sabato 21 giugno 2014

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)

Un caro saluto a te che leggi quanto scrivo!




Celebriamo la solennità del Corpo e Sangue di Cristo. Una festa i cui simboli, molto semplici, sono i frutti del lavoro: pane e vino.
In questi segni semplici è racchiuso tutto l'amore di Dio per noi. Pane e vino sono gli alimenti che sostengono il nostro vivere quotidiano. Gesù che si fa pane e vino, si fa eucarestia, dona se stesso, ogni giorno, sull'altare dell'uomo ma alimento per la vita eterna.
Ogni giorno siamo chiamati a vivere questa esperienza di fede, a lasciarci sfamare, non di manna che porta al fallimento, alla morte ma a lasciarci nutrire dal Signore per costruire la nostra vita spirituale, la nostra vita eterna. Ancora oggi, questo non è facile a capirsi! Infatti, non sempre ci lasciamo nutrire dal Signore. Ci comportiamo come gli Ebrei che vagavano nel deserto pensando ai vari cibi dell'Egitto, pensando "come si stava bene quando si stava peggio".
Come sappiamo, però, ogni tavola imbandita ha un sapore diverso dall'altro. E noi abbiamo perso il sapore di Dio, pensiamo che con Lui si stia peggio e cerchiamo sempre quello che ci fa comodo, quello più facile, le cose più saporite della vita che sono di un momento e che conducono alla morte. Eppure il profeta Isaia più volte ci ha ricordato: "il Signore degli eserciti preparerà su questo monte un banchetto di grasse vivande, per tutti i popoli, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati" (Is 25,6). Cioè quel banchetto dell'alleanza, quel pasto sacro che nella Bibbia significa la comunione che si instaura tra Dio e i presenti, i quali sperimentano al tempo stesso una profonda comunione reciproca.
Questa domenica Gesù ricorda lo stesso banchetto con queste parole: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui". Cristo ancora oggi offre quest'alleanza, offre se stesso all'uomo che sta morendo nella grettezza dei beni di consumo, offre un cibo diverso e una bevanda che disseta in eterno (Gv 4,13-14).
A fondamento allora troviamo quella necessità di mangiare e bere. E' una condizione irrinunciabile per vivere. Infatti, se nel semplice alimento del pane troviamo la vita, figuriamoci allora in Gesù Gesù che è il datore della vita.  
L'evangelista Giovanni aggiunge per noi un verbo particolare per capire: "masticare", cioè la frantumazione del cibo per assimilare.
Cosa vuol dire? La festa odierna ci richiama all'adorazione non di un santo e tanto meno di una statua che lo raffigura ma del Dio vivente. 
La festa odierna ci riporta all'assimilazione interiore di Cristo ogni volta che ci nutriamo di Lui per continuarlo ad adorare nella vita ordinaria, in quell'altare della ferialità dove la vita quotidiana è concreta, profonda, amata e rispettata. 
Ancora uno sguardo alla parola di Dio, che attraverso lo scritto paolino, ci richiama nel segno dell'eucarestia, all'unità. Sant'Agostino ci ricorda che l'eucarestia è segno di unità e vincolo di carità. C'è da chiedersi se le nostre eucaristie assumono il carattere dell'unità, della comunione con il Corpo di Cristo che è la sua Chiesa nel segno della carità.
In questo giorno in molte Diocesi si rinnova la processione del Corpus Domini. ognuno può interrogarsi di come vive Cristo per restare unito a Lui, se attraverso un rito oppure una continua adorazione.
Il Signore ci faccia dono di scoprire non solo nel rito ma anche nella quotidianità, quell'altare su cui Cristo si dona a noi e sul quale noi poniamo l’offerta di noi stessi.

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!


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