DALL'ORECCHIO ALLE TERRAZZE DELLA VITA
Anche questa domenica, la liturgia della Parola ci conduce a riflettere in una maniera coscienziosa sull'insegnamento di Gesù sulla missione della Chiesa. Fin dalla prima lettura abbiamo un monito per coloro che vivendo la missione cercano la popolarità, amano le prime file, gli applausi, i podi di prestigio, vivendo di cose effimere, amanti della vanagloria e non di Dio.
Il profeta Geremia ci dice l’importanza di avere il Signore al proprio fianco, in ogni istante, che sia Lui il filtro della nostra vita senza nessuna paura dell’altro. Per questo Gesù inizia il suo discorso dicendo: «Non abbiate paura degli uomini». Noi, invece, continuiamo a temere il giudizio dell’altro, come se dovessimo rendere conto agli uomini e non a Dio. È vero che ai nostri giorni la paura, a prescindere la categoria di persone che ne soffrono, aggredisce un po’ tutti e oltre a influenzare l’individuo, ha un impatto notevole anche a livello collettivo. Ma Gesù con il suo discorso indirizzato ai discepoli non vuole altro che infondere coraggio, garantire la sua presenza accanto, non perché “tutto filerà liscio come l’olio”, le difficoltà, le persecuzioni ci saranno ma se abbiamo paura il motivo è uno solo: la nostra fede è fiacca, debole, pigra, è una fede apparente! Certo la verità spaventa tutti ma il Vangelo è e sempre sarà scomodo per tutti, non solo per il mondo di fuori ma anche per il mondo che è dentro di noi. E questo non perché è violento, rivoluzionario, che sovverte ordini sociali, offende qualcuno, o chissà che cosa. No! Niente di tutto questo. Il problema è che la Verità dà fastidio, mette in luce le opere malvagie, fa venire fuori tutti i ladrocini, gli omicidi, non si allea con il potere ma è Libera, non si adegua alla mentalità corrente ma va contro corrente perché è dalla parte dei più deboli: la Verità solo a sentirla dà fastidio.
Chissà quante volte ce lo siamo detti che da battezzati non possiamo vivere voltandoci dall'altra parte o con una comoda vita da salotto avendo tra le mani libri di devozioni, immaginette, crocifissi alle pareti e presepi a Natale. Tutto questo può starci se vivessimo il Vangelo. Diversamente si è sterili, aridi e inutili.
Il Vangelo non ha scorciatoie, fin dall’inizio Gesù stesso ce l’ha detto: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20).
Il Signore ci chiama a conformare la nostra vita a Lui; a Lui che è perseguitato, rifiutato, abbandonato, ucciso dagli uomini. Non esiste cristianesimo all’insegna della tranquillità. Basta guardare cosa succede nel mondo per renderci conto (ricordiamo, ad esempio senza dimenticare tante altre, il Vescovo del Mozambico assassinato nella sua residenza episcopale il 6 giugno 2026). Chi inizia a seguire il Signore, deve mettere in conto difficoltà, tribolazioni, quelle cose che pesano ma che autenticano la fede e il nostro rapporto con Gesù, che autentica il Vangelo che sta incidendo sulla realtà, che sta scuotendo le coscienze mettendo in discussione le logiche del mondo. Gesù ci ricorda che il vero bene da custodire è la comunione eterna con Dio e perciò dobbiamo temere soltanto ciò che può allontanarci da Lui.
Attenzione allora a non cadere in quelle tentazioni che annacquano il Vangelo, come l’avidità di possesso, la gloria umana, la strumentalizzazione di Dio, la sfiducia o il sentirsi abbandonati da Dio, come lo sperimentò Gesù (cf. Mt 27,46).
Tutti possiamo vivere una aridità spirituale ma dobbiamo alzare lo sguardo verso l’Alto fiduciosi, sapendo che Lui si prenda sempre cura di noi, perché preziosi ai suoi occhi. E questo Gesù ce lo fa capire attraverso la natura: «neppure un passero cadrà a terra senza Dio». Dio è coinvolto in ogni situazione, siamo al rifugio nelle sue mani, mai ci abbandonerà. Nel Salmo 118 si legge: «Il Signore è con me, non avrò timore: che cosa potrà farmi l'uomo? Il Signore è il mio aiuto. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell'uomo. È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti» (Sal 118,6-9). Quindi è importante mettersi sempre in ascolto della Parola, a tendere l’orecchio perché la Parola penetri in noi e vi metta delle salde radici, che diventi vita della propria vita, prima di essere annunciata. Poi portiamola nella vita. È importante fare questo passaggio “dall’orecchio alle terrazze”.
La Parola di Dio deve essere annunciata nei vicoli della
nostra vita (cf. Mt 22,9), con la certezza di avere Gesù al nostro fianco,
sempre. Diversamente il messaggio evangelico sarà
solo un insieme di valori etici che non conducono da nessuna parte.
Nella Evangelii Gaudium, Papa Francesco ha scritto per noi: «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità» (n. 49). Il cristiano è chiamato a essere lievito nella massa (cf. Mt 13,33), sale della terra (Mt 5,13), luce nel mondo (Mt 5,14) nella “terrazza” della propria esistenza, della propria vita, della propria storia rendendo testimonianza di un amore assoluto di Dio. Questo richiede azione, coraggio, disponibilità a pagare di persona. Allora la domanda famosa da farci è questa: siamo disposti a lasciarci scomodare dal Vangelo? Perché è proprio lì, lasciandoci scomodare che si gioca la nostra vera gioia, che si diffonde il Vangelo continuando a fidarci del «non temere» che, ancora oggi, ci ripete Gesù.
Nella Evangelii Gaudium, Papa Francesco ha scritto per noi: «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità» (n. 49). Il cristiano è chiamato a essere lievito nella massa (cf. Mt 13,33), sale della terra (Mt 5,13), luce nel mondo (Mt 5,14) nella “terrazza” della propria esistenza, della propria vita, della propria storia rendendo testimonianza di un amore assoluto di Dio. Questo richiede azione, coraggio, disponibilità a pagare di persona. Allora la domanda famosa da farci è questa: siamo disposti a lasciarci scomodare dal Vangelo? Perché è proprio lì, lasciandoci scomodare che si gioca la nostra vera gioia, che si diffonde il Vangelo continuando a fidarci del «non temere» che, ancora oggi, ci ripete Gesù.
Buona domenica nel Signore a tutti voi!
