giovedì 31 marzo 2022

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)

DALL'INFEDELTÀ ALLA MISERICORDIA


Stiamo per concludere il tempo forte della Quaresima, manca poco. La stiamo attraversando piena di sangue, di dolore.
Con questo scenario, il Vangelo che la liturgia odierna ci propone richiama alla nostra attenzione che deve trasformarsi in incontro tra la miseria dell’uomo e colui che è l’Amore. Incontro che è icona dell’alleanza d’amore, continuamente spezzata per l’infedeltà dell’uomo e continuamente ricucita dalla fedeltà di Dio.
La prima lettura ci dice che Dio apre il nostro cammino alla nostra cecità alla nostra infedeltà e ci indica il germoglio della vita («non ve ne accorgete?»).
Il germoglio della vita è Cristo, e i suoi oppositori saranno sempre quelli che passeranno dalla calunnia alla condanna e dalla polemica alla sentenza di morte.
Il cammino del cristiano, ci ricorda san Paolo, non si misura sul metro delle nostre pretese, sull'arroganza di essere qualcuno o di conoscere la Parola di Dio usandola contro la misericordia; colui che si professa cristiano, uomo e donna, si deve conformare alla morte di Cristo (Rm 8,29). E che significa essere conformi a Cristo? Conformarsi a Cristo non è qualcosa di magico, avviene nella vita del credente in base a una collaborazione con la grazia di Dio.
Noi diciamo che per il semplice fatto che tu sei stato battezzato, sei figlio di Dio. Ma essere figlio di Dio non si tratta semplicemente di essere battezzato, ma significa conformarsi, plasmare sé stessi in modo da esserlo in modo fattivo, concreto, coerente, nella quotidianità. Ecco allora la novità di Dio nella nostra quotidianità: la misericordia, illustre "sconosciuta" ma sempre presente nella vita dell’umanità. Sconosciuta perché, anche se ne sentiamo parlare, non la pratichiamo. Anche se ne siamo avvolti, non la doniamo.
Dinanzi a questo nostro modo di essere e di fare, Gesù mette il suo silenzio.
Non è la prima volta che nelle pagine bibliche affiora il silenzio di Dio. Il suo è un silenzio che parla, perché vuole recuperare il cuore della Legge, recuperare la vita interiore, il cammino con Dio.
Non è facile per nessuno. Però il tempo è compiuto, apriamoci alla cordialità, all’amore. Iniziamo ad essere lucidi, vigilanti ed accoglienti verso noi stessi, verso gli altri e verso Dio. Nella mistica, il silenzio interiore è il luogo in cui incontriamo Dio e, con Dio e in Dio, il nostro prossimo.
Nella scena del vangelo di oggi, manca tutto questo ma è presente il silenzio di Dio e nel mezzo una donna colta in adulterio.
La donna è il simbolo della vita, rappresenta la vita. Ecco perché è sola. Forse è la sola a riconoscersi misera.
Infatti, non tutti ci riconosciamo miseri nonostante che tutti siamo avvolti da una coltre di peccato, dove la misericordia fa fatica ad entrare nel nostro cuore. Subito pronti con la pietra in mano per poterla scagliare. Forse ci viene facile radunarci per ascoltare la Parola. Ci viene facile partecipare alle liturgie ma tutto per uno scopo personale, un proprio interesse.
Ebbene, Gesù nell'incontrare la donna incontra tutta l'umanità. La sua novità è "l'amore scandaloso di Dio" (E. Bianchi); scandaloso perché dà fastidio, non fa parte del nostro modo di pensare.
In questo brano due pensieri a confronto: quello di Dio e quello nostro. Attuare la misericordia o rinchiudersi nel "si è fatto sempre così", cioè continuare nell’infedeltà.
Ecco la nostra fatica a vivere il battesimo, a seguire Cristo. Però ci piace chiamarci cristiani, e per cosa?
Quanta falsità. Occorre purificare il cuore anziché arrampicarci alla giustizia, alla Legge per trovare dei cavilli per accusare Gesù, per accusare il fratello e la sorella.
Anche per noi si ripete quest'infedeltà, non siamo riusciti a saziare la nostra sete di amore ricevuto e dato e scagliamo le pietre? Ai nostri giorni scagliamo bombe, missili, vogliamo usurpare, far emergere un falso potere seminando solo odio, rancore, dolore, morte, distruzione e poi, magari, ci nascondiamo dietro la religiosità.
Il cuore della Legge, dice Gesù, è il perdono e non il pregiudizio; è l'amore e non la Legge. Dio-amore salva la Legge no.
Lasciamo allora cadere dalle mani quella pietra che ci distrugge. Recuperiamo quella pace dentro e fuori di noi. Seminiamo la pace per vedere la speranza rivivere, per vedere la civiltà dell’amore.
Il «vai e non peccare più» non è detto solo alla donna, ma anche a coloro che non vogliono ascoltare, a coloro che nonostante non hanno tirato la pietra e se ne sono andati. Si ripete ancora ai nostri giorni, ce lo sentiamo dire, magari con parole diverse, nel momento in cui riceviamo l’assoluzione sacramentale da parte del presbitero. Va e non peccare più è la strada della croce che si apre. Chi con Cristo la intraprende?
Gesù dà la forza di ricominciare una vita nuova perché non c'è più nessuna condanna, ma solo la grazia, solo l'amore al quale, Dio, col suo perdono, ci riabilita.
Qui c'è un chiaro rimando a riprendere il cammino perché Cristo è con noi, cammina con noi. Il cammino è segno di libertà e in quanto tale, questa libertà va nuovamente donata.
Ecco la Pasqua del Signore: un amore che non ha limiti perché ci rinnova dentro e ci rende creature capaci di viscere di misericordia.
 
Buona Domenica nel Signore a tutti voi!





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