giovedì 3 aprile 2025

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

SOLO PECCATORI DAVANTI AL SIGNORE


Siamo arrivati alla V domenica di quaresima dove troviamo Gesù nel Tempio che insegna. Nel frattempo, scribi e farisei gli presentano una donna senza nome, etichettata come adultera, identificandola solamente con i suoi errori, con i suoi sbagli.
Anche ai nostri giorni succede la stessa cosa assumiamo lo stesso comportamento degli scribi e dei farisei. Quante volte nei nostri ambienti siamo identificati da un giudizio addossato o etichettiamo gli altri?
Il vero accusato però non è l’adultera ma Gesù. Anche lui viene guardato male per i suoi sbagli, per i suoi errori e adesso cercano di trarlo in inganno.
Quindi, questa domenica la nostra attenzione è rivolta verso la miseria dell’uomo e Colui che è l’Amore. Questo è un incontro dell’alleanza d’amore che nel tempo, ancora una volta, è spezzata per l’infedeltà dell’uomo ma continuamente ricucita dalla fedeltà di Dio, una fedeltà che purtroppo, come ci dice il profeta Isaia nella prima lettura, non ci accorgiamo della novità di Dio (cf. Is 43,19).
Gesù è la novità di Dio, quel germoglio, quella speranza annunciata per bocca dei profeti, che si scontra con l’opposizione, con coloro che calunniano, condannano e che dalle loro polemiche passano a una sentenza di morte.
Anche ai nostri giorni accade la stessa cosa, in particolare sui social, con la calunnia, la diffamazione, l’odio, la violenza verbale, le fake news, nascondendoci magari sotto un falso profilo.
In questo talk show di morte vi è il silenzio di Dio, il silenzio di Gesù. Sì, perché nei tempi di aridità può esserci solo il silenzio di Dio dove scribi e farisei saranno solo capaci di pretese, arroganza di conoscenza biblica ma non misericordiosi come il Padre.
In questo grande meccanismo di morte, Gesù fa un’azione misteriosa: scrive per terra. Quante interpretazioni su questa reazione di Gesù. La Sacra Scrittura dice «quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere» (Ger 17,13). Proviamo invece a pensare Gesù che, mentre ascolta tutti gli sbagli elencati su questa donna, per terra scrive il nome della donna. Questo ci fa capire che è vero che tutti possiamo sbagliare ma nessuno di noi è uno sbaglio, nessuno è un errore, il nostro nome non è il nome dei nostri sbagli e Gesù ci chiama per nome. Purtroppo, chi vive nel peccato non sa chiamare per nome, per questo Gesù chiude la bocca ai detrattori e li spinge a farsi da parte: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei», espressione che ritroviamo in Dt 17,7 con una aggiunta particolare di Gesù: l'esecuzione spetta a chi è senza peccato. E chi potrebbe esserlo, se per Sacra Scrittura persino il giusto pecca sette volte al giorno (cf. Pr 24,26)?
Dentro questa mentalità tanto antica e tanto nuova, il silenzio di Gesù è molto eloquente perché vuole recuperare il cuore della Legge, vuole recuperare la vita interiore, vuole recuperare il cammino con Dio. Inoltre, questa pagina evangelica ci insegna ad entrare in questo silenzio di Dio per rivederci in quella donna tutti adulteri, tutti idolatri. E lo siamo! Tutti ci proclamiamo cristiani, ma la nostra fragile creaturalità ci fa cadere sempre nella palude dei nostri peccati e cerchiamo un capro espiatorio per coprire i nostri peccati.  
Noi tutti siamo avvolti da una coltre di peccato, dove la misericordia fa fatica ad entrare nel nostro cuore. Subito pronti con la pietra in mano per poterla scagliare. Ogni cosa che facciamo cerchiamo sempre uno scopo personale, un interesse personale.
Siamo davanti all’amore scandaloso di Dio, un amore che dà fastidio, non fa parte del nostro modo di pensare, perché attuare la misericordia non entra nella logica umana. Forse le parole di Gesù le percepiamo, purtroppo non rientra in noi la sua logica dell’amore: essa è tutto all'opposto al nostro modo di pensare e quindi fatichiamo e ci sentiamo oppressi. Due allora sono i pensieri che si mettono a confronto: quello di Dio e quello nostro. Attuare la misericordia o rinchiudersi nel “si è fatto sempre così”. Niente di più falso!
C'è bisogno di accogliere la novità di Dio, la sua azione. C'è bisogno di una purificazione del cuore che ci permette di stare ad ascoltare Gesù in un continuo abbandono, di accogliere la novità del Vangelo anziché arrampicarci alla giustizia, alla Legge per trovare dei cavilli per accusare Gesù, per accusare il fratello e la sorella.
Il cuore della Legge, dice Gesù, è il perdono e non il pregiudizio; è l'amore e non la Legge. Dio-amore salva la Legge no.
Gesù mette di fronte a sé stessi e notiamo che la pietra cade e ci si allontana. Questo allontanarsi è sinonimo di prendere le distanze da Gesù ma che ti lascia quel margine di riflessione interiore per una purificazione e un cammino di guarigione.
La pietra che lasciano cadere gli scribi e i farisei è segno che ci si riconosce peccatori. Anche per noi sarà la stessa cosa ogni qualvolta che cadrà dalla nostra mano la pietra del pregiudizio, della calunnia, della condanna andando incontro all’altro donandogli amore, perdono, misericordia. E sarà festa, sarà la Pasqua del Signore: un amore che non ha limiti perché rinnova dentro e ci rende creature nuove capaci di viscere di misericordia.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!









