giovedì 11 giugno 2026

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

«GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE»


Celebriamo l’undicesima domenica del Tempo Ordinario che ci richiama fondamentalmente alla nostra vita battesimale.
Il Vangelo di questa domenica contiene una “battuta” che spesso dimentichiamo o non diamo il suo giusto peso: «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». Questa espressione sconvolge la nostra concezione economica della vita, in quanto in ogni cosa siamo abituati a cercare il tornaconto. Però, questo è un invito a prendere coscienza di quello che siamo: popolo di missionari, popolo di annunciatori del Vangelo, popolo capace di pregare, popolo che porta il mondo a Dio. Queste parole di Gesù ci dicono, in particolare, che la fede non ce la siamo data, che noi siamo qui per grazia, non abbiamo bisogno di farci vedere dalla gente per quello che sappiamo fare. Dobbiamo invece ricordarci che il dono della fede è gratuito e in quanto tale non avanza nessun diritto. Infatti, dinanzi a Dio tutto è grazia, tutto è dono; a noi solo quell’umiltà per poter donare, nella ferialità della vita, la Sua stessa grazia che abbiamo ricevuto. Cristiani lo saremo solo se la nostra vita è un dono per l’altro.
Anche nella prima lettura di questa domenica, al popolo uscito dall’Egitto, Dio instaurando un’alleanza d’amore con il popolo disse tramite Mosé, che davanti al dono che Dio ha fatto a loro, c’è un impegno, c’è una responsabilità, c’è da rendere testimonianza dell’amore di Dio versato sui singoli cuori ed è attraverso la testimonianza che possiamo generare alle fede nuove persone. Questo significa essere nazione santa, proprietà di Dio, popolo di sacerdoti.
Il Vangelo riprende questa alleanza con il popolo che necessita di una guida, un popolo stanco, un popolo sfinito, un popolo che non è in grado di stare in piedi, un popolo che necessita di qualcuno che si prenda a cuore ogni situazione, gratuitamente.
Oggi la gratuità di Dio sembra scemare e con essa le nostre stesse capacità. San Leone Magno ricordava il privilegio e il dovere di lavorare per Cristo e con Cristo: “Cristiano non dimenticare la grande dignità di cui sei stato rivestito!”.
Ecco davanti a noi “la messe” di cui parla Gesù: l’umanità. È una umanità smarrita, nonostante che il campo della loro vita è in piena abbondanza, nonostante il peccato che segna le varie ferite insieme alle ferite di una vita ordinaria. San Paolo, nella seconda lettura, ci dice, che questa umanità è già salvata dalla grazia divina, rivelatasi nell'evento della morte e risurrezione di Gesù.
Gesù osserva questa folla, questa umanità priva di uomini e donne che ne siano guida e «ne sente compassione» ed invita alla preghiera, che è la prima azione pastorale in assoluto da fare: «pregare il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe».
Questo ci dice che non siamo noi a produrre “vocazioni” ma è sempre Dio a farne dono. Ogni chiamata alla vita e alle sue necessità parte dal cuore di Dio che si serve del cuore di ciascuno di noi, si serve della nostra necessaria collaborazione. Questo può sembrare un paradosso, ma il Signore ha proprio bisogno di tutti noi per radunare il suo popolo e sfamarlo della sua Parola di vita. Infatti, annunciare il Vangelo necessita di sacerdoti, di missionari, di religiosi e religiose, laici impegnati seriamente nella propria vocazione cristiana perché diano il meglio di sé: il loro pensiero, il loro cuore, la loro azione, la loro vita. Per questo il Signore, per ottenerli, ci dice di pregare. La preghiera è l’unica forza perché le varie vocazioni non vengano meno.
Poi Gesù si rivolge ai dodici per essere loro la consolazione di Dio. Attenzione! Non guardiamo a questi 12 persone come se fossero gli unici a servire nella vigna del Signore. Essi rappresentano ciascuno di noi; ciascun battezzato è in quei dodici, perché ogni persona è chiamata alla vita e darle senso e si dà senso alla vita servendola. Tutti siamo chiamati a prendersi cura e prendersi a cuore la vita dell’altro. Gesù vuole raggiungere, giorno per giorno, il mondo per mezzo di noi, secondo la vocazione alla quale siamo stati chiamati.
Questa Parola domenicale ci insegna che dobbiamo imparare a respirare l’aria della gratuità in ogni cosa che facciamo, in quanto la facciamo per amore e senza nessun applauso, podio di prestigio, senza nessuna gratificazione che può inquinare non solo l’anima ma anche le stesse nostre opere. Ogni cosa che faremo, dal servizio più umile al più importante, dobbiamo ritenerci umili servitori, umili lavoratori nella vigna del Signore, con un proprio compito ma per lo stesso scopo: annunciare il Vangelo dell’amore e non solo a parole, ma soprattutto con la propria vita e con gioia, sapendo che Dio ama chiunque senza nessuna distinzione o preferenza. 
Allora scendiamo in strada senza nessun tornaconto, senza nessuna gratificazione ma gratuitamente in quanto la gratuità è da Dio. Non esiste, quindi, convenienza o scorciatoie con Gesù ma solo amore perché si dona senza riserve. Occorre da parte nostra un semplice sì e il resto lo farà il Signore.
Preghiamo perché questa preghiera si realizzi ogni giorno. Perché si accenda in noi l’entusiasmo, la gioia per il Vangelo per trasmetterlo a ogni uomo e donna di buona volontà, gratuitamente.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!