martedì 16 dicembre 2008

TRA MOLTI NOMI, ANCHE IL NOSTRO!

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!



Con questa giornata iniziano le "Ferie di Avvento", che ci preparano più direttamente al Natale del Signore. All'Alleluia che introduce il Vangelo si intona una delle antifone che cominciano con l'acclamazione "O": lo stupore di fronte a Cristo che viene, diventa invocazione ammirata di lode. Insieme con il profeta Isaia, ci accompagneranno altri testi dell'Antico Testamento, mentre i Vangeli dell'infanzia, nel racconto di Matteo e Luca, ci introdurranno all'evento del Natale del Signore Gesù.
Il Vangelo di quest'oggi ripercorre la genealogia di Gesù (vedi Mt 1,1-17). Matteo, attraverso un lungo elenco di nomi, vuole condurci a scoprire la centralità di Gesù, "figlio di Davide, figlio di Abramo". Egli ha scritto il suo Vangelo per una comunità composta da persone provenienti sia dall'ebraismo che dal paganesimo. Con i due titoli dati a Gesù, "figlio di Davide" e "figlio di Abramo", vuole spiegare ai due gruppi che Gesù è il compimento della promessa di Dio per entrambi. La tavola genealogica attraversa la storia di Israele sino a giungere a "Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo".
Gesù non vive al di fuori della storia, ne è anzi il compimento. In lui tutte le generazioni trovano conforto e salvezza; non appartiene a una sola cultura, o a una razza o a una sola civiltà. Non a caso nella lista genealogica entrano anche alcune donne pagane, come Racab e Rut, oppure donne che sono macchiate di colpa come Tamar e la moglie di Uria. Gesù è il "re" d'Israele e di tutti i popoli, è colui che salva e redime, è il culmine della storia.
In questo lungo (e forse noioso) discorso viene evienziato dall'evangelista Giuseppe, lo sposo di Maria. È lui l'anello che ricollega Gesù a Davide, ma Gesù non è da lui generato. Giuseppe lo riceve da Maria. Ma anche Maria non è colei che "genera", bensì colei dalla quale è nato Gesù". Maria è la via che Dio ha scelto per attuare il suo disegno, l'arca santificata dallo Spirito in cui Egli ha preso dimora, ma Colui che la "abita" non viene da lei. Di suo ella ha messo la disponibilità, il "sì" che l'ha resa madre, ma Gesù resta dono per lei, per Giuseppe, per ogni uomo. Dono di Dio! Dono mai ritrattato, che, oggi, il Natale torna a riproporci.
In quell'elenco perciò possiamo inserire anche i nostri nomi e quelli dei nostri cari o di chi incontriamo. Nomi di santi e di peccatori che si intrecciano, proprio come in quella che ha preceduto l'avvento del Signore, perché Gesù non ha scelto di far parte di una èlite di privilegiati. È il "figlio dell'uomo", di ogni uomo che, come Giuseppe e come Maria, sappia dire il suo "sì", spalancando il cuore all'accoglienza umile, impegnata, fiduciosa. Il Signore Iddio ha scelto di camminare con noi: Gesù è davvero l'Emmanuele, Dio con noi. E la storia tornerà ad attingere a quell'inizio, totalmente inedito, da cui ha preso il via un'era nuova: quella che ogni cuore attende e desidera e che è sospesa a quel "sì" che oggi può fiorire solo sulle tue labbra. Fermiamoci allora a riflettere su questa Parola di vita. Rivediamo dentro di noi Giuseppe e Maria e preghiamo così: Signore, Figlio di Dio e figlio dell'uomo, che hai scelto di coinvolgerci nel tuo progetto di salvezza, rendimi docile e disponibile per quanto vorrai operare in me e attraverso di me. Donami il coraggio di pronunciare quel "sì" che tu attendi per renderti presente là dove sono chiamato a vivere e ad operare.




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