mercoledì 19 agosto 2009

20 Agosto: San Bernardo

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!


Il vangelo di oggi, nella festa di san Bernardo, narra la parabola del banchetto che si trova in Matteo ed in Luca, ma con differenze significative, procedenti dalla prospettiva di ogni evangelista. Lo sfondo che conduce i due evangelisti a ripetere questa parabola è lo stesso. Nelle comunità dei primi cristiani, sia Matteo che Luca, continuava ben vivo il problema della convivenza tra i giudei convertiti ed i pagani convertiti. I giudei avevano norme antiche che impedivano loro di mangiare con i pagani. Anche dopo essere entrati nella comunità cristiana, molti giudei mantenevano l'usanza antica di non sedersi alla stesso tavolo con un pagano (vedi Mt 22,1-14).
Il Signore prepara un banchetto per tutti gli uomini, ma ognuno di noi, talora interi popoli, preoccupati solo dei nostri affari, non consideriamo l'invito che ci viene rivolto e disprezziamo i doni che ci vengono proposti. La difesa dei nostri personali interessi ad ogni costo e a qualunque prezzo, ci allontana dalla pace e dalla fraternità.
Il banchetto è organizzato da un re per le nozze del figlio. Quella delle nozze è una delle metafore bibliche ricorrenti per descrivere
l’alleanza tra Dio e il suo popolo.Il carattere fortemente nuziale di tutta la scena (il termine greco gàmos, nozze, viene riportato per ben cinque volte ai vv. 2.9.10.11.12) evoca il grido dell’Apocalisse: “Ecco, sono giunte le nozze dell’Agnello” (Ap 19,7). Le nozze dell’Agnello rappresentano la volontaria immolazione di Gesù, con la quale Egli ha inaugurato il suo Regno. C’è dunque un forte legame con la Pasqua e quindi con l’Eucaristia. La condizione del servizio, nella Pasqua, è la condizione di chi si lascia servire, di chi si lascia salvare. Gesù chiederà questo atteggiamento nell’ultima cena.
In fondo, cosa chiede questo Padre? Chiede unicamente di essere partecipi alla condizione del Figlio, ci chiede di essere partecipi della nuzialità del Figlio, che si manifesta attraverso il dono della sua vita sulla croce per tutta l’umanità. Non possiamo smarrire questa priorità, anche se spesso la nostra vita è piena di pregiudizi. Se il nostro cuore è aperto all’ascolto assetato e affamato dell’umanità, dove deve risuonare la parola oratrice di giustizia e fraternità del Dio che si fa povero con i poveri, se questa passione entra come urgenza dentro di noi, neanche per un istante dobbiamo attardarci a lamentarci, a guardare le piccole o grandi (per noi) avversità che entrano nel quotidiano. Respirare futuro dandoci e stringendoci subito la mano, perché il Signore ci vuole liberi per sentire anche l’urgenza del Vangelo di oggi. Il banchetto è pronto e la stanza è comunque affollata. Perché i privilegiati lo hanno trascurato, ma dai crocicchi delle strade sono arrivati in tanti. E’ tutta quella folla che preme, che cerca (a volte non può neppure cercare) un frammento di dignità. E’ questa folla che ha volti, tensioni e attese. Non possiamo attardarci su noi stessi. Quante piccole o grandi durezze ci rendono un po’ sordi. Il Vangelo di oggi è anche per ciascuno di noi. Ed allora dobbiamo avvertire che questa speranza e invito è dono gratuito e l’abito che ci è chiesto è quello della gratitudine, del canto del Magnificat come Maria ha proclamato.
Imparando ad amare veramente, ricordando quanto dice Teresa di Lisieux: “La malattia dell’amore non si guarisce che con l’amore”.
E questo è l’abito nuziale che il Signore ci chiede.

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