sabato 3 gennaio 2009

RI-CONOSCIAMO DIO

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Siamo arrivati alla II domenica dopo Natale. Il clima ancora è natalizio anche se tra qualche giorno ritorna il proverbio: "Epifania, ogni festa porta via". Ma certamente a noi qualcosa ancora rimane, come la tenerezza di un presepe, il calore dello stare insieme, in famiglia, con gli amici.
Ebbene, la Parola che questa domenica risuona ancora di quanto ci ha portato il 25 dicembre. Ma questa volta vuole cogliere la nostra attenzione, vuole che noi puntiamo lo sguardo verso l'infinito, vuole che guardiamo la tenerezza di un presepe con gli occhi di Dio.
Che c'entra? direbbe qualcuno. Il Vangelo ci ricorda ancora una volta che "Il Verbo si è fatto carne".
Queste parole nascondono una profondità che non finiremo mai di scoprire. Sono parole che ti portano dritto dritto nel grande mistero di Dio. Immaginiamoci di essere in montagna, in cima al monte, in vetta, e guardi l’infinito. C’è sempre qualcos’altro da vedere e c’è sempre qualcosa che ti sfugge; i tuoi occhi non finiscono di meravigliarsi e nello stesso tempo sono consapevoli che vedono ben poco.
E' l'aria del Natale: c'è sempre qualcosa da vedere e c’è sempre qualcosa che ti sfugge. Eppure la Parola di Dio si manifesta, come può sfuggirci? E' la vita che è adombrata, un vita fatta di luce ed ombra dove il cammino va fatto in due.
Il prologo dice che il Verbo si è fatto carne (basar). Questo vuol dire che il nostro corpo è immagine, somiglianza di Dio. Il nostro corpo, la nostra forma ci parla di Dio, ci rivela dei principi, ci rivela un senso profondo: l'incarnazione.
Il Verbo si è fatto carne vuol dire che Dio è concreto, realtà. Solo un Dio incarnato nella terra ci può dire: ma com’è possibile che l’uomo avveleni l’aria, distrugga le foreste, faccia della terra e del cielo una discarica, butti acidi, concimi, diserbanti nell’acqua che tutti beviamo, costruisca cibi transgenici che ci fanno morire e inquini l’ambiente? Ma come è possibile? Solo un Dio incarnato si prende a cuore la terra. Solo un Dio incarnato nella società può dire: ma come fa l’uomo a lasciare libero il mercato, lasciare la globalizzazione selvaggia? Ci sono regole su tutto: sulla velocità, su quando si portano fuori i cani, se fumare o no nei locali, e non ci sono regole sul lavoro, sul mondo economico, dove uno fa quello che vuole. Ma è come legittimare, invitare al ladrocinio: quello che posso fare, lo faccio, con tutti i mezzi e i modi. Come fa l’uomo a permettere il divario economico del mondo. Come fa a giustificare lo sfruttamento economico di milioni di persone. Se Dio è in cielo, cosa gli interessa di tutto questo? Facciamo delle belle liturgie, delle belle messe, ma cosa ha a che fare con noi tutto ciò? Solo un Dio incarnato può dire: “No, mi sta a cuore”; “E’ ingiusto”; “Io non ci sto”. Solo un Dio incarnato nella vita può dire: basta con tutti questi paroloni su Dio, su Cristo. Se volete che lo capiamo, parlateci chiaro, parlateci semplice, parlateci capibile, parlateci al cuore. Se vuoi farti capire da tuo figlio gli parli con il linguaggio che lui può capire, altrimenti sarai un mistero per lui, sarai incomprensibile. Se Dio è solo nell’alto dei cieli ciò che conta è trovare parole altisonanti per esprimere la sua gloria. Ma se Dio è qui in terra, non scrivo per esaltare Dio, ma perché tu lo possa capire (magari insieme). In-carnazione vuol dire che Dio è qui. Cioè: o lo trovi nel corpo, nel volto, nelle mani, negli occhi, nella sessualità, nella natura, nella debolezza e nella forza, nella storia, nella vita o non lo troverai in realtà da nessuna parte. Dio non si conosce (mente). Dio si ri-conosce (cuore). Lo puoi vedere in tutto o in niente. Dipende dai tuoi occhi.




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