giovedì 23 aprile 2026

IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

PARTECIPARE DELLA VITA DEL BUON PASTORE



Siamo alla quarta domenica di Pasqua e ritorna a noi il tema del “pastore” che, dalla preghiera di Colletta alla Parola di Dio, pone la sua centralità nell’Eucarestia domenicale perché tutti possiamo arrivare dove ci ha preceduto, Cristo buon pastore (cf. Preghiera di Colletta, IV domenica di Pasqua, anno A).
L’immagine del Pastore ripercorre le pagine dell’Antico Testamento, esprimendo così l’essere e l’agire di Dio che, come fa un pastore nei confronti del suo gregge: conosce, conduce, nutre e libera dai pericoli, così Dio fa nei confronti del suo popolo.
Gesù assume queste quattro azioni pastorali avendo cura di ciascuno di noi, in quanto Egli, «Pastore eterno», dona interamente la sua vita per ciascuno di noi. Allora è importante capire quale è il nostro rapporto con il Signore se è di facciata o di sequela.
Forse magari siamo attratti da altro tipo di relazione. Sempre se siamo capaci di relazionarci, perché facilmente sappiamo mascherarci nelle relazioni e se lo facciamo con gli altri figuriamoci con Dio: cerchiamo di apparire “belli” ma siamo solo ciechi che pensiamo di vedere e invece siamo semplicemente al buio.
La Liturgia della Parola ci fa pregare con il Salmo 22 così: Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla, regalandoci l’immagine più bella del pastore. Il salmo ci spiega cosa vuol dire “non manco di nulla”: Dio si occupa di tutti i particolari della mia vita, di tutti i particolari importanti: prepara per me un banchetto davanti ai nemici, cioè non solo mi alimenta ma anche mi difende; mi protegge col suo bastone, col suo vincastro (che era il bastone con cui si tenevano lontani gli animali pericolosi). Mi dà sicurezza in questo modo. E anche se devo camminare nelle avversità della vita, in una valle oscura, egli è con me. Per questo Gesù, partendo dai fatti della vita, comincia a far pulizia dei cattivi pastori iniziando dal “recinto del Tempio”, dove già una volta aveva cacciato i mercanti (Gv 2,13-17) per ridare splendore all’immagine del Buon Pastore e lo fa presentandosi come “la porta”.
La porta è quel passaggio che permette l'incontro, la relazione, e il Padre in Gesù vuole ancora incontrarci, relazionarsi con noi.
Gesù sviluppa questo tema della porta dicendo: chi vuole entrare nell’ovile deve passare attraverso di me. In questo modo spiega chi è il buon pastore: è colui che fa riferimento a Gesù, è colui che, per arrivare alle pecore, passa attraverso Gesù e riconduce a Gesù le pecore stesse. Il buon pastore è colui che non ha un interesse privato, ma piuttosto pubblico, un interesse ecclesiale: vuole condurre le pecore a Cristo, alla Chiesa. Vuole farle entrare nell’ovile comune.
In questo contesto possiamo comprendere il significato del “Buon Pastore” che è riferito al Padre, a Cristo Gesù, ai pastori, a tutti i battezzati, sì, in quanto nel Battesimo, in Cristo siamo stati consacrati sacerdote, re e profeta. Certo, è vero, nella Chiesa abbiamo differenti compiti ma ciascuno e tutti chiamati ad essere quel “canale” dove passa la linfa vitale della Carità che sgorga dal Cuore del Salvatore, come ci ricorda papa Leone XIV. Tutti noi siamo chiamati ad essere immagine divina nella vita di tutti i giorni nell’amore del Signore, in quanto solo l’amore è credibile, solo l’amore è degno di fede. 
Però, come abbiamo visto dal Vangelo, il Signore ci mette in guardia da una falsa relazione, da una falsa fame e sete in quanto può essere intercettata anche da impostori, da briganti, da ladri, che ci riempiono di illusioni, di false promesse, rubandoci la speranza e lasciandoci una vita vuota, nella confusione più totale, nella desolazione.
Questa domenica, Gesù, il Pastore buono, spiegandoci la sua identità divina ci dice: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato». Occorre però riconoscere la sua voce, la voce del Pastore che ha passione per la vita, per la nostra vita. Per Lui la nostra vita ha la sua importanza e per questo ci ama.
Distinguere la voce dell’Amato è importante, perché solo così possiamo avere la vita in abbondanza promessa da Gesù.
Nell’espressione “vita in abbondanza”, troviamo la sintesi di tutta la vita di Cristo buon pastore che dona la sua vita liberamente (cf. Gv 10,17-18). Una vita in abbondanza è una vita destinata a non finire ma a crescere sempre di più nella comunione, nella partecipazione con la vita degli altri e, infine, nella sconfitta del male e della morte.
Ogni anno questa quarta domenica di Pasqua celebriamo la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni voluta da papa san Paolo VI. È una occasione per pregare per la propria vocazione e per tutte le vocazioni, perché il Signore a ciascuno affida una missione nel mondo di oggi, con le sue ferite e le sue speranze, le sue sfide e le sue conquiste. Il tema di quest’anno è “Aspirate alla santità, ovunque voi siate”. È un invito perché ciascun battezzato senta questa risposta nel cuore e possa proclamarla con le labbra e la propria vita, per essere in questa nostra cultura narcotizzata e satura, frenetica e stanca, testimone e profeta di fiducia secondo il cuore del buon Pastore.
Oggi è occasione per pregare per coloro che ci aiutano a seguire il buon Pastore, cioè quei fratelli e sorelle che per primi seguono il Pastore e che, con i loro limiti, svolgono quella missione per ciascuno di noi, perché ognuno di noi, nel proprio contesto di vita, viva la propria fede incarnando la propria vocazione specifica.
Che nella nostra quotidianità, tutti possiamo coltivare la nostra relazione con Dio, perché ci siano sempre uomini e donne innamorati di Gesù, per portare con gioia e con la propria vita la Parola del Signore Gesù, per essere un riflesso del Suo amore.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!