CHI È GESÙ NELLA MIA VITA?
Di domenica in domenica, la nostra fede percorre delle tappe insieme a Gesù, che, come punto di arrivo, hanno Gerusalemme, luogo in cui dovrà compiersi la sua missione attraverso il mistero della Sua passione, morte e risurrezione. Mentre si cammina occorre verificare il percorso e per farlo Gesù sceglie un luogo dove sorgeva un tempio pagano, luogo in cui si viveva una vita agiata: Cesarea di Filippo, oggi Baniyas.
In questo luogo pagano, Gesù fa delle domande precise per saggiare la fede dei discepoli in Lui, nella sua identità reale: l’umano che io incarno, la gente che ne dice, a chi somiglia? Interessa a qualcuno? Come valutano l’umano che io rappresento? Qui subito un getto di risposte che rispecchiano le diverse teorie. Anche ai nostri giorni, la risposta che daremmo a Gesù cambierebbe linguaggio per cultura ma non si allontanerebbero dal loro senso.
Le risposte raccolte dai discepoli sono: “chi dice che sei Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. In pratica le folle non hanno chiara l’identità reale di Gesù in quanto cercano qualcuno che li liberi dalla tirannia, qualcuno che li faccia stare bene in tutti i sensi, che li aiuti ad avere successo e gloria, che risolva i vari problemi, anche quelli politici e sociali. E quanti di noi, oggi, non vanno a cercare la stessa cosa?
In tutto questo ci sta un “però”. Gesù aveva fatto questa domanda per introdursi in un discorso molto più serio e che riguarda tutti i discepoli, quelli di allora e quelli di oggi, che siamo noi: “Ma voi, chi dite che io sia?”, cioè "chi sono io per te?". Questa è una domanda fondamentale, in quanto va fuori l'opinione del comune sentire ed è indirizzata proprio a coloro che tutte le domeniche sono a Messa (anche se oggi si stenta sempre più), a coloro che Lui ha scelto per una missione particolare, a coloro che si riuniscono in associazione nel suo Nome, a tutti coloro che si professano cristiani o battezzati, Gesù dice: "chi sono io per voi?".
Questa è una domanda provocatoria e le risposte non possono essere scontate come da catechismo o nell’eloquenza di un teologo che ti sa presentare dei contenuti ma poi non sappiamo partecipare, vivere una Celebrazione eucaristica. Ripeto, la risposta è provocatoria in quanto la possiamo trovare solamente dentro il nostro cuore e non in mezzo ai libri oppure in un discorso culturale-religioso.
Ora, tutto va bene fin quando non siamo toccati nel nostro profondo, ma proprio questo vuole fare Gesù ponendo una domanda seria e diretta. Questa domanda, accompagnata dalla particella «ma» supera ogni sapere umano, culturale. È una domanda che mette in gioco, per farci riscoprire il senso della fede. Una domanda fondamentale della fede cristiana che si fa relazione con Gesù e nella relazione, ognuno matura l’amore che Dio gli ha versato nel cuore. Nella relazione, quest’amore si fa “consegna”, perché Gesù si “consegna” e chiede di riconoscerlo attraverso una “consegna” di Lui a noi.
Qui troviamo il senso della fede che non si basa su uno schedario storico parrocchiale ma sulla propria maturazione, su cosa significa Lui per me, per la mia vita. Ora, però, devono rispondere alla vera domanda: “voi, chi dite che io sia?” Scende il silenzio. Forse ognuno cercherà di dare la propria risposta. Qui abbiamo quella di Simon Pietro. Lui risponde anche bene anche “se esce” dalla vera domanda di Gesù: “quanto conto nella tua vita?”.
In questo silenzio, dove può scendere anche la vergogna in quanto si guarda a se stessi e Gesù è messo in secondo piano, Pietro risponde: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente.” Questa è una professione di fede chiara e decisa, che lo coinvolgerà ancora per tutto il resto della sua esistenza, anche se dovrà fare ancora i conti con se stesso, avrà sempre i suoi alti e bassi, come vedremo domenica prossima quando questa “pietra” della fede diventerà un “ostacolo” alla missione di Gesù. Per questo Pietro necessita ancora di purificarsi e trovare la sua essenza vera.
Gesù loda quel momento particolare in quanto è una risposta cercata in un dialogo con il Padre e non per sentito dire: “Beato te, Simone, perché né la carne, né il sangue ti hanno rivelato quello che ora hai detto, ma il Padre mio che è nei cieli”.
In questa risposta da parte di Gesù possiamo dire anzitutto che la fede è un dono che viene dall’Alto, dal Padre; non ce la siamo data. È un dono da accogliere ogni giorno con grande senso di gratitudine e di responsabilità.
Vivendo di questa gratitudine e responsabilità anche noi saremo beati, se sempre avvertiremo accanto a noi la presenza di Gesù. Di conseguenza sapremo sempre rispondere alla domanda di Gesù che vuol dire: “Quanto conto io nella tua vita? Che cosa sei veramente disposto a fare per me, per testimoniare nel concreto delle scelte che giorno per giorno sei chiamato a fare che io sono davvero il centro della tua vita?”.
Pietro, in questa domenica ci invita ad essere “pietra viva” con la quale Gesù edifica la sua Chiesa per testimoniare nella quotidianità il Cristo di Dio, unico centro che da senso, valore ed efficacia al nostro impegno quotidiano per il bene non solo nostro ma di tutti.
Allora, chiediamoci veramente: chi è Gesù nella mia vita?
Buona domenica nel Signore a tutti voi!
immagine: https://incammino.blog/2024/09/26/panequotidiano-le-folle-chi-dicono-che-io-sia-ma-voi-chi-dite-che-io-sia/
