sabato 24 agosto 2013

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Il cammino verso Gerusalemme continua. Luca durante il cammino presenta sempre Gesù che non si stanca di insegnare. E' un motivo fondamentale che lo stesso evangelista vuole evidenziare per noi: camminare con Gesù.
Questa domenica sembra che ci sia una corsa. Possiamo chiamarla la corsa della salvezza. Il vangelo stesso fin dalle prime righe mette in bocca a "un tale" questa domanda rivolta a Gesù: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?".
Penso a tutte quelle volte che corriamo per risolvere qualche cosa e magari continuare a vivere più tranquilli.
Attenzione però, nella vita cristiana abbiamo una corsa, san Paolo ne parla pure (cfr. Fil 3,13-14), ma non è da paragonare agli affanni della vita. Infatti, la risposta di Gesù non riguarda direttamente la domanda appena posta, non riguarda un numero. La risposta di Gesù porta in sé un'immagine e un movimento: passare per la porta stretta.
Passare per la porta stretta ci fa pensare alle fatiche da fare. Ci fa pensare alle eventuali diete, dieta che Luca riprende al cap 14 con la guarigione dell'idropico.
Niente di tutto quello che la fantasia umana ci può suggerire. Luca anticipa quello che Gesù dirà al cap 18: "chi non accoglie il regno di Dio come bambino, non entrerà in esso" (18,17).
Da queste parole l'invito a passare per la porta stretta richiede essere come bambini. In pratica il regno di Dio è per i piccoli. Il bambino, il piccolo non fa nessuna fatica ha sempre la sua mamma insieme al papà che l'accudisce e l'aiuta: non fa nessuna fatica.
Quanta fatica facciamo nella vita per raccogliere, per presentarci belli, gonfi, idropici e poi vorremmo entrare nel regno di Dio.
L'insegnamento di Gesù è chiaro: bisogna farsi piccoli!
Abbiamo bisogno di liberarci di quella corazza che tutti i giorni indossiamo. Togliere gli eventuali chiavistelli o paletti che sempre mettiamo. Tutto ciò che Gesù definisce ingiustizia.
Il cammino che stiamo facendo è verso la croce e non verso il circo. C'è bisogno di guardarci dentro. Gesù infatti, sposta con decisione la prospettiva dal "chi" al "come".
Non la quantità delle Messe. Non la quantità delle comunioni, ma la purezza di cuore, la purezza di un bambino che ci salva. Attenzione non fraintendetemi, il banchetto del Regno è aperto a tutti, il vangelo stesso dice che "verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio". Ma c'è bisogno di lasciare i propri bagagli personali, la bravura, la presunzione, l'orgoglio spirituale. Io posso partecipare a tutte le Messe che desidero, ricevere ogni giorno l'Eucaristia ma se non accolgo dentro in piena umiltà Dio perché mi trasformi, mi cambi pensieri, emozioni, paro­le, gesti... mi faccia essere come Lui mi vuole, continuerò ad essere operatore di ingiustizia.
Il verbo usato per noi per capire a che livello siamo è "senza giustizia" (gr. adikia) che non indica solamente l’innocenza, ma una qualità religiosa e morale, designando chi vive nel corretto rapporto con Dio e trasforma l’esistenza in un atto di adesione alla sua volontà. Il Regno appartiene ai giusti di ogni tempo, cioè coloro che perseverano nella sequela.
Risuona qui quanto san Luca scrive in At 10,34-35: "Pietro allora prese la parola e disse: In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga".
L'invito è agire adesso per trovarsi la porta spalancata!

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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