CON GESÙ SI PUÒ!
Domenica scorsa abbiamo lasciato il discorso
missionario di Gesù per poter entrare in questo nuovo capitolo. È un capitolo
particolare dove Gesù sperimenta nella sua missione delusioni, amarezze
incontrando un popolo non capace di accogliere e riconoscere la visita di Dio.
Del resto, la missione comporta questo e chi segue Gesù lo seguirà anche in
questo contesto, in una vita fatta spesso tra sconfitte varie: solitudine, smarrimento,
sconforto, scoraggiamento: tutti atteggiamenti accompagnati da quella paura e
da quel dubbio che continuano ad assalirci, anche se, nonostante tutto,
cerchiamo di dare il massimo.
Gesù, questa domenica, ci vuole aiutare a superare queste sconfitte e subito inizia parlando di piccolezza, di umiltà, di mitezza quasi a ricordarci che queste sono le parole chiave di ogni missione e della vita cristiana. Sono caratteristiche che spesso suonano alle nostre orecchie ma non nel nostro cuore come se queste caratteristiche rubassero qualcosa alla nostra personalità, al nostro modo di fare che spesso e volentieri non ha nulla di cristiano.
Queste sono caratteristiche che aiutano il nostro essere battezzati, il nostro dirci cristiani. Caratteristiche che aiutano a relazionarci con il Padre perché ci si relaziona con Dio partendo dal cuore, dalla fiducia, dall’abbandono. Quindi, non si tratta di una questione di sapere teologico, di sapere filosofico o chissà quale disciplina. La strada della salvezza Dio l’ha aperta a tutti. Purtroppo, bisogna dire che non tutti l’accolgono, non tutti la riconoscono così come accade in questo capitolo 11 del Vangelo di Matteo.
Gesù prende atto di questo e inizia a esplodere di gioia e gratitudine al Padre per coloro che, dimostrandosi piccoli, umili e miti accolgono la Parola di salvezza. Poi li definirà anche beati.
Come non ricordare tra i piccoli, umili, miti una grande donna: la Vergine Maria. Colei che ha incarnato queste caratteristiche. Colei che invita ad assumerle queste caratteristiche per non essere dei semplici devoti. Infatti, una cosa è seguire Cristo e una cosa è fare il devoto.
Ai nostri giorni non sappiamo più se crediamo in Dio, se lo ricerchiamo dal profondo del cuore e seguirlo nel suo programma di vita. Troppe sono le cose che accadono e troviamo una scusa per allontanarci e non ricercarlo magari accusando Dio o un suo ministro.
Questa domenica Gesù fa una esortazione molto precisa e ci invita con queste parole: «prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime». Queste non sono parole che ci liberano dalle difficoltà della vita. Gesù non l’ha mai detto. Domenica scorsa più volte ci ha detto, invece, di mettere al centro Lui più degli affetti e di qualsiasi cosa. Questa domenica invece, rimanendo in tema, parla di condivisione perché quanto possiamo vivere sia “più leggero”, “meno insensato” ma solo se affrontiamo la vita imitandolo nell’umiltà, nella mitezza, nella piccolezza, nell’attenzione al prossimo, nel dono di sé.
Noi facciamo un po’ fatica a capire questo messaggio salvifico, non a caso Gesù inizia la sua preghiera di lode dicendo: «Ti benedico, Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli».
Oggi molti cristiani avrebbero l’ardire su questa espressione di Gesù come se fosse obsoleta. Non c’è da stupirsi. Gesù l’ha detto. Chi ascolta il Vangelo con la sua sicurezza, non potrà mai capirlo, resta fuori. Per questo davanti alle parole di Gesù ci vuole l’umiltà del cuore, la semplicità dei piccoli, di coloro che non stanno a discutere.
Attenzione allora dai falsi umili. Cioè a coloro che ti dicono di essere umili e poi barano. Perché questa è la nostra società odierna: si imbroglia per ottenere. Si alza il tono della voce per far capire chissà che cosa ma si sta solo mostrando la propria arroganza.
L’umiltà non nasconde le nostre vere qualità ma ci fa scendere nel sacrario della nostra coscienza per vedere i nostri pregi e i nostri difetti riconoscendoli e accettandoli. L’umiltà è saper dire “grazie Signore” quando va bene e “scusa Signore, perdonami” quando va male.
Chi imbroglia, chi è arrogante non è mai pronto ad essere umile e non soltanto con il Signore ma anche con gli altri. Non siamo così capaci di fare passi indietro, di dire all’altro “scusa ho sbagliato, hai ragione, perdonami”. Ci piace sguazzare nel torto marcio e anestetizzare la coscienza tanto da non capire dove è il bene e dove è il male continuando ad avvelenare la nostra vita e la società, dove delle persone innocenti pagheranno per il nostro modo di fare.
Questa domenica esaminiamoci per capire anzitutto se sto seguendo Gesù mite e umile di cuore oppure la mia arroganza che sempre punta il dito. Facciamo un atto coraggioso, vigoroso che nasce dal profondo del cuore: chiediamo al Signore dove sbagliamo chiedendo il dono della conversione e scopriremo che Dio è Colui che si fa compagno di viaggio con chi l’accoglie nella sua vita. Scopriremo che Dio è tenerezza d'amore. Scopriremo che Dio è pace che dona quel “riposo” a quel cuore stanco, agli ultimi. Scopriremo che Dio è un Dio d'amore che sempre sostiene che è possibile vivere diversamente. Allora comprenderemo il senso delle sue parole: «troverete ristoro per la vostra vita».
