giovedì 7 aprile 2022

DOMENICA DELLE PALME (ANNO C)

IN UMILTÀ ANCHE NOI, VERSO IL GOLGOTA


Anche in questa quaresima abbiamo avuto tutti i mezzi per aiutarci alla conversione, per guardare con occhi nuovi noi stessi e le realtà che ci circondano, in questa quaresima sanguinante, piena di orrore, che segnerà profondamente la nostra vita, e tutti siamo arrivati al giorno dell’Hosanna.
Molti di noi sono qui solo per tradizione, e molti ahimè solo per una benedizione al ramoscello d’ulivo o alla palma. Qualcuno magari se la perde perché arriva in ritardo e il resto della liturgia, come al solito, non gli importa. Questa è la Domenica delle Palme di questo nuovo anno. Un ingresso trionfalistico, pieno di osanna, pieno di dubbi, pieno di incertezze, pieno di odio, pieno di superficialità della modernità o postmoderno (e potremmo continuare all'infinito).
Ma questo è un giorno particolare, non uno qualsiasi perché Gerusalemme è il luogo dove si radunano tutti i dispersi, dove tutti dovranno sperimentare cosa significa amare, dove tutti dovranno capire che per seguire Gesù bisogna passare attraverso la croce posta sul Golgota.
Quella che iniziamo è una grande settimana: è la grande settimana dell'anno liturgico in cui si celebrano i misteri della salvezza portati a compimento da Cristo Gesù (ecco perché è santa).
Fermiamoci all'ingresso anche noi insieme a quella folla. Anche noi come allora, ripetiamo le stesse gesta e chiediamoci: perché osanniamo? perché stendiamo palme o ramoscelli di ulivo? perché stendiamo mantelli? Siamo pronti a salire il Golgota e ad essere inchiodati su quella croce?
I rami che teniamo tra le mani sono segno di pace e di misericordia. Gesù, infatti viene a portare la pace, espressa dal simbolo per eccellenza della pace, secondo i Testi sacri, che è il ramoscello d'ulivo, riferimento al dopo diluvio e alla purificazione della terra, dopo quaranta giorni di distruzione prodotta da una pioggia interminabile (cfr. Gen 7,1-24).
Quaranta sono stati i giorni di preparazione alla Pasqua, identificati nel tempo quaresimale, che oggi si conclude, facendo spazio e largo alla settimana più importante di tutto l'anno liturgico, che è la Settimana Santa. Purtroppo, non tutti siamo coscienti di questo segno!
Forse non siamo neanche pronti a seguire Gesù sulla croce e non lo saremo mai. Il brano evangelico presenta una gioia ma nasconde il suo «crucifigge». C'è la gioia dell'incontro col Messia che viene a liberarci dall'oppressore direbbero molti. Ma il Messia non cavalca un cavallo ma un puledro, figlio d’asina. Infatti, viene in umiltà per la pace e non per la guerra. Viene per liberare dal peccato e non dall'oppressore. Chi ancora oggi si aspetta un Messia che deve liberare, sarà una persona sempre pronta a scagliare pietre, ad accusare, ad uccidere.
Allora cosa stendiamo ai suoi piedi, se poi restiamo così delusi? Oppure è un rituale da rinnovarsi perché tra otto giorni è Pasqua? Se quest'ultima domanda si fa risposta, allora la settimana non è così santa, questa è una domenica qualunque.
Il Cristo che entra cavalca ciò che è dominato dall'oppressore, dal peccato, però vuole fare l'ultimo viaggio verso il Golgota insieme a ciascuno di noi. Chi è pronto a seguirlo? Scopriremo Venerdì Santo che ci sarà un Cireneo a portare la Croce di Gesù e tutti gli altri, quanti si sono fatti discepoli, cristiani, sono fuggiti. Questo perché la croce è la prospettiva determinante della vita cristiana, per configurarsi sempre a Lui, per dirsi veramente cristiani.
Quindi, non occorre stendere palme, ulivo, mantelli, dobbiamo stendere la stessa nostra persona. Cristo non viene per le cose materiali, viene per noi e chi segue il Cristo, il minimo che gli può offrire è la vita, diceva santa Teresa d’Avila.
Tutto questo è impegnativo, coinvolgente e se qualcuno pensa che sia sconvolgente lo è, perché non possiamo essere aridi dentro e fuori di noi: saremo solo puro formalismo a quanto accade o celebriamo. Invece, Cristo è venuto per capovolgere la nostra aridità per favorire la nostra crescita e la docilità allo Spirito Santo.
Certo questo cammino in cui sembra che si spenga ogni nostra speranza, è pieno di prospettiva divina perché vi è la gloria della Risurrezione. Infatti, con Cristo siamo chiamati a vivere della sua stessa vita divina.
Lasciamoci avvolgere dalla stessa Liturgia perché possiamo vivere veramente con Cristo. "Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione.
Questa è la domenica in cui ci prepariamo a salire con Gesù sul calvario, ad essere inchiodati sulla croce insieme a Lui e non per andare a guardare uno spettacolo, portando a casa un amuleto.
Questa è la domenica della fedeltà che si concretizza nella croce di Cristo. In quella croce è depositata la nostra fedeltà a Cristo Gesù, se veramente desideriamo seguirlo.
La croce è l'icona dell'amore di Dio per tutti noi. «L’amore del Padre che crocifigge, l’amore del Figlio che viene crocifisso, l’amore dello Spirito, che trionfa per la potenza della Croce. Tanto Dio ha amato il mondo… Ecco, cristiano, l’inizio, il mezzo ed il termine della Croce di Cristo: tutto e solo l’amore di Dio».
Partecipiamo allora rinnovando la nostra fedeltà a Cristo Gesù per seguirlo fino in fondo.
 
Buona Settimana Santa a tutti voi!





immagine: https://www.parrocchiedimassarosa.it/commento-al-vangelo-della-domenica-delle-palme/