venerdì 2 gennaio 2026

II DOMENICA DOPO NATALE (ANNO A)

ESSERE RIFLESSO DELLA SAPIENZA DI DIO


Siamo alla II domenica dopo Natale, la liturgia ci fa vivere ancora il clima natalizio riprendendo il Prologo del Vangelo di san Giovanni, quasi a farci ancora una ulteriore domanda sul Natale di Gesù, perché possiamo accogliere Cristo, farlo nascere nel nostro cuore, in quanto non è un evento automatico e naturale. Siamo più distratti e travolti dalle mille cose da fare, storditi da una realtà che ci assorbe, tentati dal narcisismo imperante, corriamo sempre quel rischio concreto di essere fra i tanti che, in quel primo Natale, nemmeno si accorsero della nascita di Dio.
La celebrazione di questa domenica la troviamo collocata tra due festività: la Solennità della Madre di Dio e quella dell’Epifania del Signore, che ci riporta, con la Parola di Dio, a farci una ulteriore riflessione sul mistero del Natale del Signore: quello della Sapienza divina che è discesa dal cielo per noi.
Fin dalla prima lettura, presa dal Libro del Siracide, ascoltiamo di questa Sapienza che è uscita dalla bocca di Dio, gratuitamente.
L’evangelista Giovanni apre il IV Vangelo parlandoci di questa Sapienza, cioè di ciò che è più vicino a Dio, ciò che Egli ha di più intimo e che quindi può farlo conoscere agli uomini. Quello che dice Giovanni è che Gesù è il Verbo, la Parola, la Sapienza, uscito dalla bocca di Dio si fece carne, assumendo le nostre stesse sembianze e fissato la sua tenda (cf. Sir 24,8) in mezzo a noi.
Il giorno di Natale abbiamo sentito tutti il grande annuncio: «il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi», preso proprio dal Prologo del Vangelo di Giovanni (Gv 1,14). Di Gesù, ormai è assodato che è stato un grande “rivoluzionario della storia”, ma l’Incarnazione di Dio non è da meno: è la cosa più sconvolgente che la storia dell’umanità ci abbia trasmesso! Forse non ci siamo mai soffermati a pensare una cosa simile in quanto storditi da quanto il Natale consumistico comporta. Oggi, tanti non credono nella divinità di Gesù, anche tra i cristiani, ma Gesù, lo ribadiamo, il Suo Natale è un evento storico, Gesù è realmente esistito, al di là se siamo credenti o meno.
Ecco perché oggi ascoltiamo il Prologo di Giovanni, in quanto lo stesso apostolo, colui che ha seguito Gesù, ci offre la sua stessa testimonianza aggiungendo un particolare: «a quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». Infatti, come ci fa capire san Paolo, l’Incarnazione di Dio è finalizzata a coinvolgerci a partecipare alla stessa vita divina di Gesù: rendendoci così figli di Dio: In Gesù, infatti, «siamo stati scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù» (Ef 1,4-5).
A nessuno o quasi non importa tutto questo e il motivo è perché si è amato più le tenebre che la luce (cf. Gv 3,16-19). Nel Vangelo abbiamo visto Giovanni Battista che fa capire che egli non è la luce ma si è lasciato illuminare, avvolgere da Essa.
La luce, lo sappiamo benissimo, è un elemento essenziale nella nostra vita quotidiana. Senza questa energia si ferma tutto. Ma esiste anche un altro modo di restare privi di luce: la cecità. Non la cecità fisica ma quella del cuore, quella che non vede ogni evidenza, quella che non vede una realtà: quella che non ama come se ci fosse un blackout. È proprio di questa Sapienza che parla l'evangelista Giovanni: una Sapienza piena di luce per noi che trova cuori incapaci di contenerla.
Questa Sapienza di luce è Gesù stesso. Accogliendolo sinceramente, la nostra cecità svanirà e il suo volto risplenderà in noi e anche nel volto di tanti fratelli e sorelle che incontreremo nello scorrere delle nostre giornate. Diversamente, dice l’Evangelista, ognuno firma la propria condanna (cf. Gv 3,18).
Ecco perché è importante la conversione quotidiana, perché Dio ogni giorno si incarna. Noi diamo tagli netti a Dio ma anche Dio da a noi il suo taglio netto. Dal Natale del Signore dovremmo imparare a ripensare Dio nella nostra vita ma non quando ho un po’ di tempo. Quest’espressione è indice che Dio non è la mia priorità e questo non solo perché ho tagliato con Dio ma anche quando vado a Messa,
Occorre recuperare il tempo come dono di Dio lasciando che quella Sapienza divina scenda nei nostri cuori, perché la dignità ricevuta nel battesimo risplenda sempre più. Il Natale del Signore ci rammenta che occorre farsi piccoli sull’esempio di Gesù adottando un atteggiamento di umiltà e semplicità. Manie di grandezze e di potere ne abbiamo tante e siamo anche nauseati e distrutti da ciò, in quanto ci fanno vedere solo morte e distruzione. Il Natale ancora oggi ha il sapore di questo tipo di dramma: Dio viene in mezzo all’uomo e l’uomo non c’è.
Recuperiamo, allora, la nostra vocazione lasciandoci ancora una volta illuminare dal Bambino di Betlemme. Il Natale ci chiama a riscoprire la fede, a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi. Ci invita a non aver paura di Lui che è «la via la verità e la vita» (Gv 14,6). Ci invita ad accoglierlo, ad ascoltarlo, a obbedirgli. È questo lo spirito che dovrebbe trasportarci nel contemplare un presepe e non l’ordinario folklore.
Tra qualche giorno celebreremo l’Epifania del Signore. Non andiamo a cercarlo per poi ucciderlo come voleva fare Erode. Cerchiamolo, per adorarlo, per ringraziarlo, per testimoniarlo. Sia la nostra vita riflesso della Sapienza di Dio.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!