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù (Fil 3,13-14).


Approfittiamo di questo post per invitare tutti a pregare lo Spirito Santo "pro eligendo pontifice". Lunedì 4 marzo, i Cardinali si riuniscono. Preghiamo per loro, chiamati ad eleggere il Romano Pontefice: perché illuminati dalla grazia dello Spirito Santo, indichino un degno padre e pastore alla Chiesa, che si dedichi con tutte le forze al servizio del popolo di Dio.



Buona Domenica nel Signore a tutti voi!



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