sabato 27 luglio 2013

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Ancora una tappa nel cammino verso Gerusalemme. Gesù si ferma e alla domanda dei discepoli dona un insegnamento sulla preghiera. 
Quest'insegnamento è ben incastonato in questo clima di vacanze, di caldo... tempo in cui mandiamo Dio in ferie nonostante che Lui continua ad amarci, ad essere fedele!
“Signore, insegnaci a pregare”. Chissà quante volte abbiamo chiesto al Signore che ci insegni a pregare… cioè ad entrare nel mistero della preghiera, dentro quel rapporto intimo col Padre. 
La preghiera non è una teoria (la teoria è racchiusa nei libri), ma una pratica: si impara a pregare pregando. La si impara mettendosi alla scuola di Gesù e dei grandi maestri di vita spirituale. 
Pregare non è un recitare formule –utili anche quelle per carità – la preghiera è quel mettersi con tutto il nostro essere in trasparenza alla luce di Dio, riconoscerci per quel che siamo e, riconoscenti, avvertire il bisogno di ancorarci in lui, nel suo amore, nella sua volontà misericordiosa.
Nel Vangelo i discepoli chiedono di imparare a pregare non perché non sanno pregare, ma perché in Gesù hanno visto un nuovo modo di ancorarsi a Dio. Una nuova esperienza di vita che Gesù propone a quanti decidono di seguirlo.
Questa nuova esperienza è racchiusa nel Padre nostro. Una preghiera ben strutturata, non una formula da recitare ma un tempo propizio per l'incontro con Dio Padre, per un distacco dall’incalzare dalle cose: è riflessione, tanto necessaria per non essere travolti dagli impegni quotidiani. 
Nella preghiera del Padre nostro troviamo la valutazione di noi stessi in rapporto con Dio e gli altri.
Ecco la preghiera nella sua natura profonda: non un’attività che si giustappone all’uomo dall’esterno, ma scaturisce dal suo essere vero e reale. Non per evadere o diminuire l’impegno, ma per renderlo più cosciente e attento.
Noi decidiamo per il rovescio, accusando il sempre poco tempo per pregare poi quando arriva l’estate, il caldo pensiamo a tutt'altro  troviamo scuse legittime e nel frattempo dimentichiamo chi siamo e finiamo per dover costatare di riuscire a far molto poco di serio e di duraturo.
Vivendo ai nostri tempi, troviamo un carmelitano esemplare, il beato Tito Brandsma (di cui oggi ne ricordiamo la memoria), che riassume quella lunga e ininterrotta tradizione con queste parole. “vivere alla presenza di Dio, porsi davanti al suo volto, è una caratteristica che i figli del Carmelo hanno ereditato dal grande profeta…” e quest’eredità non è da tenere nel cassetto, ma da vivere e farla vivere. 
Quel "Signore insegnaci a pregare" non è un insegnamento su nuove formule o riti ma un chiedere come arrivare a stare alla presenza di Dio.
Per pregare bene bisogna essere innamorati della vita e quindi, ogni giorno, la preghiera deve essere nell'abbraccio, nella gioia, nel dolore, nelle necessità dei fratelli.
Sia questo per tutti noi il senso da dare alla preghiera!

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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