Gesù, questa domenica, ci vuole aiutare a superare queste sconfitte e subito inizia parlando di piccolezza, di umiltà, di mitezza quasi a ricordarci che queste sono le parole chiave di ogni missione e della vita cristiana. Sono caratteristiche che spesso suonano alle nostre orecchie ma non nel nostro cuore come se queste caratteristiche rubassero qualcosa alla nostra personalità, al nostro modo di fare che spesso e volentieri non ha nulla di cristiano.
Queste sono caratteristiche che aiutano il nostro essere battezzati, il nostro dirci cristiani. Caratteristiche che aiutano a relazionarci con il Padre perché ci si relaziona con Dio partendo dal cuore, dalla fiducia, dall’abbandono. Quindi, non si tratta di una questione di sapere teologico, di sapere filosofico o chissà quale disciplina. La strada della salvezza Dio l’ha aperta a tutti. Purtroppo, bisogna dire che non tutti l’accolgono, non tutti la riconoscono così come accade in questo capitolo 11 del Vangelo di Matteo.
Gesù prende atto di questo e inizia a esplodere di gioia e gratitudine al Padre per coloro che, dimostrandosi piccoli, umili e miti accolgono la Parola di salvezza. Poi li definirà anche beati.
Come non ricordare tra i piccoli, umili, miti una grande donna: la Vergine Maria. Colei che ha incarnato queste caratteristiche. Colei che invita ad assumerle queste caratteristiche per non essere dei semplici devoti. Infatti, una cosa è seguire Cristo e una cosa è fare il devoto.
Ai nostri giorni non sappiamo più se crediamo in Dio, se lo ricerchiamo dal profondo del cuore e seguirlo nel suo programma di vita. Troppe sono le cose che accadono e troviamo una scusa per allontanarci e non ricercarlo magari accusando Dio o un suo ministro.
Questa domenica Gesù fa una esortazione molto precisa e ci invita con queste parole: «prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime». Queste non sono parole che ci liberano dalle difficoltà della vita. Gesù non l’ha mai detto. Domenica scorsa più volte ci ha detto, invece, di mettere al centro Lui più degli affetti e di qualsiasi cosa. Questa domenica invece, rimanendo in tema, parla di condivisione perché quanto possiamo vivere sia “più leggero”, “meno insensato” ma solo se affrontiamo la vita imitandolo nell’umiltà, nella mitezza, nella piccolezza, nell’attenzione al prossimo, nel dono di sé.
Noi facciamo un po’ fatica a capire questo messaggio salvifico, non a caso Gesù inizia la sua preghiera di lode dicendo: «Ti benedico, Padre, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli».
Oggi molti cristiani avrebbero l’ardire su questa espressione di Gesù come se fosse obsoleta. Non c’è da stupirsi. Gesù l’ha detto. Chi ascolta il Vangelo con la sua sicurezza, non potrà mai capirlo, resta fuori. Per questo davanti alle parole di Gesù ci vuole l’umiltà del cuore, la semplicità dei piccoli, di coloro che non stanno a discutere.
Attenzione allora dai falsi umili. Cioè a coloro che ti dicono di essere umili e poi barano. Perché questa è la nostra società odierna: si imbroglia per ottenere. Si alza il tono della voce per far capire chissà che cosa ma si sta solo mostrando la propria arroganza.
L’umiltà non nasconde le nostre vere qualità ma ci fa scendere nel sacrario della nostra coscienza per vedere i nostri pregi e i nostri difetti riconoscendoli e accettandoli. L’umiltà è saper dire “grazie Signore” quando va bene e “scusa Signore, perdonami” quando va male.
Chi imbroglia, chi è arrogante non è mai pronto ad essere umile e non soltanto con il Signore ma anche con gli altri. Non siamo così capaci di fare passi indietro, di dire all’altro “scusa ho sbagliato, hai ragione, perdonami”. Ci piace sguazzare nel torto marcio e anestetizzare la coscienza tanto da non capire dove è il bene e dove è il male continuando ad avvelenare la nostra vita e la società, dove delle persone innocenti pagheranno per il nostro modo di fare.
Questa domenica esaminiamoci per capire anzitutto se sto seguendo Gesù mite e umile di cuore oppure la mia arroganza che sempre punta il dito. Facciamo un atto coraggioso, vigoroso che nasce dal profondo del cuore: chiediamo al Signore dove sbagliamo chiedendo il dono della conversione e scopriremo che Dio è Colui che si fa compagno di viaggio con chi l’accoglie nella sua vita. Scopriremo che Dio è tenerezza d'amore. Scopriremo che Dio è pace che dona quel “riposo” a quel cuore stanco, agli ultimi. Scopriremo che Dio è un Dio d'amore che sempre sostiene che è possibile vivere diversamente. Allora comprenderemo il senso delle sue parole: «troverete ristoro per la vostra vita».
Buona domenica nel Signore a tutti voi!
immagine: https://www.lalucedimaria.it/vangelo-del-giorno-secondo-matteo-1125-30/
