sabato 17 agosto 2013

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

In questo cammino estivo (anche se sta per finire), continua la lettura del capitolo 12 del vangelo di Luca. Continuano le parole importanti da parte di Gesù per noi, per la nostra vita.
Luca continua a presentarci una serie di affermazioni di diverso contenuto: tono apocalittico; idea del giudizio; della divisione interna. 
Anche nella lettura presa dal libro del profeta Geremia, troviamo questo scenario di divisione, uno smantellamento delle varie idee nazionalistiche con le quali venivano controllati il popolo. In quel contesto socio-religioso Geremia è per tutti voce libera e autenticamente contestatrice.
Forse nel periodo estivo queste espressioni sono troppo pesanti e non ci dicono nulla, non abbiamo voglia di contestare perché vogliamo stare in pace, non vogliamo essere disturbati, vogliamo prenderci il meritato riposo da tutto e da tutti... anche da Dio. Eppure è il periodo estivo in cui ci viene detto che Dio ha passione per noi, anche attraverso quelle celebrazioni mariane, come l'Assunta, dove la Vergine Maria è vista come quel roveto che arde e non si consuma. E' in questo periodo propizio che siamo chiamati a riflettere sul senso della nostra felicità, sul senso di essere cristiani oggi.
Il senso di essere cristiani, Luca ce lo riporta nel vangelo odierno, racchiuso in quel grande desiderio di Gesù simboleggiato da due segni: dal fuoco, da quella stessa passione che troviamo in Esodo, sul Sinai: "perché il roveto arde e non si consuma?" (3,1-22). Dall'acqua (battesimo) come segno di morte e risurrezione che deve attraversare.
Racchiuso in questi elementi, Gesù è quel segno di contraddizione, di divisione, di scandalo già preannunziato dal vecchio Simeone (cfr. Lc 2,34-35). 
Sembra che abbiamo un Gesù che non ami la pace ma la divisione. Invece no. Gesù è portatore di pace, perché Lui è la nostra pace e l'accoglienza della sua Parola segnerà, provocherà inevitabili separazioni in mezzo a noi perché la Parola di Dio brucia come fiaccola per ricondurre i cuori traviati.
Ricorda il rabbi Eli’ezer: "grande è la pace, in quanto Dio non si è rivelato mediante i Cherubini… ma attraverso una cosa che rappresenta la pace, come è detto: E apparve a lui il Signore attraverso una fiamma di fuoco; gli mostrò il fuoco che arde nel verde e non lo consuma e esso non consuma lui" (Mishnà. Parasha 4).
Cosa ci dice a noi tutto questo? E' facile raccogliere teologicamente gli elementi riportati dal Vangelo: fuoco e acqua, Spirito Santo e Battesimo. Ma a cosa ci esorta Gesù?
Gesù è cosciente che la scelta del vangelo porta con sé la persecuzione, sa benissimo che è una fatica essere cristiani.
Lo notiamo nella nostra stessa vita, a partire dalla mia. Vi è una tiepidezza... eppure dentro, nel più profondo di noi vi è quel calore che si chiama amore.
In questa domenica siamo chiamati a riflettere su che tipo di cristiano vogliamo essere: portatore di divisione e scandalo seguendo lo stile di Gesù oppure un cristiano tiepido?
L'esortazione ci viene anche dall'autore della lettera agli Ebrei: "tenendo fisso lo sguardo su Gesù".
Non perdiamolo di vista. E' facile perderlo ma Lui si ferma per riprendere il cammino, ma la nostra imitazione del Cristo deve essere pronta anche a raggiungere l'estremo rischio dell'amore: dare la vita.
Per vivere tutto questo, bisogna che la nostra vita sia accesa da quel fuoco che solo lo Spirito Santo dona. 
Con l'azione dello Spirito Santo, la nostra vita diventa fuoco, come la vita del profeta Elia la cui vita bruciava come fiaccola (Sir 48,1) che ravviva, scalda e motiva il nostro vivere e tutte le nostre scelte, per essere incendiari in una lotta quotidiana e a volte dolorosa, per uscire dal materialismo e dalla vita ovattata di oggi, per portare nel nostro mondo la giustizia e la carità

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!

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immagine, fonte: http://www.santamariadelsoccorso.org/litparola.htm




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