LA SANTISSIMA TRINITÀ: MISTERO D'AMORE
Siamo arrivati alla domenica della Santissima Trinità, la domenica in cui ricapitoliamo i misteri della vita di Gesù, in particolare la morte, la risurrezione, l’ascensione e l’effusione dello Spirito Santo. È la domenica in cui contempliamo il mistero del Padre, del Figlio e dello Spirito: un «solo Dio e un solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza», come ci ricorda la preghiera del prefazio di questa Solennità. Don Tonino Bello quando parlava della Trinità spiegava che in Dio non c’è una Persona che si aggiunge all’altra e poi all’altra ancora. In Dio ogni Persona vive per l’altra. Ed è questo quello che noi celebriamo: una immersione di comunione. Del resto, il mistero Trinitario è l'annuncio che Dio è comunione, legame, abbraccio.
Purtroppo, ai nostri giorni sembra che viviamo, sia in famiglia che nella collettività, una malattia sociale: la solitudine. Vivere la solitudine, in quanto tale, è contro la nostra natura, perché siamo esseri in relazione e il mistero Trinitario ce lo ricorda in tutta la sua bellezza.
Le letture di questa domenica rispecchiano il cuore del mistero di Dio. Nella prima lettura leggiamo di «Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà» dicendoci chi è Dio in se stesso in modo pieno e perfetto, dicendoci che Dio è amore e ci ama di amore infinito. La seconda lettura ci invita a vivere la nostra fede cristiana con gioia per tendere alla perfezione, avendo gli stessi sentimenti di Gesù e vivendo in pace. Mentre il Vangelo rivela la missione d’amore di Gesù «perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». Per entrare in questa esperienza d’amore, Gesù ci fa incontrare un Dio inaudito, svelando il volto di un Dio che è amore, festa, incontro, relazione, amicizia, comunione, famiglia, danza, salvezza… è tutto! Questo tutto è nel nostro DNA ed è la risposta al perché nella vita non riusciamo a stare soli, perché creati a immagine e somiglianza di Dio-Trinità!
Nel Vangelo osserviamo la conversazione tra Gesù e Nicodemo. Nicodemo è un uomo che voleva uscire dalla sua solitudine per dare senso alla sua vita e instaurare quella comunione con Dio e con la sua gente. Nicodemo è l’uomo che attraversa la sua notte oscura. Non solo i tempi oscuri, un nuvoloso che sappiamo prima o poi passa, ma una notte che sembra non finire mai.
Come tutti noi, Nicodemo non può comprendere fino in fondo questo mistero, anche se il suo cuore arde per entrarci. Per questo Sant'Agostino ancora oggi ci insegna che «Dio, nel suo mistero, non lo si può comprendere. Però, come capita per l’acqua dell’oceano che non la si può raccogliere tutta, ci si può immergere dentro». Ed è quello che fa Nicodemo, Agostino, Maddalena de’ Pazzi, Elisabetta della Trinità e tanti altri fino ad arrivare ai nostri giorni. Questo ci fa dire che il mistero di Dio uno e trino non è semplicemente un dogma di fede o un mistero da contemplare. La Trinità è anzitutto una verità da vivere consapevolmente nella nostra quotidianità. Se ci pensiamo per un momento, la nostra giornata inizia tracciandoci con il sigillo ricevuto nel giorno del nostro Battesimo concludendola con lo stesso segno: il segno della croce in cui diciamo: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Questa Solennità, quindi, vuole immergerci nel cuore di Dio per incontrarlo come colui che dà luce, senso e sapore alla nostra vita. Forse è una grande fatica arrivare ad immergerci nel cuore del mistero di Dio, non perché siamo occupati dalle faccende della vita, ma perché la nostra vita spesso è divisa in se stessa e non sa andare avanti, non sa guardare oltre. Urge una purificazione della fede e anche della stessa preghiera che spesso non ha nessun sapore interiore. Ecco la notte oscura di Nicodemo, la nostra notte oscura. Nicodemo va da Gesù perché ha capito che Egli è la luce e che può aiutarlo nella purificazione interiore, fino arrivare a dire come Giobbe: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (Gb 42,5). Noi per cosa andiamo da Gesù? Spesso il nostro andare è solo devozionismo in quanto sempre alla ricerca di devozioni perché praticandole si ottiene qualcosa e poi magari rimaniamo aridi interiormente.
Oggi la preghiera è in crisi, non semplicemente perché si prega poco (anche per quello) ma della vera preghiera. Diceva il carmelitano Bruno Secondin che “Pregare deve diventare un far propria la forma ecclesiale: cioè deve condurre a lasciarsi convocare e amare, giudicare e salvare dal Signore” e questo lo possiamo fare solo se abbattiamo gli idoli della nostra ferialità per ritrovare il volto puro di Dio, così come ci è offerto dalla stessa Parola.
Occorre, quindi, una preghiera di lode pura, una preghiera del cuore per mescolarci in quel mistero d'amore. Sant’Ireneo ci ricorda che “l’uomo vero è la mescolanza e l’unione dell’umano e del divino”. Dio e l’uomo: due persone in continua relazione di amore. L’uomo cerca Dio perché è da prima cercato da Dio. «In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo ... “Perché di lui anche noi siamo stirpe”» (At 17,28).
Occorre che ci lasciamo guidare dall'Amore per giungere alla pienezza dell'Amore per essere una abitazione della SS.ma Trinità e mostrandolo al mondo. Per farlo abbiamo bisogno di volgere, gettare il nostro cuore nella sapienza di Dio, lasciarci inondare dallo Spirito perché ci conduca alla Verità di Dio per condividere e vivere con tutti quella stessa relazione d'amore, quella «convivialità delle differenze» (Don Tonino Bello), permettendo alla nostra vita di giungere alla sua pienezza.
Buona festa della Santissima Trinità a tutti voi!
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