LA DOMENICA DELLA FEDE NEL RISORTO
Siamo alla quinta domenica di Pasqua e la liturgia della Parola di questa domenica è di una ricchezza straordinaria per aiutarci, ancora una volta, a vivere l’evento della Pasqua.
Con Gesù ci troviamo al Cenacolo. Abbiamo visto domenica scorsa e lungo questa settimana, Gesù che si è presentato a noi come il Buon Pastore. Questa domenica accogliamo il suo testamento spirituale in vista della sua dipartita.
Dopo il discorso di Gesù, nel luogo dell’amore, il Cenacolo, qualcosa turba il cuore dei discepoli, qualcosa li rende tristi e non sanno vedere altro se non se stessi.
Anche ai nostri giorni il nostro cuore è turbato per tante vicissitudini. Poi con queste prospettive angoscianti che arrivano dal fronte delle guerre, le malattie, le ansie che ci portiamo dentro, che spesso non sappiamo dove o su chi appoggiarci.
Quando parliamo di turbamento sappiamo che si tratta di un atteggiamento interiore. Nel Vangelo però vuole indicare una mancanza di appoggio, un essere destabilizzati. Del resto, la nostra stessa vita si presenta destabilizzata, fin dall’inizio, da qualche cosa.
I discepoli di Gesù si ritrovano nei loro dubbi, nelle loro obiezioni alle parole che prima Gesù aveva detto circa la sua partenza ormai prossima e il tradimento di Giuda. Queste parole hanno creato un vuoto in loro, non vedono un futuro e sono invasi da paura. Possiamo dire che questo turbamento ha creato “la notte” nei loro cuori e il turbamento si è trasformato nell’ora della prova della fede, dove sono assaliti dall’angoscia, dalla solitudine, dalla sfiducia: si ritrovano come dei senza dimora. Ecco perché il Signore si rende vicino, esorcizza lo scoraggiamento, li rassicura e dona quella pace interiore: «abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore».
C’è una dimora che ci accoglie tutti, perché il Padre mostra su tutti la sua paternità, non solo verso il Figlio ma in Gesù verso tutti coloro che ascoltano la sua voce.
Gesù invita ad avere fede, sempre. Non occasionalmente ma nella vita di tutti i giorni, nel bene e nel male, perché la fede non è sapere che Dio c'è, ma ancorarsi a Lui, tessere relazione con Lui. Gesù non ci chiede di non provare tristezza, ma di non permettere che la paura prenda il sopravvento. La nostra povera vita sarà sempre invasa dalla paura della morte, di non farcela, di fallire: la fede è il vero e solo antidoto per avere un cuore unito a Dio, poggiato su Dio, innestato in Dio. Ecco perché l’orante biblico prega così: «anche se camminassi in una valle oscura non temo alcun male perché tu sei con me Signore» (Sal 22,4). Santa Teresa d'Avila diceva che “non dobbiamo allontanarci da ciò che costituisce tutto il nostro bene e il nostro rimedio, cioè dalla santissima umanità di nostro Signore Gesù Cristo”. Queste parole ci invitano ad “accrescere la fede nella presenza vera e attiva dello Spirito, nella forza e risurrezione donata da Cristo” (Angel Fernandez Artime), abbiamo «solo bisogno di costanza, perché dopo aver fatto la volontà di Dio possiate raggiungere la promessa» (Eb 10,36). Diversamente il cuore si addormenterà, l’anima sarà anestetizzata e la speranza smarrita in qualche angolo oscuro della nostra esistenza. Gesù è il luogo sicuro, la roccia su cui costruire la nostra casa, la nostra Comunità (cf. Mt 7,24-27).
Costruire la casa, la Comunità sulla roccia significa molto semplicemente costruire la propria esistenza su Dio. Egli è la roccia. La roccia è uno dei simboli biblici per parlare di Dio: «Il nostro Dio è una roccia eterna» (Is 26,4); «Egli è la Roccia, perfetta è l'opera sua» (Dt 32,4). San Pietro nella seconda lettura ci dice che la casa costruita sulla roccia esiste già; si tratta di entrarci! Questa casa è la Chiesa. Certo, non è quella fatta di mattoni, ma quella composta dalle «pietre vive» che sono i credenti, edificati sulla «pietra angolare» che è Cristo Gesù.
Tanti di noi non siamo consapevoli della nostra fede. Basta ricordare che quando concludiamo una preghiera o rispondiamo al sacerdote (sempre se rispondiamo!) facciamo uso della parola ebraica «‘aman», oggi storpiata in «amen» che letteralmente significa “essere stabili, sicuri”. Ma questo verbo ha come radice un altro vocabolo ebraico «‘emet» che vuol dire “verità, fedeltà, fiducia, fede, sicurezza, stabilità” e altre parole simili.
Questa domenica che sia la domenica per prendere coscienza che siamo chiamati a costruire una Chiesa di santi, di profeti, di sacerdoti, di battezzati innestati in un grande progetto d’amore da testimoniare nella quotidianità.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!
immagine: Carmelites | Carmelitani | Carmelitas :: O.Carm :: Celebrating At Home - Fifth Sunday of Easter