mercoledì 26 marzo 2025

IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE (ANNO C)

UN CUORE APERTO ALL'AMORE


Seguendo l’itinerario di fede, in questo Anno di grazia, siamo giunti alla IV tappa del Tempo di Quaresima. Questa è anche la domenica della gioia. La liturgia trova il suo motivo di gioia con l'antifona d'ingresso alla Messa, dandoci il giusto motivo per quel passaggio dal cuore triste, chiuso al cuore gioioso. Del resto, il ritorno a Dio da peccatori è e deve essere sempre un momento di gioia.
Questa è la domenica dove ascolteremo ancora una volta il capitolo 15 del Vangelo di Luca, in particolare la terza parabola di questo capitolo che parla di misericordia, incastonata in un contesto ben preciso: «un uomo aveva due figli».
Quante storie iniziano così. Nella Bibbia ne troviamo diverse. Ma anche nella nostra storia dove rivalità e sangue versato continuano ai nostri giorni.
Quindi la parabola che il Signore ci racconta, più che un figlio che vive da dissoluto e poi ci ripensa e torna a casa, oppure la mormorazione del secondo figlio che rimane inchiodato al dovere, sembra che si vada oltre: un affetto che si spezza e poi si ricompone, una distanza tra chi parte e chi resta, il rancore di chi si sente dimenticato, di chi si sente tradito dall’ingiustizia, e sullo sfondo una riconciliazione non completata. Ecco la storia di questa parabola: due fratelli, una storia dove la ferita non si rimargina, una vita irrisolta, spaccata. Il figlio minore che prende la sua parte e va via di casa sprecando la sua vita ottenendo polvere e sconfitta. Occorre rientrare in sé stessi per far ritorno a casa dove c’è quella rimanenza del figlio maggiore. Nel frattempo il fratello maggiore intuisce un’ingiustizia, si sente defraudato, privato di quanto gli apparteneva e non può cogliere in quella situazione la misericordia, l’amore del Padre. Vede davanti a se solo un padre ingiusto.
Nello sguardo del figlio maggiore ci ritroviamo anche noi, soprattutto quando facciamo fatica a capire la misericordia di Dio: una misericordia che non ha pretese, che non cerca prove di redenzione, non pesa, non misura, non conserva rancori ma sa cancellare anni di peccato, dimenticando e perdonando.
Questa è la storia che ci appartiene e che spesso ci fa ritrovare tra le mormorazioni, tra le critiche e il cuore chiuso all’amore, al perdono.
Perdonare non è facile per nessuno fin quando il cuore è chiuso. È più facile comportarsi come gli scribi e i farisei che stanno sempre a mormorare, a puntare il dito lasciando tutto nel disordine anziché perdonare.
Nella vita di questi due fratelli leggiamo una vita spaccata a metà, tra la ribellione del primo e la fedeltà dell’altro. In tutti e due fratelli ci sta un grande vuoto: manca tutto, manca la misericordia.
La misericordia «è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato» (MV, 2). E quando manca tutto questo nasce il vero dramma: ci sarà sempre un fratello che resterà fuori con il peso di una giustizia incapace di diventare amore, ci sarà un fratello che punterà sempre il dito verso il Padre che accoglie e verso il figlio che fa ritorno, ma mai comprenderà!
La vicenda finisce irrisolta come molte vite, molte storie di ogni giorno. Davanti però ci sta ancora una Porta da attraversare. Chissà se vedrà il nostro cuore convertito? Chissà se il puzzle familiare si ricompone? Tutto è lasciato lì intanto il Padre misericordioso getta lo sguardo da lontano, sempre, senza smettere di sperare. Questa è una Porta che non si chiude, che sa gettarsi sempre al collo di chiunque e le cui braccia non si stringono a pugno. La Porta della Misericordia è lì per chi torna, ma anche per chi fatica a tornare, ad entrare, che resta fermo sulla soglia della sua stessa casa, sulla soglia di sé stesso.
Questa domenica, questa tappa spirituale quaresimale ci insegna anche a «sperare contro ogni speranza» (Rm 4,18) e fare in questo Anno Santo un pellegrinaggio che va dalla superficie al cuore. È molto semplice vivere il pellegrinaggio attraversando una delle Porte sante con tanto di rito e preghiere e perché no, anche di selfie. Ma quello più difficile, sarà quello che scende nel profondo del cuore perché è un «allargare lo spazio della propria tenda» (Is 54,2), un imparare ad amare senza paura, comportandoci in modo misericordioso con noi e con gli altri. Solo così vivremo l’esperienza della gioia, dell’essere felici: rendendo felici gli altri scoprendo nel fratello e nella sorella Cristo Gesù, che è per noi la fonte di ogni salvezza e misericordia.
Riconsideriamo allora la nostra vita, le nostre azioni, chiedendo perdono e cercando di perdonare. Il richiamo alla misericordia è un invito a costruire ponti, a promuovere la pace e a vivere una fede attiva e autentica. Questo è fare Giubileo: un momento di festa e di celebrazione, ma anche un’opportunità di conversione e di rinnovamento della propria vita secondo il modello di amore e di misericordia che ci viene offerto da Cristo Gesù.
Che ognuno di noi possa realizzare l’esperienza dell’amore misericordioso del Padre, perché anche noi possiamo sentirci amati ed amare.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!