GESÙ: LA GIOIA DEL VERO INCONTRO
In queste domeniche, per la comprensione del mistero del Regno dei cieli, per entrare nell’essenza della vita, per abbronzarci l’anima, stiamo ascoltando un discorso in parabole (c. 13 di Matteo). Esse ci sono donate per riaccendere la voglia di cercare e la gioia di trovare e non importa come, perché è importante sapere che è fattibile incontrare o lasciarsi incontrare da Dio.
In questa ricerca gioiosa, una cosa indispensabile, dice Gesù, è avere «occhi che vedono e orecchi che odono» (Mt 13,16). Molti di noi, infatti, odono la Parola di Dio, che non produce però alcun visibile cambiamento nella vita, e non certo perché il Signore non parli in modo chiaro, ma unicamente perché il nostro spirito non è esercitato a recepire quella voce o, peggio ancora, non vogliamo udirla. Occorre avere quella Sapienza genuina che costruisce la figura dello scriba del Regno dei cieli.
Il Vangelo sembra lanciarci una sfida interrogandoci sul nostro modo di essere discepoli e soprattutto da come ci lasciamo istruire dal Maestro. Gesù in questo momento si sta rivolgendo a quanti lo ascoltano, a quanti lo seguono, perché sapientemente possano scoprire, trovare quel grande tesoro, trovare quella perla preziosa.
Nella prima lettura abbiamo l'esperienza di Salomone. Non tutti siamo chiamati ad essere come lui, ma tutti, certamente, come lui possiamo chiedere la Sapienza.
Le parabole del Vangelo evocano questa Sapienza, preziosa, che è Dio e la sua bella notizia che è Padre, Amore assoluto, misericordia senza limiti.
Questo tesoro, questa perla, ricordiamolo è dentro di noi e non in fantasie subdole che ci fanno puntare lo sguardo verso tesori e perle sbagliati. Alle volte di questa perla, di questo tesoro, neanche ce ne accorgiamo e puntiamo lo sguardo su tesori sbagliati.
Il tempo estivo che conduce molti di noi verso il mare ci deve permettere, nel mare della nostra esistenza, di volgere lo sguardo verso Dio, che continuamente si dona.
Abbiamo bisogno di scoprire sempre più questo grande tesoro e non aspettarlo come la manna dal cielo. La fede cristiana è esperienza in movimento senza soluzioni a portata di mano, ma continua ricerca del grande tesoro che è Dio e una volta trovatolo, lo annunciamo con gioia.
Queste parabole ci dicono che il Regno dei cieli è una conquista, è un crescere nella fede, un crescere nel discepolato che non è una etichettatura, un accessorio, un timbrare il cartellino e alla fine ritrovarsi tutti in Paradiso. Gesù non parla in questi termini!
La maturazione della fede, il crescere nel discepolato lasciandosi istruire da Gesù e questo è un grande dono, è frutto di un incontro col Cristo Risorto, è qualcosa di molto bello, gioioso, che può accadere, anche inaspettatamente, a chiunque. Tutti in Cristo Gesù possono trovare il tesoro della propria esistenza, la perla preziosa.
Tutti siamo alla ricerca della perla preziosa, quella di grande valore, in grado di darci la giusta felicità, e il nostro cuore non trova pace sino a quando non troverà proprio quella giusta, quella che ci regalerà la gioia di vivere amando.
Questo ce lo può donare solo Gesù. Egli è la vera felicità, la vera perla preziosa che dà valore alla nostra vita, ad ogni cosa. Gesù è il tesoro più grande, la vera fonte dell’amore, la nostra pienezza, la nostra salvezza.
Nel Vangelo il contadino è spinto dalla gioia per vendere e comprare. Si è spinti dalla gioia perché si è fatto il vero incontro. Si è spinti dalla gioia perché siamo stati capaci di lasciare la nostra zavorra in quanto abbiamo trovato Gesù, “peso leggero” (Mt 11,30), la perla preziosa, e vogliamo tenercelo stretto. Ed è sempre questa gioia che ci spinge ad avere la vita orientata in Lui, di gettare il nostro cuore in Lui, di seguire Lui, di vivere del suo Vangelo nella nostra quotidianità, proclamando che Egli è Signore della vita. Allora saremo come lo scriba del Vangelo “trasformato dalla gioia del Vangelo”, saremo come colui che fa l'incontro (e lo ripete) con il vero Tesoro traendolo dalla sua stessa vita. Chiunque vive di quest’incontro, è consapevole di questo tesoro e da esso può estrarre cose nuove e cose antiche, perché riconosce in ogni parola dell’Antico e del Nuovo Testamento i tesori nascosti della sapienza di Dio (Col 2,3), riconosce “Gesù Cristo, Sapienza di Dio” (1Cor 1,24).
Però, per vivere della Sapienza di questo tesoro, lo scriba cristiano di oggi non deve sentirsi migliore degli altri, deve ricordarsi che questo tesoro è contenuto in vasi di creta (2Cor 4,7), cioè nella nostra fragilità. Per questo non deve anteporre alla Parola di Dio la propria parola, ma deve camminare con perseveranza unito a Cristo, vigilando su se stesso e avrà sempre il suo tesoro, la sua perla preziosa, anche in tempi disillusi come oggi, nella certezza che Egli è per tutti noi quel tesoro venduto a caro prezzo che ci vuole tutti felici e continua ad amarci.
Interroghiamoci, allora, se nella nostra vita personale e comunitaria è presente la vera gioia, quella che “dona vita quando il cuore muore, quella che costruisce il mondo e dona luce nell’oscurità” (M. Frisina).
Interroghiamoci se testimoniamo la gioia dell’incontro con Cristo. Diversamente ci sarà una fede spenta, di facciata e che si ritrova come quei pesci cattivi che verranno gettati.
Lasciamoci abbronzare dalla Parola di Dio. Incontriamo Gesù nella nostra anima e sarà vera gioia, vero abbraccio, nonostante le nostre fatiche, nonostante gli ostacoli della ferialità, perché la vera gioia è tristezza superata perché Gesù ci ama sempre.
Sentiamoci amati e diventiamo testimoni gioiosi del Vangelo.
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