giovedì 22 gennaio 2026

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO o della Parola di Dio (ANNO A)

CHIAMATI PER NOME


Continuiamo il nostro percorso di fede. Siamo alla terza domenica del Tempo Ordinario e la Parola del Signore si manifesta nella nostra vita. Dal 2019, questa è la domenica della Parola di Dio che ancora una volta ci ricorda l’importanza di accogliere il Verbo che si fece carne, che ha piantato la sua tenda in mezzo a noi (cf. Gv 1,14).
Nella liturgia della Parola di questa domenica, l'Evangelista Matteo apre il suo discorso sull’arresto del Battista e Gesù venutolo a sapere da inizio al suo ministero pubblico con le stesse parole del Battista: «convertitevi perché il regno dei cieli è vicino».
L’invito inizia con un imperativo: «convertitevi». È una parola che significa “provare a cambiare mentalità”; a “saper guardare oltre”, a “provare ad amare tutti indistintamente”, “aprire il cuore alla vita”, a Dio, senza nessuna paura entrando così in comunione con Lui, sentendosi figlio e figlio amato, perché nel mare della nostra esistenza Dio è presente e continua a donarsi collocandoci nel suo infinito amore.
Matteo piace evidenziare anche un altro aspetto di Gesù: Egli compie le Scritture, in particolare le profezie, alcuni versetti del profeta Isaia riprese dal Vangelo e dalla prima lettura.
Gesù inizia la sua missione non nei luoghi della santità, dove tutto appare perfetto, ma inizia da un luogo chiamato Galilea, una terra di miscredenti. Gesù inizia dagli ultimi perché per primi potessero ricevere la sua luce intramontabile, la stessa luce di quel Natale in cui il Verbo si fece carne, per donare salvezza a ogni carne, per rendere vicini coloro che un tempo erano lontani, come dice la Lettera agli Efesini (cf. Ef 2,13). Questa stessa luce la troviamo nella bellezza del Vangelo e che oggi, ancora una volta, si manifesta nella nostra vita.
Questa novità ci dice, come disse l’apostolo Pietro a Cornelio, un centurione romano considerato pagano, che «il Signore non fa preferenze di persone» (At 10,34), ma itinerari di fede diversi per poter essere inondati dall'amore del Signore, senza ostacolare la sua creatività, ma di riconoscere e favorire le vie sempre nuove attraverso cui il Risorto effonde il suo Spirito nel mondo e attira i cuori facendosi conoscere come il «Signore di tutti» (At 10,36) facendosi rigenerare dalla Parola di Dio viva ed eterna (cf. 1Pt 1,23).
Questa è la salvezza che si spande, come la luce del sole che sorgendo all’alba riveste ogni cosa. È una salvezza che si spande partendo proprio dalle zone fuori dai confini, oltre il fiume Giordano, per camminare verso il cuore, verso Gerusalemme, dove tutto si compirà.
Ora, nel suo essere dono per l’altro, passando dalla nostra vita, dalla nostra esistenza, accanto a noi, il Signore Gesù chiama e chiama per nome. Egli “stravede” per noi ed è vicino a noi, nella nostra storia quotidiana più di quanto noi possiamo immaginare e dalla nostra storia passa e cambia la nostra vita dandole senso, pienezza, se vogliamo. È quanto è accaduto a Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni mentre erano occupati nella loro quotidianità. L’incontro con Gesù è stato così importante che ha cambiato radicalmente la loro vita, in una nuova relazione d’amore, di fraternità.
Quello che accade lungo il mare di Galilea è anzitutto una chiamata alla vita, all’amore, alla fraternità. Non per nulla, per due volte, abbiamo una coppia di fratelli. Questi fratelli, riconoscendosi anzitutto figli possono condividere la loro figliolanza con il fratello e nel riconoscersi tali, sono chiamati ad essere segno di una fraternità universale. Ecco l’atto d’amore di Dio: una parola che ci libera da una rete ingarbugliata se vogliamo, se ci crediamo, se ci nutriamo della Parola, se la viviamo. Questa è una Parola che chiama a sé per dare senso a quanto stanno già facendo. Vengono chiamati a pescare in una vita più luminosa, aiutando gli altri ad entrare in questa dimensione di senso della vita.
Forse qualcuno pensa che il passaggio di Dio dalla nostra esistenza sia un guaio ma lo diceva anche il diavolo a Gesù: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!» (Mc 1,24). Il diavolo dice la verità: Gesù è venuto per rovinare il diavolo, per rovinare il demonio, per vincerlo. Ma Gesù non si azzarderebbe a rovinare la nostra vita ma a dilatarla, a ingrandirla, ad arricchirla di senso. Egli è la luce che illumina la nostra vita, a volte buia, e ci dona quella forza necessaria per superare le difficoltà, le prove, le tentazioni.
Nella nostra vita abbiamo bisogno di accogliere la Parola più autorevole che ci sia: quella di Gesù, che annuncia il senso della nostra esistenza e ci libera da ogni schiavitù, anche da quella del Maligno.
Quando c’è da seguire il Signore lasciamo che Lui dia senso al nostro esistere. L’avverbio giusto è «subito». Questa parola non vuole dire che non ci sia il tempo della scelta, della riflessione, della maturazione. Però, non tiene spazio alle esitazioni, ai “ma, però, aspetta, forse…” e questo perché la fonte della luce è come una calamità, non possiamo che seguirla. Diversamente resteremo nelle tenebre.
Guardiamo il sacrario del nostro cuore, lì troveremo la certezza e la prontezza per rispondere al Signore pieni di gioia e senza rimpianto.
Innamoriamoci sempre più di Dio abbracciando completamente una vita nuova, lasciando così che Cristo Gesù diventi veramente l’unico Signore della nostra vita, ascoltando la sua Parola, custodendola nel cuore e portandola sulle strade della vita, rendendolo presente, vicino, a quanti incontreremo nella nostra quotidianità.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!