CON CRISTO GESÙ RITROVIAMO LA NOSTRA FELICITÀ
Siamo alla IV domenica del Tempo Ordinario e la liturgia ci mette dinanzi il primo grande discorso di Gesù: le beatitudini.
Il brano inizia con evidenziare la centralità e l'autorevolezza di Gesù, della sua parola e del suo insegnamento e questo lo si evidenzia da un gesto particolare: sale su un monte e si siede. Per la mentalità biblica il monte è il trono regale di Dio. In esso Egli si rivela e fa udire la sua voce, anche se nella Bibbia Dio è dei monti, della terra e delle sue pianure. Da questo monte, questa domenica, ascoltiamo questa bella notizia: siate felici! Del resto, Dio vuole la nostra felicità, vuole che maturi in noi la vera felicità non solo per questa vita ma anche per l’altra.
Per ottenere un aiuto alla nostra felicità, l’evangelista Matteo ci presenta una litania di “beati” che ricorre già nell’Antico Testamento e che Gesù pronuncia davanti una moltitudine di persone. Purtroppo, è una litania che facilmente la sentiremo in superficie e non nel cuore e questo perché sembra che non a tutti importa la santità, quella che Dio stesso vuole per noi. E se questo è un dato reale lo è anche la stessa litania, in quanto questa Parola ancora oggi destabilizza. Infatti, affacciandoci sulla realtà di ogni giorno, come possiamo considerare beati coloro che piangono, che subiscono violenza, che sono perseguitati, che hanno fame e sete di giustizia, che per la loro povertà in spirito, la loro mitezza, la loro purezza di cuore, la loro capacità di misericordia, la loro opera di pacificatori, sono continuamente “calpestati” dai potenti di questo mondo, sono messi ai margini, visti e trattati come dei perdenti?
Come facciamo ad essere felici, perché questo vuol dire beati, quando il mondo continua a sfruttare la povera gente, a usare violenza, guerra, sopruso e ingiustizia di ogni tipo? Oppure, quando all’improvviso non ho più nulla?
Forse oggi ricerchiamo una felicità sbagliata, anche per tutto quello che accade, sembra che la felicità sia in declino.
In una suo messaggio papa Francesco voleva dare un indirizzo al recupero sul senso della felicità: “essere felici non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni. Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi” (andrebbe letta tutta). Allora le beatitudini sono la via di una libertà interiore per una piena felicità. Del resto, siamo stati creati per questo e l’incarnazione di Cristo è per restituire a noi questa felicità perduta a causa del peccato. Il Vangelo allora si presenta come via al recupero di questa felicità utopica e il Vangelo delle beatitudini traccia quella via già insita nei nostri cromosomi.
Iniziamo a guardare questa carta di identità che si chiama “beatitudini”. Tutti noi, un documento, ne facciamo uso all’occorrenza. Tanti battezzati, per esempio, all’occorrenza si dichiarano cristiani ma non lo sono nella vita, perché non ascoltano la voce del Signore, non ascoltano l’invito alla conversione, non mettono al centro della propria vita il Signore.
Dalla prima lettura, questa domenica, abbiamo l’invito a cercare il Signore. Ma non all’occorrenza, sempre. Ricordiamo l’apostolo Pietro cosa scrisse per noi: «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme» (1Pt 2,21), perché è camminando sulle orme di Cristo, vivendo in Lui, che noi possiamo sperimentare la beatitudine anche nelle tribolazioni, in tutte quelle situazioni in cui perseguiamo ostinatamente il bene (la povertà in spirito, la mitezza, il desiderio di giustizia, la misericordia, la purezza di cuore, l’operosità per la pace) anche se osteggiati, insultati, perseguitati, perché è Lui, il Signore, la nostra beatitudine, colui che ci indica il cammino verso il Regno e lo percorre insieme a noi.
Ora, attraverso le righe delle beatitudini noi possiamo cercare il Signore, perché le beatitudini sono l’identikit di Gesù in persona, in quanto è stato capace di incarnarle tutte quante e in pienezza.
Fermiamoci a rileggere l’elenco delle beatitudini, scopriremo che viene rovesciato il modo di vivere mondano per riscoprirsi creatura dinanzi a Dio. Allora, insieme alla felicità, necessitiamo di accogliere ciò che è la nostra fragilità. Ecco perché davanti agli occhi dobbiamo avere Cristo Gesù crocifisso, perché, Lui si è fatto fragilità, povertà, mansuetudine, affamato di giustizia, appassionato e misericordioso, perseguitato e messo a morte. E forse è questo che ci frena nel nostro cristianesimo: assumere questi lineamenti che indicano la felicità per mezzo della persecuzione a causa del Vangelo. Eppure, Gesù ci ha messo in guardia: “guardate, se fate questa scelta, non pensate di essere applauditi ma perseguitati”. E questo ci fa capire che la felicità è sempre più legata al tipo di rapporto che ho con Dio e scopriremo che questa è la via dell’amore, quell’amore che ci fa andare incontro all’altro, perché «vi è più gioia nel dare che nel ricevere!» (At 20,35).
Queste sono le beatitudini. Non mettiamole in tasca per usarle all’occorrenza, ma facciamo in modo che siano il nostro distintivo, per essere cristiani nuovi, profetici, in cammino, perseverando, insieme a Lui, fino alla meta finale.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!
immagine: Carmelites | Carmelitani | Carmelitas :: O.Carm :: Celebrating At Home - 4th Sunday in Ordinary Time
