ESSERE IL SAPORE E LA LUCE DI DIO!
Domenica scorsa abbiamo iniziato ad ascoltare la via alla felicità e alla santità: abbiamo ascoltato le beatitudini. Questa domenica, rimanendo in tema, Gesù ci presenta due immagini molto precise e molto ricche di significato: il sale e la luce, immagini anticipate nella prima lettura, dal profeta Isaia. Gesù in un modo molto semplice ci dice: “Voi siete il sale della terra”, poi aggiunge: “Voi siete la luce del mondo”. Due immagini che dicono come attuare nel quotidiano le beatitudini. Due immagini che dicono come essere discepoli del Signore. Due immagini che dicono il nostro DNA: sale e luce. Cerchiamo di capire, anzitutto: che cosa vuol dire che noi siamo il sale della terra?
Nell’Antico Testamento il sale per le sue proprietà di conservazione era simbolo dei valori duraturi di un contratto: un’alleanza di sale (Nm 18,19; 2Cr 13,5). Senza dimenticare che anticamente, non avendo gli strumenti di oggi, si faceva uso del sale per conservare gli alimenti.
Il cristiano che prende coscienza di appartenere al Corpo di Cristo deve manifestare questo sapore di Dio nel mondo, in una storia continuamente ferita dall’odio, dalla prepotenza, dall’arroganza, dalla violenza, dalla guerra, dalle calamità, dalla sofferenza.
Gesù ci dice anche che siamo luce. Ed è vero se siamo battezzati siamo stati resi luce. Questo significa far ritorno a quel giorno di grazia, in cui la luce di Cristo, ha preso possesso di noi, dei nostri cuori rendendoci luminosi; illuminati dal Signore e, dunque, capaci di fare luce dentro e fuori di noi.
Ecco il Vangelo che arriva, questa domenica, alla nostra vita: essere sale e luce ogni giorno. In altre parole, Gesù ci sta dicendo quanto siamo importanti per il mondo, per la storia. Non possiamo essere egoisti o giocare a “scarica barile”. Il cristianesimo non è e non sarà mai un fatto privato chiuso nel sacrario della propria coscienza.
Essere cristiani è assumersi una responsabilità di fronte al mondo, di fronte alla storia, a cominciare dal nostro paese, dalla nostra città, dal luogo dove noi consumiamo la nostra vicenda quotidiana, la parentela, il lavoro, la scuola, lo sport, lo svago. Per questo Gesù oggi ci ripete che siamo il sale di questo mondo, lo dobbiamo rendere saporito, bello, gustoso, dobbiamo far sì che non si sciupi, che non si rovini la bellezza e la dignità della vita. Non possiamo cadere nel devozionismo pensando che quella sia la nostra vera identità cristiana. Non possiamo cadere in un devozionismo che ci rende individualisti pensando solo ai fatti nostri. È vero che la nostra storia, la nostra vita è distorta, contraddittoria ma noi non siamo chiamati a lamentarci e a fuggire ma a dare sapore, a illuminare la vita. Ricordiamo quel cartello che papa Francesco mise fuori dal suo studio con la scritta “vietato lamentarsi”, un monito dello psicologo Salvo Noè che fece breccia al cuore del Pontefice ma dovrebbe fare breccia al cuore di tutti, in particolare in coloro che vivono la sindrome del vittimismo. Nel nostro buio, accendiamo la luce magari arriveremo alla soluzione prima e forse meglio.
Gesù oggi ci dice che ci sta un oltre e che la forza dello Spirito Santo, che è già in noi, ci insegna a guardare, con occhi diversi, la nostra quotidianità.
Ebbene, in concreto cosa possiamo fare? Ripigliamo tra le mani la liturgia della Parola di questa domenica, in particolare la prima lettura del profeta Isaia che subito risponde alla domanda: «Spezza il tuo pane con l’affamato, introduci in casa i miseri, vesti chi è nudo, allora la tua luce brillerà». Il profeta parla della luce della carità e dell’amore, e non si tratta di allungare uno spicciolo al mendicante o regalargli un chilo di pane, parla di saper amare la bellezza della vita e educare a viverla. Oggi stiamo vedendo la dignità della vita che per una semplice lite si uccide, si usa violenza, oppure si va a cercare la dignità nel fondo di una bottiglia di alcool o nella droga. Cosa stiamo realmente costruendo? Cosa stiamo dando ai nostri figli, al nostro mondo? Questo non è spezzare il pane con l’affamato. Questo non è celebrare l’Eucarestia. Tutti necessitiamo di cambiare stile di vita tutti i giorni e non nelle occasioni ma al contrario: lo stile di vita deve essere l’occasione perché io sia sale e luce, pane spezzato senza sprecare il bene che sta nel profondo del cuore. E infine e non da meno, rivolgiamo sempre al Signore. Se Lui parla così di noi è perché semplicemente possiamo essere sale della terra, luce del mondo, nella misura in cui Egli è con noi, è in noi.
Impariamo a sentirci anzitutto amati da Lui, a sentirlo dentro di noi perché cresca la nostra comunione con Lui, cresca la familiarità e l’intimità con Lui. Solo rendendo vera e profonda la nostra amicizia con Gesù possiamo costruire una società vera nelle quali saper condividere ciò che è buono e bello, possiamo essere il sapore e la luce di Dio.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!
