domenica 6 gennaio 2008

CI ACCORGIAMO DEL PASSAGGIO DI DIO?

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Abbiamo finito con la celebrazione dell'Epifania, ma il ciclo liturgico natalizio lo chiudiamo domenica prossima con la celebrazione del Battesimo del Signore. Ancora il Vangelo ci fa' sentire l'eco natalizio del Signore (vedi Mt 4,12-17.23-25) e nello stesso tempo, l'annuncio della lieta notizia.
Gesù sale a Cafarnao ed inizia la sua predicazione in questo luogo di passaggio sorto sul confine, sulle rive del lago di Tiberiade. Siamo nel territorio di Zabulon e Neftali, luogo abitato dalle omonime due tribù di Israele, un territorio di frontiera, guardato con sospetto dai puri di Gerusalemme, luogo in cui si mischiavano credenze e riti, culture e lingue e lì Gesù inizia la sua predicazione, dai confini della storia. Dio è sempre così, preferisce i discoli ai bravi ragazzi, invita i primi della classe ad uscire e sporcarsi le mani, obbliga chi lo segue ad andare verso le inquiete frontiere della storia, piuttosto che serrare i recinti delle false certezze della fede. Dio è così, ama il rischio, vuole sporcarsi le mani, parte ad annunciare il Regno là dove nessuno lo aspetta, né lo desidera. E così può deve diventare la comunità cristiana, capace di uscire dalle chiese per ridare Dio al popolo, per condividere con esso il cammino. Gesù sceglie di abitare, di condividere tutto con questi abitanti, porta la luce, dona testimonianza.
Cercate di non fraintendermi: la nostra fede deve uscire dalle nostre chiese, Dio è stanco di essere venerato nei tabernacoli e di non riuscire ad entrare nelle nostre quotidianità, stufo di essere tirato in ballo nei momenti "sacri" ed essere estromesso dai luoghi dell'economia, della politica, del divertimento. Cristo è nato per il nostro quotidiano, per il nostro vissuto: vuole incontrarci nel vero di ciascuno. E l'annuncio è brucia dentro: "convertitevi perché il Regno si è fatto vicino". Sì, è il Regno ad essersi avvicinato, è lui, Dio, che prende l'iniziativa, a noi di accorgerci, di girare lo sguardo (convertirsi, appunto). Convertirsi, uscire dalle proprie abitudini, dalle opinioni correnti, per discernere i segni del regno già presente e che viene. Apriamo le finestre del nostro cuore per lasciare entrare la luce di Dio.
Dio non esordisce con qualche reprimenda morale, con qualche sensato discorso teso a suscitare pentimento e cambiamento di condotta. Lui, lui per primo si offre, si dona, rischia. Dice: "io ti sono vicino, non te ne accorgi?" Accorgersi significa davvero mollare tutto, lasciar andare i molti affari, le molte cose, per recuperare l'essenziale, come Pietro, come Andrea, che diventano – finalmente – pescatori di uomini. Il Regno è la consapevolezza della presenza entusiasmante e sorridente di Dio. Il Regno è là dove Dio regna, dove lui è al centro. La grande Epifania è seguita dalle molteplici epifanie della nostra vita, dalle diverse manifestazioni del Signore, che vanno dalla guarigione spirituale al riconoscimento della presenza, in ogni sacramento. Siamo tra la folla che accorre al lieto messaggio, o rimaniamo sulla riva, indifferenti al suo passaggio?

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