ESSERE RIFLESSO DELL'AMORE DI DIO
La Parola di questa domenica, XIII del Tempo Ordinario, viene a noi per purificare il tipo di discepolato che viviamo, quel tipo di arrivismo cristiano che egoisticamente ci fa dire che “tutto è a posto”.
La Parola di Dio per tutti noi è una Parola dura, se viene fraintesa. Diversamente, è una Parola dolce anche se ci lascia l’amaro in bocca, perché ci vuole rendere liberi, gioiosi, adulti nella fede.
Con i suoi insegnamenti, Gesù ci sta invitando ad essere dei cristiani che si legano a Lui, come lui si è aggrappato alla Croce così, noi, ci aggrappiamo a Lui per amarci e amare tutti, perché Lui è il di più, Lui può di più, Lui solo può colmare il nostro cuore.
Però a primo impatto, quanto stiamo ascoltando può essere frainteso: un Dio che chiede di essere amato più del padre, più della madre, più del figlio e della figlia. Questo non ha senso secondo il pensiero umano. Per questo facilmente viene erroneamente interpretata male. Il Signore non vuole fare una classifica degli affetti, Lui che per primo invita ad amare il padre e la madre ma chiede di amare come ama Lui e ci invita a lasciare che ogni amore passi da Lui, che sia quel filtro speciale per un grande amore verso se stessi, verso i propri affetti, verso tutti. Amando Lui, infatti, possiamo essere capaci di accogliere ogni situazione, ogni persona, ogni cosa, perché Dio è amore. Quando si mette il Signore al centro di tutto, nasce l'amore, la concordia, l'unità, la gratuità. L’amore è una grande sfida ancora oggi. Diversamente c’è solo confusione e dispersione.
Gesù ci invita ad affrontare qualsiasi cosa nella vita con amore. Noi ci arrendiamo facilmente con una battuta fuori luogo: «Dio mi ha dato questa croce!». No! Siamo fuori pista. Dio non ci ha dato nessuna croce, non è un Padre che castiga addossando chissà quale flagello. O che ci faccia rinunciare chissà che cosa. Non è così. Dio arricchisce la propria vita non la deprime e non la riduce a un rifiuto, come leggiamo nelle testate giornalistiche. Alcune situazioni ce le andiamo a cercare apposta, altre volte sono gli altri che ci ingabbiano in certe croci ma Dio no! Purtroppo, quando qualcosa non ci garba chiamiamo sempre Dio in causa come capro espiatorio. Non funziona così!
Dio allora non è alternativo ma compagno di viaggio che ci permette di vivere ogni cosa come un dono, in piena libertà. Davanti abbiamo solo un amore da accogliere, da vivere, da donare. Lo stesso amore di cui Paolo dice che è stato riversato nei nostri cuori (Rm 5,5) e concretizzarlo col bisognoso di Dio.
Questo Dio ci ha dato, fin dal nostro Battesimo: amore. Questa, se vogliamo, è la croce di cui parla Gesù. Una croce che va portata fino in fondo, anche con incomprensioni, dubbi. Dio ci sta dicendo di superare quelle croci attraverso la fede seminata nei nostri cuori, per poter risorgere con Lui.
Ai tempi di Gesù la croce era quel patibolo portato dallo schiavo. Gesù abbraccia quel patibolo, quella croce facendosi schiavo per un amore senza fine, di un amore che non ha limiti, per tutti noi. E di questo amore, come un decalogo, che Gesù sta parlando, sta donandoci questa domenica. È quest'amore che deve trasparire nel cristiano e non le varie lotte e divisioni.
Per iniziare a vivere quest'amore occorre accogliere la Parola di vita proposta da Gesù. Egli si è posto nell'orizzonte dell'amore e del dono e chiede a quanti vogliono seguirlo che facciano alla stessa maniera. A noi resta solo l’accoglienza di quanti annunciano Cristo e il progetto d’amore del Padre. Anzi, san Paolo ci dice di più: «accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi» (Rm 15,7), perché accogliere chiama in causa l’essere piccoli, umili, servitori del bene degli altri. Scopriremo così che la via della croce non è il luogo della sofferenza ma il luogo dove si manifesta l'amore, dove l'amore diventa più forte della violenza e dell'ingiustizia, scopriremo che la croce è l’edificazione della civiltà dell’amore.
Oggi, nella croce di Gesù possiamo scoprire la nostra croce che non è altro che restare fedeli all'annuncio del Regno, al progetto d’amore del Padre, una modalità nuova per intendere i rapporti con gli altri. Un modo per perdersi e ritrovarsi, direbbe ancora una volta Gesù. Per questo ci dona ancora una raccomandazione: «Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà».
Il Signore ci avverte dalle cose effimere della vita ma ci invita a vivere con pienezza la vita, a testimoniare una vita che è dono di Dio al mondo, facendola diventare dono per l’altro.
Il Signore non vuole discepoli dalla vita abitudinaria, tiepida ma convinti con scienza e coscienza. Non esiste un cristianesimo a buon mercato, anche se qualche volta appare così. Gesù ci vuole uomini e donne coraggiosi, innamorati della vita per poter vivere del suo amore in ogni istante della vita perché in quella potenza divina d’amore proveremo gioia vera.
La missione che Gesù affida oggi è quella della logica di Dio che è fatta di relazione, di amore. Solo dopo aver preso coscienza di questo possiamo partire per annunciare la Buona Novella.
Chiediamo al Signore di insegnarci a vivere secondo le Sue logiche per essere riflesso del Suo amore.
