CHIAMATI ALLA TRASFIGURAZIONE
Procede il cammino verso la Pasqua. Camminare è fatica, si devono superare degli ostacoli. Quanti ostacoli nella nostra vita. Due anni fa, proprio in questi giorni, si dava inizio alla pandemia. Quante situazioni abbiamo affrontato ed ora abbiamo anche una guerra!
In questa II Domenica di Quaresima proviamo ad uscire dalla nostra situazione, anche se non è facile, per poter alzare lo sguardo verso l’Alto. Uscire però non significa non avere più ostacoli nella vita. Nel Vangelo, infatti, i tre discepoli che vanno con Gesù trovano un primo ostacolo: la salita verso un monte. Ma è proprio un ostacolo? Fisicamente sì ma spiritualmente, ci dice l’evangelista Luca, non lo è.
Cosa succede. Gesù aveva appena annunciato la sua passione e morte. I discepoli rimangono sconvolti alle sue parole, non vedono chiaro e chiedono: perché devi soffrire? Non è facile trovare risposta a questa domanda, solo entrando nella dimensione di Dio Padre si può coglierne il senso.
Questo retroscena fa sì che Gesù salga insieme ad alcuni discepoli su un monte, salga presso Dio (il monte è il luogo della Divinità) e la motivazione è la preghiera. Luca ci dice che Gesù salì sul monte per pregare e non è la prima volta che assistiamo ad un suo ritiro per la preghiera.
La preghiera. Chissà cosa pensiamo quando si dice: "prega"; "mettiti in preghiera" o parole simili. Ovviamente non si parla di un formulario che troviamo in una libro di preghiere e tantomeno delle preghiere principali della nostra fede, anche se queste contribuiscono ad alimentare, in qualche maniera, la nostra fede.
Pregare ci dice Luca è relazionarsi, specchiarsi in Colui che può indirizzarci a vivere la bellezza di Dio amore, in Colui che dà senso alla nostra vita. Gesù ci insegna questo. Purtroppo l’Evangelista annota che i discepoli dormono. Quanta sonnolenza ad ampio raggio nella nostra preghiera? Ma chi dorme, con chi si relaziona? Certamente con nessuno. Si entra vuoti in questo spazio sacro e ne usciamo stravuoti.
Luca ci dice che questo sonno si ripresenterà nuovamente su un altro monte: quello degli ulivi, dove si attualizzerà la sofferenza annunciata, dove la bellezza di Dio passa anche da questi momenti bui, sofferenti.
I discepoli si svegliano dal sonno e cominciano a contemplare una bellezza trasformante. Allora quanto accade nella preghiera è importante perché trasforma, ti cambia dentro, ti fa diventare ciò che contempli, ti fa entrare in intimità con Dio. Quando non ci sta tutto questo noi sprechiamo parole come fanno i pagani (Mt 6,7-15).
L'apostolo Pietro, nonostante tutto, visse quest'esperienza di incontro, di bellezza attraverso la preghiera e non ne volle uscire perché tutto è bellezza. La bellezza di Dio amore, comunione di persone, si è reso presente in lui tanto da desiderare dal profondo dell'anima il continuare a vivere alla Sua presenza.
Nella storia altri personaggi famosi hanno detto la stessa cosa. pensiamo a Francesco d'Assisi: "tu sei bellezza", oppure Agostino d'Ippona: "tardi ti ho amato, bellezza antica e sempre nuova".
C'è una bellezza di Dio che non va deturpata, perché è amore che canta dentro. Forse lo rifiutiamo anche noi questo tipo di amore, perché porta verso la Croce. Da lì nessun cristiano può sfuggire, ma è il prezioso passaggio per la risurrezione, così come preghiamo, durante la Liturgia, col prefazio della trasfigurazione: "Egli, dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione".
Purtroppo il limite umano ha sempre il sopravvento. La bellezza dell'evento orante si trasforma in paura: una nube li avvolge e li riempie di paura. Non è una semplice nube messa in un angolo della volta celeste. In qualche altra pagina biblica la riscontriamo.
Da questa nube, una voce dall’Alto si rende presente per indicare ancora una volta il Figlio di Dio, «l’eletto», da ascoltare nella vita di tutti i giorni.
Ogni giorno abbiamo il nostro Tabor da vivere. La nostra montagna è fatta da quei momenti bui, duri, dubbiosi, dolorosi. Momenti in cui non riusciamo mai a vedere e forse neanche ad alzare lo sguardo verso l’Alto, perché la nostra preghiera è fioca e non accende il cuore.
La fede che dovremmo vivere non è un costatare un evento soprannaturale, non nasce dalle "tre tende da costruire", ma è dono che proviene e nasce dall'ascolto.
Gesù è presenza di luce e salva, ridona speranza, ridona vita. I momenti negativi della nostra vita saranno trasfigurati da Lui in amore. Però, non dimentichiamo, amore richiama amore.
Ogni pagina, ogni parola di Vangelo è quella bella notizia per cui vale la pena vivere, se veramente riusciamo a trasformare il vangelo quotidiano in amore: sarà il futuro di Dio, il futuro dell'uomo, la nostra trasfigurazione.
Allora il senso della nostra preghiera, rivestita di un sacro silenzio, sia una vita dignitosa di uomini e donne che realizzano pienamente la trasfigurazione, perché il credere è un continuo lasciarsi trasfigurare bevendo alle sorgenti della Luce.
immagine: https://www.maranatha.it/Festiv2/quaresA/QuarA2Page.htm