giovedì 25 febbraio 2021

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

TRASFIGURATI PER ANNUNCIARE LA RISURREZIONE

Continuiamo il nostro percorso quaresimale e questa volta viviamo una giornata di Tabor, di trasfigurazione. È la domenica in cui Gesù ci prende per mano per fare esperienza di Lui. 
Questa esperienza viene fatta su un’altura, su di un monte, che la tradizione lo identifica con il nome di Tabor. 
Il monte nella Bibbia non è geografico ma spirituale: è la metafora dell’incontro con Dio nella sua dimora.
Salire sul monte contiene in se delle sfumature particolari: offre la possibilità di uno sguardo nuovo sul mondo, colto da una nuova angolatura, uno sguardo inedito, dal punto di vista di Dio. Ciò vuole indicare che il discepolo è colui che deve fare esperienza di Dio. La sua vita deve essere trasfigurata cioè “staccata dalla pianura”, dalle abitudini, dai pensieri di ogni giorno e salire verso l’alto, verso Dio. Questo vuol significare che è una esperienza che non può essere contaminata da esperienze terrene, perché chiamati già da adesso a vivere da risorti. Ecco perché l’Evangelista mette al centro del cammino l’episodio della trasfigurazione. Egli con la trasfigurazione di Gesù anticipa la risurrezione e invita a vivere il Vangelo per una vita trasfigurata, per una vita da risorti.
È la fede del cammino dove ognuno riceve dei segni da Dio, così come abbiamo appreso dalla prima lettura, dove Dio stesso chiede una purificazione della fede, più che un sacrificio cruento. Chiede di rinnovare il proprio rapporto con Lui, di andare oltre per cogliere Lui, per vedere il suo volto. I discepoli vanno con Gesù per cogliere per la loro vita questi segni su di un monte.
La trasfigurazione è una esperienza bella, perché Dio è bello e tutto parla di Lui. Pietro a Gesù che si presenta in questa visione con Elia e Mosè, conferma questa bellezza dicendo: “Maestro, è bello qui!”. 
In quella bellezza ci sta tutto, per questo ci attrae e noi ci avviciniamo alla fede per questa bellezza ed è la stessa bellezza che ci spinge ad agire (“facciamo tre capanne”).
Godere di questa bellezza ci permette di vivere in bellezza la vita di ogni giorno.
Da questa bellezza venne una nube, e dalla nube una voce: “ascoltatelo!”. L'ascolto della Parola ci porta ad avere questo sguardo nuovo nella società, ad essere creature nuove e rinnovate, capaci di atti di fede generosi. Ascoltare la Parola significa seguire Gesù, amare le stesse cose che lui amava, preferire chi lui preferiva, rifiutare ciò che lui rifiutava. La trasfigurazione è quest’amore passionale di Dio per noi e solo accogliendo con tutto se stessi il vangelo possiamo viverlo nella quotidianità con amore.
Facendo così noi daremo volto a quella Voce dall’alto, riconosceremo Gesù, il figlio prediletto, il figlio da seguire e da ascoltare, fino a quando ogni sua Parola diventi carne e vita nostra.
Ecco l’invito di scendere a valle, a purificare la fede che è dono, a purificare le nostre abitudini, a rinnovarci interiormente per vivere trasfigurati, da risorti. Diversamente saremo tiepidi e fermi nella vita di fede. La fede non è collocata tra un dare e ricevere. La fede è amore, innamoramento permanente: non siamo mai arrivati. L’amore cambia lo sguardo solo a chi sa aprirsi all’amore di Dio.
Qualsiasi problema che potremmo incontrare durante il cammino, bisogna avere fiducia in Dio e dire insieme al Salmista: “camminerò davanti al Signore nella terra dei viventi”, perché Cristo è la sorgente della nostra fede, anche nelle gioie e dolori di ogni giorno. Lui è la forza e noi con Lui dobbiamo rinnovarla. 
Lasciamoci aiutare da Cristo, ascoltiamo la sua Parola che è vita. Con Lui scendiamo dal monte per risalirne un altro: il Calvario, annunciando oltre le morti quotidiane la gioia della risurrezione.

Buona domenica nel Signore a tutti voi!





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