UN'ALTRA UMANITÀ
Non so se vi è mai capitato di andare in campagna
per ammirare la natura e il vostro sguardo cade, prontamente, sulla parte dove
cresce la gramigna, la zizzania attorcigliata al buon grano.
Ebbene, il Vangelo di questa domenica ci presenta questa scena, una vita alle prese con la zizzania, una vita che si domanda: perché tanto male attorno? Perché Dio non estirpa questo male?
Il Vangelo risponde gradualmente alle domande della vita e allarga sempre l'orizzonte: lasciate che il bene e il male vivano insieme, perché alla fine lo sguardo sarà solo sopra il bene. In altre parole, Gesù ci invita a guardare il positivo, il bene, il bello che ci sta attorno, nell’altro.
Questo non è facile capirlo, figuriamoci accettarlo, eppure fa parte della nostra vita. Una vita graffiata dal male, dal peccato. Un cuore che cede alla tentazione, che si abbandona ad essa come un fallito in quanto non si riconosce figlio e che non punta lo sguardo oltre l'orizzonte, che non getta il proprio cuore in Dio Padre. Il Siracide ci ricorda, che “se ci prepariamo a servire il Signore, occorre prepararsi alla tentazione” (Sir 2,1). Per questo, l’evangelista Matteo, in queste domeniche, ci fa percorrere questo itinerario verso Dio attraverso le parabole del Regno: la zizzania, la senape e il lievito.
Tre elementi che ci parlano di pazienza, di umiltà, di forza, di amore per la vita. Tre elementi che ci fanno cogliere il positivo della vita in mezzo al negativo. Sì, è proprio così. C'è un buon seme seminato nel campo della nostra vita. Attenzioniamolo, lasciamolo risplendere.
Non è il male a cui dare attenzione ma a quanto c'è di buono nella persona. Il male ci accompagna, un giorno, però, l’amore del Signore lo brucerà ma, per il momento, non sarà così.
Noi, caschiamo sempre in questo problema: vorremmo eliminare il male e insieme ad esso anche le persone perché abbiamo la malattia di definire confini e appartenenze. Siamo tra quelli che subito sono pronti ad eliminare la persona elencandone solo l’aspetto negativo. Siamo talmente ammalati che suggeriamo pure al sacerdote cosa deve fare se qualcuno per noi è “indemoniato”. In tanti di noi, c’è troppo zelo religioso ma privo di Vangelo e certamente questo non è quello che ci chiede il Signore.
Siamo malati di perfezionismo spirituale e questo, purtroppo, ci accompagnerà sempre. Occorre un’accoglienza umile e non fanatica, volgere attenzione al buon seme. Inoltre, davanti alle mancanze di amore non arrabbiamoci: arrabbiarsi significa aggiungere male ad altro male. Continuiamo, invece, a vivere la nostra vita, anche tra luci e ombre. In ognuno di noi ci sta una bellezza interiore che solo il Signore vede. Non siamo chiamati a fuggire dalla realtà, che magari non ci piace, usando violenza al male, ma chiamati ad essere presenti, perché solo con la presenza, quella sostenuta da Dio, immergendoci nella nostra realtà possiamo scoprire quella forza che è in noi, quelle capacità belle, quelle capacità di trascendenza che ci fanno osservare tutta la creazione con lo sguardo di Dio.
Come accade tutto questo? Nel Vangelo i tre elementi della parabola sono pieni di dinamismo, in evoluzione costante. Anche la nostra vita è in evoluzione. Infatti, siamo chiamati a esprimere nuove dimensioni di umanità imparando a far maturare il bene. Il male, ricordiamocelo, si sconfigge non estirpandolo ma amando sempre più. Per questo il Signore Gesù ci esorta a più riprese di vivere il "qui e ora", perché il Seminatore ha seminato il seme bello dentro il cuore di ciascuno.
Lasciamo allora che zizzania e grano crescano insieme, non facciamo l’opera del diavolo. Il diavolo suggerisce di eliminare il male insieme alla persona perché a lui non piace amare, a lui non piace chi ama e prova ad amare sempre di più.
Il Signore, menomale, sa guardare oltre l’orizzonte e aspetta pazientemente, ci coltiva attorno per raccogliere i frutti di quella bellezza interiore.
Impariamo ad avere lo sguardo di Dio che fa superare ogni tristezza, ogni avversità, ogni dolore, perché Dio è amore, è bellezza. «L'amore di Dio non è qualcosa di vago, un sentimento generico; l'amore di Dio ha un nome e un volto: Gesù Cristo. È un amore che dà valore e bellezza a tutto il resto: alla famiglia, al lavoro, allo studio, all'amicizia, all'arte, ad ogni attività umana. E dà senso anche alle esperienze negative, perché ci permette di andare oltre, di non rimanere prigionieri del male, ma ci fa passare oltre, ci apre sempre alla speranza, all'orizzonte finale del nostro pellegrinaggio. Così anche le fatiche e le cadute, anche i nostri peccati trovano un senso, perché l'amore di Dio ci perdona» (Papa Francesco).
Lasciamo allora che questo tempo estivo non sia il tempo per estirpare tutto, il tempo per abbandonarci al negativo, ma di essere quel buon grano che ama, che vive e convive con pazienza, con umiltà e con amore, gettando un nuovo sguardo sulla realtà, perché conosce “un’altra umanità che non schiaccia per emergere sull’altra gente” (Gen rosso), ma riscopre quella bellezza della vita da vivere secondo Dio.
