VIVERE LA VITA: È QUELLO CHE DIO VUOLE DA TE
Siamo alla VI domenica di Pasqua e ancora una volta viene ribadito l’importanza dell’annuncio pasquale, della risurrezione: «Io vivo e voi vivrete». È molto forte e significativa questa frase perché ancora una volta Gesù, il Vivente, promette vita. Qui troviamo l’identikit del Cristo Risorto. Egli è Colui che morendo sopra il patibolo ha vinto per noi la morte donandoci la vita per sempre. È questa certezza, è questa speranza il principio vitale di ogni battezzato che porta il Corpo di Cristo, la Chiesa, a crescere, ad accogliere tutti, a diventare il punto di riferimento per chi cerca consolazione, sollievo, aiuto, coraggio. Questo significa che Gesù, il Vivente, non è qualcuno del passato ma dell’oggi. Non è solo Colui che diede la vita per noi ma Colui che ci aiuta in ogni momento a credere nella vita, a sperare la vita. E non stiamo parlando solo di vita eterna ma della nostra qualità di vita. Per questo la Pasqua di Gesù non rovina quello che siamo, i nostri tempi, i nostri limiti, i nostri intricati ragionamenti, la nostra testardaggine. Abbiamo bisogno di quella costanza per poter arrivare, poco alla volta, a quella vera professione di fede camminando, sorretti dall’amicizia e dalla testimonianza di chi ci sta a fianco: del Consolatore, del Paraclito, perché confessare che Gesù è risorto significa credere che la sua vita non è morta e sepolta, ma che “dagli abissi della morte, Cristo ascende vittorioso” (Liturgia delle Ore, Pasqua, Inno delle Lodi).
Gesù ha amato la vita e l’ama ancora anche se siamo tra coloro che magari sono risentiti dalle infedeltà, dai tradimenti, dalle debolezze, dalle cattiverie e che da noi, che ci definiamo cristiani, per pregiudizio li abbiamo messi da parte, scartati, abbandonati oppure peggio: “Dio, con quella gente ha poco o nulla a che fare, volge il suo sguardo più verso di noi che su di loro”. Tutti però sappiamo che Gesù ha sempre risposto alla vita, al desiderio di vita. Pensiamo a quanti si recavano da lui per una guarigione fisica o spirituale, un aiuto, una parola. Gesù prima di donare la sua vita in croce, l’ha fatta nascere in mezzo a noi, in ciascuno di noi. Per questo il messaggio che risuona nel Tempo pasquale non può che parlare della fede nella vita.
Nel Vangelo di questa domenica abbiamo questo monito di Gesù: «se mi amate, osservate i comandamenti». In altre parole, il Signore Gesù dice: «se mi amate, amate la vita, fate vivere». In questo mondo in subbuglio si necessita di far vivere e invece cosa stiamo donando di buono?
Certamente, il cuore dell’uomo ha bisogno di amare e di essere amato. È un bisogno incancellabile, presente in tutti e invece assistiamo a lotte, discordie. Assistiamo a un mondo ferito da guerre atroci e insensate che seminano solo morte e disperazione. Ecco perché abbiamo bisogno anche di un altro Paraclito, perché ci dica all’orecchio che cosa significa amare insegnandoci ad amare.
Quanto è bello amare e sentirsi amati! È un dono impagabile. È un dono necessario. Purtroppo, è una parola registrata tantissime volte e vissuta pochissime volte; è diventata una parola sempre più rara di ogni altra cosa. È talmente rara che la fame d’amore è rimasta. Solo un vero e puro cristianesimo sarà capace di esprimere una vita piena d’amore facendo vivere gli altri donando la vita e non uccidendola.
Amare è far vivere. È come guardare un campo a primavera dove tutto è fiorito e sembra che stia fiorendo anche in te. Questo ci dice che è dall’amore vero che nasce la vita. La vita infatti esiste non perché c’è un respiro ma perché ognuno di noi è capace di farla fiorire negli altri, in coloro che ci stanno accanto. Allora, facciamo come dice l'apostolo Pietro nella seconda Lettura: «adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi». Facciamo in modo che l’amore che il Signore ha riversato nei nostri cuori, non venga oscurato dall’orgoglio, dall’egoismo, dalla prepotenza, dall’individualismo sfrenato, dal materialismo. Ricordiamoci che siamo delle persone e non degli oggetti di poco conto: tutti abbiamo una dignità!
Gesù questa domenica ci chiama a vivere di quanto Lui stesso è stato per noi. Egli ci dice di lasciar passare la nostra vita dalla sua, di radicarla nella sua Parola. Non possiamo sempre rispondere: “facile a parole!”. Lo sappiamo che non è così semplice. Per questo Gesù prega il Padre per un altro Paraclito, Qualcuno che ci stia accanto nella lotta contro il male, che scenda nell’intimo dei nostri cuori, che rimanga sempre con noi per guidarci nella vita, perché possiamo trasmettere vita. C'è un bel progetto d’amore da compiere, un progetto di vita racchiuso in quei comandamenti che Gesù stesso ci ha lasciato in eredità. Uno scrigno in cui è racchiuso la ragione del nostro vivere: generare vita. Ricordiamo quella candela accesa ricevuta nel giorno del nostro Battesimo, quella fiamma che sempre dobbiamo alimentare con la nostra esistenza, con il nostro amore, perseverando nella fede.
Oggi, come ci ricorda la prima lettura presa dagli Atti degli Apostoli, siamo una Chiesa in uscita, siamo cristiani nel mondo del lavoro, dello studio, nella famiglia, lungo la strada, con gli amici. Che l’esperienza d’amore che viviamo con il Signore, la possiamo far splendere lungo l’arco della settimana, lungo la nostra vita, nella quotidianità, come splendono i raggi solari, perché l’altro possa godere di quest’amore.
Allora prendiamo sul serio questo Vangelo domenicale ricco d’amore perché scorra nelle nostre vene, nelle nostre relazioni.
Ravviviamo la nostra vita interiore e la nostra carità verso il prossimo per essere fecondi nel generare vita secondo Dio.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!
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