PORTARE IL CIELO NELLA QUOTIDIANITÀ
Siamo arrivati alla settima domenica di Pasqua e celebriamo l’Ascensione del Signore, così come abbiamo ascoltato nella prima lettura e nel Vangelo.
Che significato diamo all’ascensione del Signore? Luca ce lo spiega benissimo cosa è successo mostrandoci l’atteggiamento dei discepoli in quel momento particolare: «stavano con lo sguardo fisso verso il cielo» e mentre erano immobili, due uomini vestiti di bianco chiedono loro il perché di quell’atteggiamento, la ragione del loro modo di reagire all’ascensione di Gesù.
Quei due uomini ci insegnano che non si può stare sempre con gli occhi alzati verso il Cielo, occorre stare anche coi piedi per terra, perché l’Ascensione del Signore non è una dipartita ma un tempo nuovo in cui Gesù inizia ad essere presente in mezzo a noi, a relazionarsi con noi, è un tempo in cui inizia il senso della Risurrezione.
Allora chiediamoci: che cos’è questa solennità per noi, oggi? Celebrare l'Ascensione del Signore non è un fatto devozionale e tantomeno tradizionale secondo luoghi e culture; è un immergersi nel cielo di Dio dentro la trama della storia che siamo chiamati ogni giorno a vivere, a trasfigurare; è quell'accogliere nella vita di tutti i giorni il Signore asceso, speranza ed eredità nostra. Significa essere discepolo di Cristo comunicando il volto di Dio senza lasciarlo confinato in qualche cornice della nostra immaginazione. A tal proposito diceva Charles Peguy: «poiché non hanno il coraggio di essere nel mondo, credono di essere di Dio. poiché non sono dell’uomo, credono di essere di Dio. poiché non amano nessuno, credono di amare Dio». Occorre avere una vita a due dimensioni: una verticale e una orizzontale, così come hanno fatto tanti uomini e donne che ci hanno preceduto nella fede. La dimensione verticale ci aiuta a mantenere il cuore costantemente orientato verso la vita eterna dove Gesù è salito per primo; la dimensione orizzontale invece ci aiuta a dedicarci, anima e corpo, verso il proprio prossimo. Allora sì che possiamo sperimentare fin da adesso l’Ascensione in quanto è vivere lo stesso amore che ebbe Cristo Gesù per noi, aprendo nuovi orizzonti pieni di speranza, perché solo con occhi nuovi e speranzosi si può pensare e parlare di Chiesa in uscita, diversamente saremo sempre col nasino all'insù col rischio di evadere dalla realtà, di evadere dalla corresponsabilità, di non essere fedeli a Cristo pensandolo di esserlo.
Nel Vangelo i discepoli si sono recati all’appuntamento che Gesù diede loro nel luogo dove tutto è iniziato, nel luogo del primo incontro, del primo amore. Anche noi abbiamo bisogno di tornare al luogo del primo incontro, del primo amore. Torniamo nella galilea della quotidianità, nella vita di ogni giorno, intrisa di relazioni, di gioie, dolori e fatica del vivere. Il Vangelo è una continua itineranza nella vita, dove l’umanità va incontrata così come è, in ogni situazione. Lì il compito a ciascuno di «rimanere nel suo amore», di comunicare l’amore, di essere amore, di essere segno della sua libertà, di essere dono per l’altro.
Saliamo anche noi quel Monte, anche se ci costa fatica ma è la fatica della fede che viene forgiata dalla Parola di Dio, perché quel Monte è il luogo delle Beatitudini, luogo dove Gesù ha dato il significato profondo del Vangelo (Mt 5,1ss.). Quindi io salgo quel Monte e incontrerò il Signore ogni volta che ascolterò la sua Parola, ogni volta che mi verrà svelata la verità su Dio, su me stesso e sugli altri e nel mio cuore risuonerà ancora una volta il mandato di Gesù risorto: «andate e fate discepoli tutti i popoli».
Abbiamo un verbo che ci mette in movimento: “andate”. Non dice continuate a fissare il cielo. Non dice di stare a mani giunte. Non dice di stare in estasi ma affida a ciascun battezzato il compito di andare e fare discepoli. Forse questa espressione può risultare equivoca in quanto fa credere di imporre una fede o una religione. Invece no. Significa impegnarsi a indicare la via tracciata da Gesù, una via che sale dalla terra e va verso il Cielo e percorrerla insieme, condividerla insieme come ha fatto Gesù.
Iniziamo allora seriamente la nostra avventura cristiana. Siamo suoi discepoli. La parola discepolo deriva da dĭscere = imparare; del resto, in questi giorni il Vangelo ci diceva l’incapacità nostra di sostenere il peso delle Parole di Gesù. Per questo ogni battezzato è colui che non si sente mai arrivato, colui che indaga sempre la verità, che si scopre sempre povero e necessitante di essere educato da Dio con “gradualità” attraverso la sua Parola con la forza dello Spirito Santo che ci fa fare esperienza di Dio nel nostro intimo.
Allora sì che possiamo “battezzare”, cioè immergere l’altro nell’esperienza d’amore, di comunione mostrando con la propria vita tale bellezza che risiede in Dio amore e scopriremo che Gesù sarà per sempre con noi perché Egli è l’Emmanuele ogni qualvolta che ci ameremo gli uni gli altri come Lui ci ha amato con la certezza di non essere soli.
Buona festa dell'Ascensione del Signore a tutti voi!
immagine: Vivere la Pasqua: Ascensione del Signore. Il messaggio di Mons. Vescovo – Diocesi di Castellaneta