Buona Domenica nel Signore a tutti voi!
Ebbene, il Vangelo di questa domenica ci presenta questa scena, una vita alle prese con la zizzania, una vita che si domanda: perché tanto male attorno? Perché Dio non estirpa questo male?
Il Vangelo risponde gradualmente alle domande della vita e allarga sempre l'orizzonte: lasciate che il bene e il male vivano insieme, perché alla fine lo sguardo sarà solo sopra il bene. In altre parole, Gesù ci invita a guardare il positivo, il bene, il bello che ci sta attorno, nell’altro.
Questo non è facile capirlo, figuriamoci accettarlo, eppure fa parte della nostra vita. Una vita graffiata dal male, dal peccato. Un cuore che cede alla tentazione, che si abbandona ad essa come un fallito in quanto non si riconosce figlio e che non punta lo sguardo oltre l'orizzonte, che non getta il proprio cuore in Dio Padre. Il Siracide ci ricorda, che “se ci prepariamo a servire il Signore, occorre prepararsi alla tentazione” (Sir 2,1). Per questo, l’evangelista Matteo, in queste domeniche, ci fa percorrere questo itinerario verso Dio attraverso le parabole del Regno: la zizzania, la senape e il lievito.
Tre elementi che ci parlano di pazienza, di umiltà, di forza, di amore per la vita. Tre elementi che ci fanno cogliere il positivo della vita in mezzo al negativo. Sì, è proprio così. C'è un buon seme seminato nel campo della nostra vita. Attenzioniamolo, lasciamolo risplendere.
Non è il male a cui dare attenzione ma a quanto c'è di buono nella persona. Il male ci accompagna, un giorno, però, l’amore del Signore lo brucerà ma, per il momento, non sarà così.
Noi, caschiamo sempre in questo problema: vorremmo eliminare il male e insieme ad esso anche le persone perché abbiamo la malattia di definire confini e appartenenze. Siamo tra quelli che subito sono pronti ad eliminare la persona elencandone solo l’aspetto negativo. Siamo talmente ammalati che suggeriamo pure al sacerdote cosa deve fare se qualcuno per noi è “indemoniato”. In tanti di noi, c’è troppo zelo religioso ma privo di Vangelo e certamente questo non è quello che ci chiede il Signore.
Siamo malati di perfezionismo spirituale e questo, purtroppo, ci accompagnerà sempre. Occorre un’accoglienza umile e non fanatica, volgere attenzione al buon seme. Inoltre, davanti alle mancanze di amore non arrabbiamoci: arrabbiarsi significa aggiungere male ad altro male. Continuiamo, invece, a vivere la nostra vita, anche tra luci e ombre. In ognuno di noi ci sta una bellezza interiore che solo il Signore vede. Non siamo chiamati a fuggire dalla realtà, che magari non ci piace, usando violenza al male, ma chiamati ad essere presenti, perché solo con la presenza, quella sostenuta da Dio, immergendoci nella nostra realtà possiamo scoprire quella forza che è in noi, quelle capacità belle, quelle capacità di trascendenza che ci fanno osservare tutta la creazione con lo sguardo di Dio.
Come accade tutto questo? Nel Vangelo i tre elementi della parabola sono pieni di dinamismo, in evoluzione costante. Anche la nostra vita è in evoluzione. Infatti, siamo chiamati a esprimere nuove dimensioni di umanità imparando a far maturare il bene. Il male, ricordiamocelo, si sconfigge non estirpandolo ma amando sempre più. Per questo il Signore Gesù ci esorta a più riprese di vivere il "qui e ora", perché il Seminatore ha seminato il seme bello dentro il cuore di ciascuno.
Lasciamo allora che zizzania e grano crescano insieme, non facciamo l’opera del diavolo. Il diavolo suggerisce di eliminare il male insieme alla persona perché a lui non piace amare, a lui non piace chi ama e prova ad amare sempre di più.
Il Signore, menomale, sa guardare oltre l’orizzonte e aspetta pazientemente, ci coltiva attorno per raccogliere i frutti di quella bellezza interiore.
Impariamo ad avere lo sguardo di Dio che fa superare ogni tristezza, ogni avversità, ogni dolore, perché Dio è amore, è bellezza. «L'amore di Dio non è qualcosa di vago, un sentimento generico; l'amore di Dio ha un nome e un volto: Gesù Cristo. È un amore che dà valore e bellezza a tutto il resto: alla famiglia, al lavoro, allo studio, all'amicizia, all'arte, ad ogni attività umana. E dà senso anche alle esperienze negative, perché ci permette di andare oltre, di non rimanere prigionieri del male, ma ci fa passare oltre, ci apre sempre alla speranza, all'orizzonte finale del nostro pellegrinaggio. Così anche le fatiche e le cadute, anche i nostri peccati trovano un senso, perché l'amore di Dio ci perdona» (Papa Francesco).
Lasciamo allora che questo tempo estivo non sia il tempo per estirpare tutto, il tempo per abbandonarci al negativo, ma di essere quel buon grano che ama, che vive e convive con pazienza, con umiltà e con amore, gettando un nuovo sguardo sulla realtà, perché conosce “un’altra umanità che non schiaccia per emergere sull’altra gente” (Gen rosso), ma riscopre quella bellezza della vita da vivere secondo Dio.
