giovedì 8 gennaio 2026

BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A)

NEL BATTESIMO DEL FIGLIO, IL NOSTRO BATTESIMO


Festa del Battesimo del Signore. Con questa celebrazione si lascia il posto alla quotidianità del Tempo Ordinario, in cui ciascuno è chiamato a vivere la gioia e la salvezza portate dal Figlio di Dio che si è fatto uomo per amore.
Questa festa funge da cerniera in quanto chiudiamo il Tempo di Natale e diamo inizio al ministero pubblico di Gesù, che è la sua missione tra gli uomini.
La Parola di Dio fin dall’inizio ci inserisce sul senso di questa celebrazione. La prima lettura, presa dal profeta Isaia, parla di quel servo in cui il Signore si compiace. Egli sarà colui che porterà la giustizia alle nazioni.
Questo compiacimento insieme al dono della giustizia ce ne parla l’evangelista Matteo.
Siamo al Giordano e con precisione a Bethabara, luogo che significa "casa del guado", casa del passaggio. In questo luogo troviamo il passaggio di Dio che incarna la nostra realtà, sottoponendosi a un rito a cui si dovevano sottoporre i peccatori.
Gesù, il Messia, non può sottoporsi a questo rito, pensava giustamente in quel momento il Battista, poi in seguito dirà: «ecco l’Agnello di Dio, che porta su di sé il peccato del mondo» (Gv 1,29.36), rivelando così gli aspetti essenziali della sua missione redentrice.
Matteo presenta qui la giustizia di Dio nella stessa azione del Figlio, che nell’immergersi nelle acque del Giordano, adempie quella giustizia: ritornare a vivere la figliolanza divina, vivere da figlio di Dio. Per questo motivo, oggi, con questa Celebrazione, abbiamo un legame con il Battesimo che tutti abbiamo ricevuto e che ci ha chiamati a vivere come figli amati, facendosi avvolgere dal compiacimento del Padre, dal suo amore, dalla sua tenerezza.
A questo punto è spontaneo non pensare sul senso del nostro battesimo. Forse non l'abbiamo mai fatto. Forse non ci siamo mai soffermati abbastanza per capirne il valore, in quanto l’abbiamo classificato come una prassi di quando eravamo bambini. Ma non possiamo fermarci a un ricordo del passato. Il Battesimo è una vocazione quotidiana. Significa vivere come figli amati, lasciandoci guidare dallo Spirito e portando la luce di Cristo nelle nostre relazioni, nel lavoro, nella comunità. Come Gesù, siamo chiamati a “scendere” nelle acque della vita degli altri, condividendo gioie e fatiche, per essere segno di speranza.
Forse non ci è semplice tutto questo. Tanti sono i declini che affrontiamo giorno dopo giorno e magari qualcuno ha decretato la fine della cristianità. Oggi più che mai il primo compito di ogni battezzato è testimoniare al mondo la serietà e la gioia della fede. Il battezzato “è colui che per esperienza sa di essere trovato da Gesù; che vive lo stupore di essere amato e redento a caro prezzo. È colui per il quale la fede non è un insieme di buoni sentimenti, per il quale l’amore è una cosa meravigliosamente seria. Egli sa che è in gioco la vita eterna, e che bisogna prepararsi; che bisogna essere dissidenti rispetto alle mode; che questo è un tempo di vigilanza perché l’uomo è in pericolo anche nella sua umanità; che gli è richiesto coraggio per essere fedele a Dio e all’uomo; che non vuole naturalizzare il Vangelo tacendo la linfa del soprannaturale” (Card. Angelo Bagnasco).
Questa domenica, accogliamo l'amore del Padre che anche al nostro cuore ripete: «tu sei il figlio mio amato, tu sei mio compiacimento».  Forse sono parole che rimangono oscure ai nostri giorni. La festa del Battesimo del Signore ci aiuta a capirle e a schiarirle, iniziando proprio dal nostro battesimo. Infatti, il battesimo ricevuto ci ricorda che siamo immersi nella stessa vita di Cristo per mezzo dello Spirito Santo. Chi accoglie il dono dello Spirito Santo rinasce e si fa dono e con essa la gioia e la bellezza della vita diventa dono per l’altro.
Nel battesimo del Giordano, Gesù viene consacrato dal Padre re, profeta e sacerdote, non però mediante l’uso di un olio materiale, ma mediante l’olio spirituale che è lo Spirito Santo, «l’olio di letizia» (Sal 45,8). Lo Spirito Santo è quella letizia che viene da Dio e che agisce anche quando noi non lo percepiamo.
Oggi, ricordiamo il dono della letizia, il dono dello Spirito Santo che la Chiesa ricorda particolarmente nell'unzione con il Sacro Crisma.
Quest'unzione ci invita, usando le parole di san Paolo, a vivere una vita nello Spirito. L’uomo spirituale, infatti, è colui che permette allo Spirito di penetrare in tutte le dimensioni della sua persona. La vita spirituale è vita nello Spirito e con lo Spirito Santo «perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato in dono» (Rm 5,5). E ancora, si diventa letteralmente “cristiani”, cioè, unti, consacrati, gente chiamata, dice Paolo, «a diffondere nel mondo il buon odore di Cristo» (2Cor 2,14-16).
Lasciare il buon odore di Cristo significa che ogni cristiano deve abbassarsi, umiliarsi, scendere in basso, così come fece Gesù.
Ripensiamo allora al nostro Battesimo: accogliamo lo Spirito Santo senza rattristarlo con le nostre resistenze e durezze di cuore ma immergiamoci nel divino amore della Trinità, in quel "seno" di tenerezza infinita, dove nessun timore può raggiungerci.
Che questa festa ci aiuti a rinnovare la consapevolezza del nostro Battesimo: figli nel Figlio, missionari di un amore che non teme di sporcarsi le mani ma che porta al mondo la vita buona del Vangelo, con la speranza di un mondo sempre più rinnovato.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!