mercoledì 19 marzo 2008

CRISTO CI AMA PER SEMPRE!

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!

Siamo arrivati al Giovedì Santo ed è con la Messa di quest'oggi che inizia il Triduo pasquale perché si fa memoria dell'ultima Cena in cui il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, amando sino alla fine i suoi che erano nel mondo, offrì a Dio Padre il suo Corpo e Sangue sotto le specie del pane e del vino e li diede agli Apostoli in nutrimento e comandò loro e ai loro successori nel sacerdozio di continuarne l'offerta.
Gesù trascorre le ultime ore della sua vita terrena in compagnia dei suoi discepoli (vedi Gv 13,1-15). Gesù manifesta un amore straordinario per gli apostoli, impartendo loro insegnamenti e raccomandazioni. In queste ultime sue ore istituisce l'Eucarestia, facendo dono di sé offrendo il suo Corpo e il suo Sangue sotto forma di pane e di vino perché diventassero cibo spirituale per noi e santificassero il nostro corpo e la nostra anima.
Due sono i pilastri di questo grande evento della nostra fede cristiana. Il primo è la consapevolezza di Gesù che "l'ora sua", quella per cui è venuto al mondo e incontro alla quale ha mosso lucidamente tutti i suoi passi, è scoccata; è l'ora di glorificare il Padre dando la vita perché chi accetta di credere in lui sia salvo. Il secondo pilastro riguarda la misura dell'amore che, in Gesù, è quella di essere senza misura. Ci ama infatti fino all'estremo limite. Oltre non si può andare! La Cena si ripete nei secoli. Infatti Gesù ha investito gli apostoli e i loro successori del potere e del dovere di ripetere la Cena eucaristica nella santa Messa. Per noi si apre una finestra in questo giorno particolare, e ogni qual volta partecipiamo all'Eucarestia, riviamo quanto Gesù visse insieme ai suoi discepoli in quelle ultime ore.
In questo giorno particolare, anche noi, come il giovane discepolo Giovanni poggiamo il capo sul petto di Gesù, di poter amare Gesù in modo tale che egli ci permetta di appoggiarci al suo petto e di sentire i battiti del suo cuore pieno d’amore; di giungere al punto che il nostro amore si unisca al suo in modo che possiamo dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

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