giovedì 6 luglio 2023

XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

STARE CON GESÙ E ABBRONZARSI L'ANIMA


La nostra vita si presenta spesso tra sconfitte varie: solitudine, smarrimento, sconforto, scoraggiamento, tutti atteggiamenti accompagnati da quella paura e da quel dubbio che continuano ad assalirci, anche se, nonostante tutto, cerchiamo di dare il massimo.
In questa domenica, Gesù ci vuole aiutare a vivere meglio queste situazioni. Anche Lui, come abbiamo ascoltato, sta passando un momentaccio della sua vita, una serie di insuccessi invadono la sua vita: Giovanni è arrestato; Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del Tempio; gli abitanti dei villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli, si sono allontanati. In altre parole, si vede rifiutato da coloro a cui annuncia la buona notizia.
Attorno a sé però nota dei bisognosi di Dio, dei cercatori di Dio, dei piccoli, degli umili e subito esplode in semplicità di cuore lodando e benedicendo il Padre.
Chi sono questi bisognosi di Dio, questi piccoli? Sono coloro che non pretendono di fare a meno di Dio, quelli che in sincerità di cuore si rivolgono a lui chiamandolo “Padre”. I piccoli sono coloro che si fanno discepoli e si abbandonano in Gesù seguendolo. I piccoli sono gli umili, perché l’umiltà è la via privilegiata per accedere nel Regno dei Cieli. Ora essere piccolo, umile entra in contrasto con i sapienti e i dotti. E chi sono questi? Sono coloro che non vogliono cambiare o che hanno paura di cambiare con Dio, sono coloro che si sentono sempre con la coscienza a posto, coloro che pretendono di saperne sempre di più dell’altro e che, anche sul piano di Dio, hanno qualcosa da dire, anzi, lo rifiutano continuando a vivere la fede a loro piacimento!
Anche noi, oggi, siamo come questi sapienti e dotti. Stiamo vivendo un tempo di sbandamento che facilmente leghiamo tutto a Dio per quanto accade: malattie e quant’altro. Inoltre, siamo sempre presi dal virus che continua a circolare in mezzo alle nostre vite e che ancora, in molti, semina paura; la guerra è sempre in atto seminando sempre più le sue vittime; i cuori sono sempre più lacerati anche da altre piccole guerre che si vengono a creare e si soffre anche di vittimismo o malattie di indietrismo. Sembra che non siamo dei cercatori di Dio ma di ciò che è effimero, che non sazia o, meglio, di ciò che ci fa comodo.
Invece, siamo chiamati a riconoscere una semplicità di cuore, una tenerezza di cuore che solo in Dio ha le sue radici: questa è la via del Vangelo. Inoltre, ci sta nei nostri cuori una superbia che chiude ogni orizzonte di vita, anche a livello religioso, che persino Dio deve arrestarsi anche se Lui, a priori, lascia liberi tutti e non costringe nessuno. Tutto questo ci fa rinchiudere dentro una gabbia, prigionieri di noi stessi, anche senza saperlo.
Dimentichiamo che nella vita c'è una semplicità che la riempie: è la via di Dio che corrisponde alla sua stessa volontà ed è a Lui gradita.
E cos’è questa volontà a Lui gradita? È la semplicità di cuore che non è racchiusa nella cultura, nei grandi intellettuali o sapienti. La semplicità di cuore esce fuori da ogni schema culturale-sapienziale, perché raccoglie l'essenziale come fanno i piccoli, gli ultimi. Con questo non si condanna la cultura, la sapienza o l’intelligenza ma la superbia.
Un bambino con la sua semplicità capisce subito l'essenziale, capisce se gli vuoi bene o no. Ecco perché Gesù il bambino lo mette come modello (cfr. Mc 9,36-37), perché nel piccolo troviamo il segreto semplice della vita. 
Questa essenzialità esplode nella preghiera benedicente riconoscendo, con solennità, il Dio della creazione che sempre mostra la sua tenerezza su quanti lo cercano.
Gesù ci aiuta vivere dell’essenziale, Egli è questa impronta della tenerezza e dona pace, ristoro ai piccoli, agli ultimi: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Ecco chi è Dio, Colui che sta accanto a chi non ce la fa, è il compagno di viaggio. È tenerezza d'amore. È pace che dona quel "riposo" a quel cuore stanco, agli ultimi. È un Dio d'amore il nostro e non uno rinchiuso chissà in quale cornice pronto a castigare.
Gesù aiuta a far incontrare questo volto di Dio amore, mostrando che è possibile vivere diversamente. La novità che scaturisce dal Vangelo richiede anche una novità del cuore senza legami esteriori. C'è bisogno che la nostra vita trovi il suo giusto orizzonte in Dio, anche se alle volte ci appare già orientata.
Per arrivare all'orizzonte di Dio, Gesù invita a stare con Lui per imparare dal suo cuore, dal suo modo di amare. E se fa quest'invito, significa che la nostra vita ha bisogno di questo «sprint», ha bisogno - per restare in tema estivo - di un'abbronzatura dell'anima, del suo «pit-stop» per apprendere la sapienza del vivere.
Questa sarebbe una bella vacanza per la nostra vita cristiana, spesso ferita dal nostro modo di essere che ci conduce all'opposto di Gesù, ad un altro tipo di giogo.
Occorre dedicare un po' del nostro tempo, anche dieci minuti, perché possiamo far rigenerare la nostra anima. Occorre prendere su di sé il giogo di Gesù che è l’amore per vivere d’amore. Diceva santa Teresa di Lisieux «Viver d'amore è dare senza tregua, senza pretesa di compensi umani, senza misura … che non si calcola quando pur si ama» (Poesie, P 17).
Con questa calura estiva, lasciamoci incontrare da Dio, così come siamo, perché possiamo gettarci nelle sue braccia, meraviglioso sollievo per la nostra anima e trovar “la nostra ricchezza nel vivere d’amore”.

Buona Domenica nel Signore a tutti voi!