sabato 12 ottobre 2013

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)




Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Ogni domenica, nella nostra vita di cristiani, si "apre" un piccolo credo. Anche questa domenica continua l'interrogativo sulla fede.
Cos'è la nostra fede? Una guarigione del corpo? La fede è un attraversare le varie situazioni della vita. Una vita dove spesso ripetiamo: "non cambia mai niente, non ci posso fare niente, non c'è niente da fare, sono tutti mafiosi, è inutile impegnarsi, etc.". C'è un passaggio dalla rassegnazione all'indifferenza.
Il brano evangelico odierno riporta un passaggio, quello di Gesù stesso. Luca dice che attraversava la Samaria e la Galilea mentre andava a Gerusalemme. Se andiamo a prendere una cartina geografica biblica, ci accorgiamo subito che, se Gesù doveva attraversare prima la Samaria e poi la Galilea per andare a Gerusalemme, stava facendo il giro dell'oca.
E' un giro dell'oca particolare, perché troviamo una situazione di vita aggrovigliata da tante situazioni e incapacità.
Papa Francesco, fin dal suo inizio di pontificato, ci ha donato tre verbi da vivere nel nostro cammino di fede: camminare, costruire, confessare.
Questi tre verbi sono racchiusi nel cammino di fede e nella preghiera che traspare dalla stessa pericope evangelica. A proposito, chiediamoci: siamo capaci di pregare? Cioè abbiamo quella capacità di vivere in comunione con Dio, oppure siamo solo in grado di dire: "Gesù, maestro, abbi pietà di noi!".
Qualcuno può dirmi anche questa è preghiera. Sì, vero ma l'evangelista Luca evidenzia che non è completa. Anzi risulta come una preghiera di interesse. Infatti, nove lebbrosi non tornano indietro a dire grazie. Questi, in qualche maniera, ci rappresentano.
Quante volte il nostro dirci cristiani è solo di facciata, non torniamo indietro per fare Eucarestia (eucarestia significa rendimento di grazie). Pensiamo che tutto sia al proprio posto eppure quei tre verbi non sono vissuti. Continuiamo a vivere nella nostra lebbra. Forse quasi quasi ci piace.
Dio ha detto ad Abramo di camminare alla sua presenza e di essere irreprensibile. Un invito che viviamo la domenica con l'andare in chiesa, cercando un orario di comodo e, una volta assolto il precetto, metto a tacere Dio e i suoi ministri.
Siamo stati battezzati e siamo divenuti pietre unte dallo Spirito Santo. Ma non costruiamo nulla. 
Di conseguenza il terzo verbo risponde: ci manca Cristo. Siamo rimasti lebbrosi. Ci interessava guarire per non sentirci emarginati.
Uno solo la pensa diversamente: un Samaritano, un'altro escluso. Sono veramente pochi coloro che la pensano diversamente. Infatti, Gesù dice che sono "molti i chiamati e pochi gli eletti" (Mt 22,14).
La fede, dono di Dio all'uomo, ha bisogno di una risposta-adesione della persona che per sua natura si manifesta in una continua crescita e maturazione.
Il Vangelo odierno invita tutti a superare la barriera della lebbra che si manifesta come un ripiego su se stessi, sul proprio peccato: un restare esclusi. La Salvezza, infatti, è per tutti.
Il Samaritano, in piena libertà, l'ha capito e non è solo viene guarito dal suo male ma è anche salvato. Gli altri nove no!
Dio ci chiama alla salvezza e alla gioia e al rendimento di grazie autentico, e ci chiede di riconoscere il suo grande amore che continuamente dona. Un'escluso l'ha fatto. Ed io? 

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!

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