EPIFANIA: UNA VITA CHE SI FA DONO
Con la solennità dell’Epifania del Signore ancora una volta si vuole indicare la manifestazione di Dio (Epifania significa proprio questo) a tutti, nessuno escluso. Domenica chiuderemo il Tempo forte del Natale con un’altra manifestazione: il Battesimo di Gesù. Ma non finisce qui la manifestazione del Signore, ce ne saranno altre e troveremo il loro culmine nell’evento pasquale, culmine di tutto l’anno liturgico, perché lì è il cuore della nostra fede; è il centro e il cuore della rivelazione che Dio fa di sé all’umanità.
La liturgia della Parola si apre con l’invito ad “alzarci e rivestirci di luce”, quella stessa luce che in questo periodo è stata annunciata e che, ancora una volta, viene a noi.
Questo è un annuncio fatto in un mondo sempre più tenebroso rappresentato da quel buio in cui ci troviamo tante volte, quando non sappiamo riconoscere il valore delle cose, il valore della vita, e viviamo immersi in una continua mancanza di senso. Papa Francesco aveva visto e profetato bene: “Siamo nella terza guerra mondiale, ma a pezzi”. Il nostro tempo, segnato da una moltitudine di conflitti che, pur non essendo formalmente dichiarati come una guerra globale, producono gli stessi effetti devastanti, dove la sofferenza, la morte, la distruzione non regala quella pace che i nostri cuori desiderano.
Ecco il primo annuncio, preso da Isaia: una grande luce irrompe nella nostra vita, risplende in mezzo a noi, e noi abbiamo riconosciuto che questa luce non è qualcosa di comune, ma è una Persona, è Gesù: è Lui la nostra luce, la nostra pace. Per questo si insiste a guardare Lui, ascoltare Lui, a tenerlo presente e al centro della nostra vita, per scoprire che anche in mezzo a tutte le difficoltà, le incomprensioni del mondo, c’è un cammino, un cammino verso una meta buona.
Anche questa Solennità ci presenta dei protagonisti: «alcuni magi venuti dall’Oriente».
Dicevo all’inizio dell’anno nuovo che la Parola di Dio invitava ad avere uno sguardo nuovo. Ebbene, queste persone, che sono prettamente pagane, hanno uno sguardo nuovo e che va oltre l’orizzonte, uno sguardo capace di cogliere l’essenziale nella loro vita, lasciandosi rivestire da quella luce annunciata da Isaia e che loro non conoscevano, in quanto pagani. Diversamente da chi gioca in casa, come Erode e il popolo di Israele, potremmo dire da chi va sempre a Messa, cerca sempre la prima fila, non va a cercare Gesù, non si lascia rivestire della sua luce intramontabile ma preferisce rimanere nel proprio guscio.
La Parola di Dio ci dice che questi magi erano «alcuni». Noi diciamo tre in quanto li leghiamo ai tre doni: oro, incenso e mirra.
Secondo una antica leggenda ci sta un quarto magio, che si attardò lungo il suo viaggio perché dovette aiutare quanti erano nel bisogno e il dono destinato al Re dei re fu destinato a loro. Quindi non giunse insieme agli altri ma arrivò nel momento in cui stavano crocifiggendo Gesù. Quindi la sua adorazione non la fece nella mangiatoia di Betlemme come fecero gli altri magi ma adorò il Figlio di Dio sul legno della Croce. Non aveva più tra le mani il dono a lui destinato in quanto li diede a chi ne aveva avuto bisogno.
In questo quarto magio si è attualizzata la Parola di Gesù che dice: «ogni volta che lo avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Il quarto magio comprese che nonostante fosse a mani vuote, il vero dono non era lui a doverlo fare ma Gesù stesso è il vero dono, che offre tutto, che offre la propria vita per noi, per la nostra salvezza.
Ricordiamo a questo proposito la prima scena del Natale. L’angelo del Signore annuncia ai pastori: «Oggi è nato per voi un Salvatore, Cristo Signore» (Lc 2,11). Quell’oggi si ripete sempre. Il quarto magio l’ha sentito dalla bocca di Gesù morente rivolto verso il buon ladrone: «Oggi sarai con me in Paradiso» (Lc 23,43). Ecco il grande dono dell’Epifania del Signore: l’oggi della salvezza, mediante il quale il Figlio di Dio si manifesta come Salvatore, ci salva, donando la sua vita per noi. A noi non resta che accoglierlo.
Prima dicevo che la tradizione ci fa dire che i magi sono tre in base ai tre doni. Successivamente, probabilmente nel VI secolo, si sono dati i nomi a questi tre re: Gaspare, Baldassarre e Melchiorre. Il nome del quarto re sarebbe Artabàn. Ma questi nomi non li conosciamo tramite il Vangelo.
Qui possiamo cogliere qualcosa di importante per la nostra vita. Ognuno di noi ha un proprio nome che Dio conosce già. Però non ci identificherà attraverso il nome ma attraverso il nostro essere dono per l’altro. La frase celeberrima di san Giovanni della Croce: “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”, risponde benissimo a questo identikit e significa che sarà l’amore a dire se la vita che abbiamo vissuto sarà stata o no una vita piena e degna.
L’essere dono per l’altro deve ricordarci che la vita ci è stata donata da Dio perché noi ne facessimo un capolavoro, un dono per gli altri. Questo è il vero nome dinanzi a Dio, la nostra vera identità. Del resto, anche Gesù è identificato da un nome ma che ricorda il dono che Egli è per tutti noi: il Salvatore.
Allora cerchiamo Gesù non come Erode che voleva eliminarlo perché voleva essere al centro dell’universo, ma come i magi cerchiamolo lasciandoci avvolgere dalla Sua luce per adorarlo, per offrirgli una vita che si faccia dono per gli altri, per offrirgli il proprio niente perché bisognosi della sua misericordia, bisognosi di una vita salvata, di una vita piena, di una vita nella gioia di Dio, di una vita che sia strumento per la salvezza del mondo.
Buona Epifania del Signore a tutti voi!
