venerdì 15 aprile 2022

DOMENICA DI PASQUA (ANNO C)

PASQUA: VEDERE CON GLI OCCHI DELL'AMORE
 

Ogni anno, nel giorno di Pasqua, leggiamo lo stesso vangelo, ed è lo stesso Vangelo da 2000 anni. Forse ascoltarlo ogni anno ci permette di cogliere una nuova sfumatura. Ma cosa cambia questa pagina evangelica per noi oggi? Cambia il contesto sociale, grave e faticoso che stiamo vivendo. È una Pasqua all’insegna del sangue, delle atrocità.
L’Evangelista ci diche che siamo al «primo giorno della settimana». Anzitutto “il primo giorno” ci richiama alla Creazione, quando Dio creò il mondo, l’universo, l’uomo e la donna e questo indica una nuova possibilità, una nuova creazione. Non solo, anche una nuova possibilità alla vita, una nuova possibilità per dire stop alla guerra, a tutte le guerre, anche quelle più piccole come il chiacchiericcio e coltivare semplicemente e solamente la pace, la gioia, la fratellanza, l’amore.
Osserviamo allora il Vangelo. È il mattino di Pasqua e l’Evangelista ce lo presenta in movimento: la fede è in movimento, cammina, corre, vuole schiarirsi. L’Evangelista ci dice che «era ancora buio», però annota che «la pietra era stata tolta dal sepolcro».
Abbiamo tre elementi su cui ruota la nostra vita: buio, pietra, sepolcro. Tre parole che racchiudono la nostra vita, una vita da schiarire. In queste tre parole c'è un chiaro richiamo al nostro modo di vivere, alla nostra cecità, alla nostra incapacità di vedere, di capire, a quella chiusura a riccio, a quel «stolti e lenti di cuore» (Lc 24,25).
Dietro a questa cecità, a chiusura sepolcrale ci sta il desiderio di capire. Di cercare il senso di quanto sta accadendo.
Non tutti però ci mettiamo alla ricerca di questo senso e mentre qualcuno rimane chiuso in casa, chiuso in se stesso, dall’altra parte ci sta una corsa: è la corsa della fede. Una fede da condividere, da confermare. Ma non è salda, è un po' convulsa. Il segno di una pietra sepolcrale ribaltata sconvolge di buon mattino tutto il nostro essere, compreso la fede, quella stessa fede che è in movimento. Una pietra che sigillava un passato adesso è ribaltata.
Qui la morte di Gesù, nel simbolo della pietra tolta, appare un furto e non un "togliere il peccato". Eppure, il Battista fin dal primo momento, indicò Gesù come Colui che toglie il peccato.
Quanta fatica nel credere: siamo ancora col cuore dentro il sepolcro del proprio io, siamo chiusi a riccio.
Insieme a questa fatica due discepoli. Due in particolare: Pietro e «l'altro discepolo, quello che Gesù amava», anche loro corrono al sepolcro di Gesù, escono dal loro sepolcro.
Anche per questi due discepoli c'è un movimento particolare, bello e prezioso. Il movimento di una Chiesa in cammino: un cammino veloce per chi ha il cuore nel petto di Gesù, un cuore che ama, e un cammino lento perché si attarda ad assimilare il tutto. È l’amore che permette questa corsa, è l’amore che fa dire: “smettetela di cercare un cadavere. Gesù non è lì, smettetela di cercare un crocifisso. Non è qui, è risorto!”.
Questa sarà la Chiesa di sempre ed è la Chiesa della Pasqua: quella che si affretta perché ama e quella che si attarda a viverne i frutti.
I segni del credere cominciano ad evidenziarsi, occorre saperli vedere con una intuizione profonda. Non basta il segno di una pietra tolta, di un sepolcro vuoto, di bende e sudario lasciati lì. Occorre comprendere la Scrittura.
Più volte in questi giorni che hanno preceduto la Pasqua si è fatto riferimento al compimento della Scrittura. Ora, il mattino di Pasqua è il giorno per comprendere la Scrittura. Il discepolo che Gesù amava, l'abbiamo sempre identificato in Giovanni, qui può essere chiunque, perché chiunque si riconosce amato risorge con Cristo, chiunque comprende la Scrittura vivrà della Luce Pasquale.
La Scrittura ha bisogno della fede per essere compresa, e la fede ha bisogno dei piccoli segni della quotidianità, dei semplici eventi che attraversano la vita che devono essere osservati con attenzione.
In questi nove versetti, viene descritta l'incertezza della nostra fede. Una fede che va alimentata. Per farlo bisogna correre, cercare, scavare nel giardino della Scrittura. Certamente troveremo un limite, come il limite di Simon Pietro. Troveremo quella pietra posta nel nostro cuore e che deve essere ancora ribaltata. La stessa Scrittura, però, ci aiuta ad entrare in un mistero più grande e di riportare la grandezza di quel mistero nella quotidianità dei nostri giorni.
In questa domenica di Pasqua, anche noi andiamo al sepolcro ma non al buio, non per piangere, non per continuare a mettere pietre sopra il sepolcro, nonostante le varie ingiustizie, guerre sempre in atto, piccole o grandi che siano, ma per esultare insieme a Colui che è Risorto, insieme a Colui che ha sconfitto le potenze del male e ci ha ridato quella dignità perduta. Allora sì che sarà Pasqua del cuore dove sboccerà, sicuramente, una nuova primavera dello Spirito e salmeggiare così: «Sono risorto, e sono sempre con te; tu hai posto su di me la tua mano, è stupenda per me la tua saggezza» (cfr. Sal 139,18.5-6).
 
Buona e Santa Pasqua di Risurrezione a tutti voi!




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